Christian Reinhardt artista intellettuale contadino, giramondo riparato nelle colline cortonesi

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Christian ReinhardtChristian Reinhardt è accasato alle pendici di Ginezzo, sopra Valecchie.  Da anni  ha scelto quel buon ritiro, dopo aver vagato pel mondo: USA Germania  Francia altri Paesi  Europei URSS Ucraina Bielorussia. L’esodo massiccio da colli e pianure cortonesi, nel Dopoguerra, creò l’enorme vuoto di tante case, il cui valore ri-abitativo primi a coglierlo furono gli stranieri. Amanti dell’ambiente del clima della quiete del cibo e dell’ospitalità, per loro, a costi allettanti. Il primo Reinhardt in Valdichiana, a Castiglion Fiorentino, giunse suo padre, Wolfgang.  Produttore di film di successo: La famiglia Trapp (’56) Freud passioni segrete (’62) e Ludwig II° (’55), che ispirò il Ludwig (’73) di Luchino Visconti. Christian ha una storia familiare di artisti famosi, che ci illustrò dopo averci ricevuto.  (Ero accompagnato da Fernando Ciufini, suo amico di lunga data).  Nelle sue vesti odierne di intellettuale e contadino in scala ridotta (non alleva più mucche per limiti d’età), affiancato da un’assistente coreana gentile e graziosa. Il nonno paterno Max, proprietario a Berlino di due teatri e un castello, le cui sale adattò per svolgerci spettacoli, fu regista attore produttore drammaturgo teatrale e regista cinematografico. Esponente del teatro proletario, per alcuni però non troppo comunista, pur avendo firmato l’articolo a favore degli anarchici Sacco e Vanzetti, insieme a Thomas ed Heinrich Mann, e messi in scena Schnitzler e Wedekind, due macigni lanciati nello stagno del teatro borghese. Max, di origini austriache, fu tra i fondatori del noto Festival di Salisburgo, prima di fuggire con la famiglia negli USA, nel ’37, da ebreo perseguitato. La nonna, moglie di Max, Helene Thiming, austriaca, fu attrice teatrale e di cinema, figlia e sorella di noti attori e registi: Hugo, il padre, e i fratelli Hermann e Hans. Fuggiti in USA, i Reinhardt persero ogni proprietà; ricominciando daccapo le carriere artistiche ottennero successi anche nel Nuovo Mondo, nelle stesse attività svolte in Europa. Nato a Santa Monica in California nel 1945, Christian, nel ’51, tornò in Germania. Dove alternava, ogni giorno, frequenze a scuola e al podere d’un contadino colto, che lo fece innamorare dei lavori agricoli e dell’allevamento delle mucche.

Dalla campagna, la famiglia si spostò a Monaco, dove il padre Wolfgang produsse film di successo – già citati – come La famiglia Trapp; dall’autobiografia di Anna Augusta Trapp, cantante, ispiratrice del musical The Sound of Music, da cui fu tratto l’altrettanto famoso film Tutti insieme appassionatamente, con Julie Andrews.

Alla maggiore età, Christian fu assistente di un noto fotografo a Monaco, affinando la tecnica. Tra il 1966/67, compì lunghi viaggi. Accampandosi in tenda, visitò l’URSS in sei settimane di vacanza. Minsk, Smolensk, Tula, Mosca (scoprì allo stadio l’uso di toilet senza separé, che si rifiutò d’usare!), a Kiev fu colpito dalla gentilezza delle persone.  Dopo Monaco si recò a Parigi, lavorando nella pubblicità in più studi e per ditte diverse, tra cui Christian Dior. Negli ambienti di modelle, occhi chiari alto e schietto (com’è ancor oggi) conobbe quella che, divenuta sua moglie, gli dette tre bei figli: due femmine e un maschio. Tornato a Monaco, si mise in proprio. I soggetti preferiti erano: poveracci e personaggi incontrati per strada (Street photography). Scoprendo, tra l’altro, la “tristezza dei turisti” nei loro volti annoiati. Dopo Monaco andò a New York dal fratello Michael, fotografo pubblicitario. Acquistata una piccola Leica, tornato a Parigi, riprese a fare foto di strada, privilegiando il bianco-nero. Di nuovo a New York, grazie alla fama di nonno Max, fu ingaggiato da una art director, d’origini austriache, che gli assegnò quattro pagine sulla rivista House & Garden, sufficienti a garantirgli da vivere e coltivare le foto di strada. Nata la prima figlia, smise di guadagnare con le foto allevando mucche, acquistata un’azienda agricola in Minnesota. A quegli anni risalgono le foto pubblicate in Reflections, New York, 1976-80, editore Benteli. Nel 2001, pubblicò il resoconto fotografico Belarus d’un viaggio a fine anni Novanta in Bielorussia, editore Teti, con testo di Mario Geymonat. La sua fotografia evidenzia le contraddizioni sociali della realtà: a fianco del benessere cresce la povertà, che si tende a nascondere o minimizzare. Fenomeno che non riguarda solo i paesi poveri, ma il contrasto stride ancor più nei paesi ricchi, come in USA, dove gli homeless sono in crescita paurosa. In occidente, a fianco dei poveri, egli nota, anche in chi guadagna 100mila dollari, il continuo terrore di perder tutto. Membro di famiglia politicizzata ebrea perseguitata e progressista, lo inquietano vicende recenti: il declino USA (in fuga dall’Afganistan, è la fine dell’Impero?) e le mire espansionistiche europee verso Est, ispirate dalla Germania. Christian – a Valecchie – dedica il tempo libero dal lavoro dei campi alla riflessione politica, ripercorrendo negli appunti le fonti da cui scaturiscono idee al 75enne che ha vissuto nel mondo. Colpito, come molti della sua generazione, dal  dramma della guerra in Vietnam; dalla repressione, ispirata dal nord America, dei movimenti di riscatto politico in Centro e Sud America; fino alle tragiche vicende delle Brigate Rosse tedesche: la Rote Armee Fraction di Baader e Meinof. L’esperienza vissuta e le letture di Christian – Aristotele, Epicuro, Marx, Engels, Hobson, Lenin – riverberando nel suo saggio in elaborazione “Il puto di  vista di un idiota, in senso greco: uomo comune che cerca di capire”, suggeriscono il riscatto umano: trasporre, a scala globale, la sua personale visione “comunista” della vita. Il “progresso”, orientato a creare sempre maggiore plus valore, distoglie l’umanità dalla giustizia sociale, mutandola in consumista forsennata, negandole una vita scandita dai ritmi naturali, mirando al profitto fine a sé stesso. Basti dire che nel 2020 sono stati spesi 630 miliardi di dollari nella pubblicità: per indurre inappagamento nel lavoratore, spinto al consumismo senza fine. In definitiva, all’infelicità. Infelice è: a chi manca qualcosa. Ma aspettiamo la pubblicazione del saggio, proponendoci di leggerlo,  per meglio intendere le riflessioni di Christian Reinhardt comunista utopista.

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Christian Reinhardt - Reflectionslibro fotografico di Christian

Angiolo Galletti, in Confartigianato, si occupa di solidarietà, anziani e disabili

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Angiolo GallettiDopo astinenze forzate, riprendiamo incontri amichevoli anche desueti, come ho fatto negli uffici di Confartigianato, sindacato di servizi alle imprese, a Camucia, presso Massimo Sciarri  (figlio del mitico fotografo cortonese Fonzio, da cui ha ereditato sguardo e simpatia). Dopo un quarantennio, vi ho ritrovato Angiolo Galletti, che, in quel sindacato, è responsabile provinciale dei “servizi alle persone”, in Anap e Ancos. Confartigianato provinciale ha, circa, 5mila aziende iscritte  e 6mila soci.

Prima dell’incontro, ebbi le stesse sensazioni di Angiolo: “Alla nostra età è raro incontrare persone con cui siamo stati ragazzi”. Ero interessato a  ciò di cui oggi si occupa,  e scambiare con lui opinioni sulle vicende del tempo che ci ha visto lontani.

Con Angiolo, settantacinquenne, ho condiviso luoghi d’origine, in Val d’Esse. Quasi vicini di casa, lui del Passaggio, io di Piazzano. A sua insaputa, mi fu d’esempio nel seminario diocesano: per compostezza e riservatezza. Lui ne usciva, io vi entravo. Stesso percorso: dalla quinta elementare al ginnasio. Dopo il seminario, le nostre strade si distinsero. Angiolo, nella brillante carriera militare, salì molti gradi partendo dal basso, fino a diventare ufficiale artigliere. Cremona, Bergamo, Arezzo, Roma, Firenze, le sedi di lavoro, mentre col cuore restava in Val d’Esse. Si accasò, in Arezzo, con Oriana, tra le signorine più graziose in Val d’Esse.

“Raccomandato” da Fanfani – dirigente del Ministero della Difesa – nella caserma Cadorna di Arezzo, Compagnia Comando – pressoché composta di soli raccomandati! – negli uffici della maggiorità, il maresciallo Galletti favorì il mio distacco,  per un mese, al Comune di Cortona; dov’ero Vigile Sanitario in aspettativa per leva militare. Era urgente trovare le cause dell’inquinamento batterico nell’acquedotto comunale, che risolsi. Poi, con Angiolo fummo in lizza elettorale alle comunali dell’80, su sponde opposte: io capolista comunista, lui nella lista democristiana. Poco interessato a essere eletto: non fece campagna elettorale. Anni fa, su Facebook e sulla stampa, scoprii il suo incarico a capo del sindacato pensionati Anap.

A cinquantatre anni, smessa la divisa militare, il presidente di Confartigianato, Gianni Ulivelli, gli offrì l’incarico che ancora ricopre. Sempre di potere gestionale si trattava, però, non disgiunto dal necessario afflato sociale. Che se non ce l’hai duri poco, o non sei credibile, in quel ruolo. Oltre venti anni, dedicati a offrire sostegni a persone anziane e svantaggiate, è un bel traguardo. Oltre a presiedere Anap,  egli dirige il comitato provinciale di Ancos (Associazione Nazionale Comunità Sociali e Sportive).  “Un’Arci minore, ma molto dinamica”, così l’ha definita Angiolo. Potendo usufruire del 5 per mille, è in grado di spaziare in vasti campi della promozione sociale, e in modo diffuso sul territorio: dalla cultura al tempo libero, dal turismo all’assistenza sanitaria e sociale,… E’ ampia la lista di convenzioni attivate a favore degli iscritti, in tutta la provincia: cure mediche, autofficine, assicurazioni, farmacie, ottiche, ortopediche,…basta entrare nei siti Confartigianato per averne un quadro completo. Avvalendosi d’una cooperativa sociale, offre prestazioni alle famiglie degli iscritti, come l’assistenza ai ragazzi disabili (nei doposcuola). Nel 2015 furono erogate 2421 ore di assistenza media a persona, a Cortona, Foiano, Castiglion Fiorentino. Standard assistenziali che, nel tempo, in quei Comuni e per gli stessi trattamenti, sono molto cresciuti. Senza contare altri aiuti, prestati a famiglie bisognose, non coperti dall’assistenza pubblica. Va precisato che, oggi, l’utente Confartigianato (impresa o pensionato) può non essere artigiano, ma anche di altri settori; come sono superati gli steccati ideologici del passato nell’iscriversi a questo o a quel sindacato. Le persone vanno dove si trovano meglio. O, come sottolinea Angiolo, dove la “tessera di iscrizione ha valore”: per qualità dei servizi, offerte di risparmio e rispetto dell’utente.

Nel dimostrare la varietà delle iniziative prese, e il dinamismo di Ancos, Angiolo ha esibito due loro prestigiose pubblicazioni: “Vittorio Fossombroni uno statista fra due secoli”, curato da  Marco Baglioni, Lucia Bonelli Conenna, (2010), e “Paolo Antonio del Bivi e il suo tempo – Un musicista Aretino contemporaneo  di Giorgio Vasari – Arezzo, 1508-1584”, curato da Luciano Tagliaferri, (2011).

Mentre Galletti m’informava sui loro organismi che si prendono cura di persone e famiglie (meno male che esistono in tempi di individualismo esasperato! a combattere la solitudine, spesso aggravata da povertà dignitose e silenti), mi tornavano in mente le sue ascendenze che ebbi familiari.

Suo nonno e il babbo, macellai, ricercati per porchette eccellenti; la cui ricetta, trasmessa al Camorri, il giovedì spopola al mercato di Camucia. Dove Angiolo era in procinto di recarsi per rifornirsene. Suo fratello, Luca, che da bambino frequentò la mia famiglia, forse al seguito del babbo norcino (ho le foto con lui e mio nonno Beppe), ha fondato con la moglie un’impresa artigiana di moda  ad alto livello. Il loro figlio, Alessandro, frequentando la stessa palestra, stuzzicò la curiosità di mia moglie avendole raccontato che in fabbrica stavano lavorando abiti di Brunello Cucinelli.

Più fortunata dei figli, sulle opportunità di lavoro, la nostra generazione postbellica ha assistito a mutazioni epocali. Per prima, quella di uscire dall’alveo dei mestieri familiari che, invece, furono costretti a seguire i nostri genitori. Oltre a osservare con chiara soddisfazione che, oggi come ieri, molti di noi, nei rispettivi ambiti, si impegnano ancora rendere la società più equa, pur nuotando contro i marosi del liberismo. Dal momento che visioni del mondo diverse non hanno impedito di convergere sugli stessi fini umanitari. Pur schierati su fronti ideali diversi, vecchi democristiani e comunisti, ci rispettiamo e lavoriamo per obiettivi analoghi, esigenze popolari:  lavoro, istruzione, salute, e uno Stato civile che non lasci indietro nessuno.

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“La scelta – Storia di un segreto”, di Melania Mastroianni, penetra nel profondo il mestiere di vivere

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Melania MastrianniMelania Mastroianni, conosciuta per un libro e amicizie comuni, gentilmente, mi ha inviato il suo romanzo d’esordio chiedendo il mio parere. Starò volentieri al patto, senza forzature.

Il libro, “La scelta – Storia di un segreto” (ed. Etabeta), si legge bene. Intanto perché rientra nel genere che preferisco: ego storie, vita reale, molto più intriganti di cervellotiche fiction. Scritto con tecnica narrativa originale, conduce all’ultima pagina senza stancare, anzi, offre continuamente spunti di riflessioni esistenziali. Qualità distintiva tra una lettura buona o mediocre. Avvolgente e confidenziale, permette di assistere a gioie, drammi, controversie nella vita dei protagonisti, mediati dal dolce incalzare della voce narrante femminile. Nonostante che motivi di disagio ci sarebbero.

Basti pensare alla vicenda del segreto – nel sottotitolo -, maturato in contesti siciliani mafiosi, vendicativi e cruenti, pur a distanza di tanto tempo e, aggiungiamo,  per futili motivi (questioni di corna). In ciò, le mafie non si discostano dai torbidi disvalori che albergano nella pancia del nostro paese, in tal senso, squallido e regressivo Ambiente in cui crebbe il protagonista maschile del romanzo. Che, però, rimase indenne, diremmo prodigiosamente, dal malaffare. Anzi, mosso da ideali di giustizia e legalità, finì per vestire la divisa militare in una brillante carriera. Del suo segreto, l’uomo ne fece parte, in età matura, alla donna che oltre al cuore ne aveva conquistato la piena fiducia. Amore maturo che la protagonista sentì come porto sereno: da “donna irrisolta” a persona soddisfatta e felice, padrona del suo destino.

La protagonista svela intimi risvolti. Dagli sbagli e ferite di una gioventù inquieta e amareggiata da incontri sentimentali deludenti; lo stesso che le capitò nel matrimonio, e nella rigida educazione conformista borghese dei genitori napoletani. Famiglia in cui l’anacronismo moralistico si congiungeva alla ferma volontà di imbozzolare la crescita dei figli su binari tristi. Stigmi familiari da cui emanciparsi, per i figli è, in molti casi, fatica di Sisifo.

Il romanzo ha i pregi della narrativa esistenziale: senza finzioni, descrive l’apprendistato del mestiere di vivere. Dove il veliero pian piano recupera la guida sicura del suo nocchiero, spinto, infine, da venti favorevoli. La Scrittrice è lucida nel ripercorrere il viaggio, fatto dai personaggi, nei tormenti e scontenti. Che, poi, sono gli stessi  condivisi da  donne e uomini della generazione post bellica di Melania. Generazione calata in mutamenti radicali, che pur prodighi di novità positive (socioeconomiche, culturali, di costume), spesso, hanno travolto i meno attrezzati ai cambiamenti.

La mia preferenza per questa letteratura deriva dall’efficacia nel descrivere la realtà. Certo è che il romanzo veristico espone l’Autore ai rischi di riferimenti autobiografici fin troppo profondi. Come, forse, pare il caso di Melania. Scrittrice schietta, scevra da falsi pudori, che dona al lettore l’occasione di intravederne aspetti reconditi, dando a intendere come lei stessa abbia superato e vinto tante prove. Quasi fosse, il suo romanzo, un invito a emulare la protagonista alla ricerca della felicità. Quantomeno dispensa fiducia nella vita, a volersi bene, dimostrando che l’amore non ha età, ed è lecito per ciascuno sperare, sempre, in svolte gratificanti al proprio destino.

La narrazione di Melania, di impronta femminile, supera i canoni letterari in cui le scrittrici si adeguano agli schemi classici del romanzo, storicamente, affinati dagli uomini. Non si tratta di femminismo letterario, bensì di forma espositiva moderna, apprezzata e dibattuta anche in recenti festival letterari. Anche per queste qualità, il romanzo di Melania merita di essere letto.

fabilli1952@gmail.com

 

Riccardo Torresi, diplomatico in Paraguay, descrive quel mondo agli antipodi

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Riccardo TorresiStudioso brillante di trattati internazionali, partito da Terontola da un decennio, incontrai l’ultima volta Riccardo Torresi addetto commerciale presso l’Ambasciata italiana del Paraguay in Asuncion. Il Sud America ha molti legami con l’Europa e in particolare con l’Italia, avendo accolto grandi quantità di nostri emigrati, della vita dei quali e di quel mondo parallelo non abbiamo spesso conoscenze sufficienti. Salvo sapere che questo o quel calciatore sudamericano è oriundo italiano, giocando al calcio in nazionale.  Giungono notizie frammentarie sui media dei paesi maggiori latinoamericani, quasi assenti i minori come il Paraguay. A cuscinetto tra grandi nazioni (Argentina, Brasile, Bolivia), senza sbocchi al mare, gran produttore agricolo (soia), territorio vario per emergenze ambientali (foreste, fiumi, cascate dell’Iguatzù, praterie), popolato da flora e fauna spettacolari. Ho posto a Riccardo alcune domande per aggiornarci su quella realtà interessante, proiettata anche a conquistare il turismo.

Partirei sullo stato della pandemia da coronavirus

Ad oggi, si registrano circa 400.000 contagi e oltre 11.500 decessi. Dopo un iniziale successo nel contenimento della pandemia con dati tra i più bassi in Sudamerica, la situazione nel corso dell’anno si è deteriorata per un aumento del tasso di contagio, per mancanza di forniture, medicinali e per una campagna vaccinale che sembrava inesistente. Il peggioramento del contesto generale del Paese è sfociato in proteste da parte dei cittadini che manifestano la propria insoddisfazione e malcontento nei confronti del governo. Purtroppo, ancora oggi, resta inefficiente la politica dei vaccini. Al momento,  e questo dimostra quanto enorme sia la differenza qua tra classe agiata e “popolo”, é stato evidente il fenomeno del turismo vaccinale verso Miami. I paraguaiani di classe alta sono infatti andati a vaccinarsi negli Stati Uniti.

Attuali rapporti politici e scambi commerciali tra Italia e Paraguay

I rapporti tra Italia e Paraguay sono ottimi e puntellati da una serie di visite reciproche negli ultimi anni: Presidente Abdo Benítez in Italia nel novembre 2018; ex Ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero ad Assunzione nel febbraio 2019.

L’interscambio commerciale tra Italia e Paraguay presenta ampi margini di miglioramento. I flussi commerciali nel 2019 si sono attestati sul valore di 188 milioni di euro. Nel 2020, anche a causa dello scoppio dell’emergenza pandemica, è stata registrata un’ulteriore flessione del 25,1% rispetto all’anno precedente nell’interscambio commerciale. Vi sono ampi spazi per una maggiore presenza economica italiana in Paraguay, che presenta, anche grazie a politiche di incentivi fiscali ed al basso costo di manodopera ed energia, un potenziale come “hub” produttivo per le imprese che puntano al mercato del Mercosur. Le tecnologie italiane in particolare potrebbero contribuire al processo di diversificazione dell’economia paraguaiana, attualmente concentrata sull’esportazione di alcuni prodotti agricoli. Vi è in prospettiva potenziale anche per le imprese italiane nel campo delle infrastrutture e delle reti di trasmissione dell’energia elettrica, di cui il Paraguay, grazie ad importanti impianti idroelettrici, è un produttore ed esportatore.

L’Italia esporta in Paraguay principalmente apparecchi per le telecomunicazioni, macchinari, saponi e detergenti, prodotti per la pulizia e la lucidatura, profumi e cosmetici, articoli in materie plastiche. La voce principale delle nostre importazioni è invece cuoio conciato e lavorato.

Quali sono le maggiori attrazioni turistiche?

Sicuramente le cascate di Foz de Iguazu, nella cosidetta Triplice Frontiera (Paraguay, Argentina, Brasile) e poi le riduzioni gesuitiche, che in un viaggio/avventura, ricordo, tu, Nando e Massimo avete visto!

Ci sono anche minori attrazioni nella capitale, che peró vanno rivalorizzate e ció é parte di un progetto che Senatur (la segreteria nazionale del turismo locale) sta portando avanti con noi e l’Enit, in una sorta di consulenza ed accompagnamento.

Viste le inquietudini frequenti in Sudamerica, quale momento politico vive il Paese, per tanti anni governato dalla destra filo USA e massonica?

POLITICA INTERNA. Il governo guidato dal Presidente Abdo Benítez, in carica dal 15 agosto 2018, ha dichiarato come una delle sue priorità il rafforzamento istituzionale. Per raggiungere tale obiettivo il Presidente ha cercato di focalizzare l’attenzione dell’esecutivo sull’inclusione sociale, sul miglioramento dell’istruzione e della salute pubblica, sulla lotta alla criminalità (soprattutto lungo la frontiera “porosa” con Argentina e Brasile) e alla corruzione (clamoroso il caso del mandato di cattura brasiliano per l’ex Presidente Cartes), sulla tutela dell’indipendenza della magistratura e sulla difesa dell’ambiente.

POLITICA ESTERA. Le relazioni con il Brasile costituiscono il principale dossier della politica estera paraguaiana, visto che i rapporti tra i due Paesi sono imprescindibili. Assunzione e Brasilia gestiscono congiuntamente la centrale idroelettrica di Itaipú e il Brasile è anche la destinazione di quasi il 40% delle esportazioni paraguaiane. Per l’altro grande vicino, vale a dire l’Argentina, Assunzione è un partner strategico in ragione dell’approvvigionamento di energia a basso costo nonché per la manodopera (circa un milione di paraguaiani lavora in Argentina). I due Paesi, inoltre, collaborano sul commercio frontaliero e sulla lotta al contrabbando. Con riguardo al Venezuela, Abdo Benítez ha da sempre sostenuto un atteggiamento molto critico verso Maduro: sulla base della Dichiarazione del Gruppo di Lima del gennaio 2019, che ha determinato il mancato riconoscimento dell’ultimo mandato presidenziale di Maduro, il Paraguay ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Venezuela.

La situazione economica del Paraguay

A livello economico, il settore agricolo rimane il settore chiave dell’economia, con elementi di vulnerabilità costituiti dalla dipendenza dal clima e dalla volatilità dei prezzi sul mercato internazionale. Il settore manifatturiero è relativamente poco sviluppato, costituito essenzialmente da piccole/medie imprese in molti casi orientate al mercato interno. Il Paraguay mostra di avere potenzialità non ancora esplorate, soprattutto in considerazione dei nuovi scenari che si aprono nel campo dello sviluppo sostenibile e della rinnovata attenzione ai problemi ambientali. La ricchezza d’acqua favorisce lo sviluppo del fiorente settore idroelettrico (diga di Itaipù, la cui energia viene esportata in Brasile ed in Argentina). Fra l’altro, la moneta locale, il guaranì, è tra le più stabili del continente, essendo l’unica valuta sudamericana a non aver subito importanti svalutazioni negli ultimi 30-40 anni.

I rapporti tra Stato e nativi. In particolare, ad Asuncion si erano accampati nella piazza principale non volendo trasferirsi nei quartieri periferici

Continuano ad essere tesissimi. Non solo possiamo affermare che i diritti di questi nativi (se ci pensiamo bene sono i veri proprietari del Paraguay)  non sempre siano rispettati ma purtroppo anche l’ente nazionale che dovrebbe tutelarli e garantire giustizia sociale, è stato troppe volte coinvolto in scandali. Una situazione che ha portato a continue manifestazioni e ad una occupazione costante della piazza principale nelle prossimitá degli edifici politici e strategici del paese.

Tempo fa il Paraguay era considerato tra i paesi più felice al mondo: bastava procurarsi un panino quotidiano e passava ogni altra tormento. Sono cambiate le aspettative della gente semplice?

Non sono cambiate affatto. La gente si accontenta di ció che ha (molte volte molto poco) e un dialogo con le persone piu umili puó cambiare una giornata. Quando al semaforo si chiede: “que tal?”(come va) e la risposta é: “cuando  hay comida y sol siempre bien!!!”),  come puoi iniziare la giornata in modo grigio ed angoscioso?impossibile.

Volendo suggerire investimenti agli italiani, in quale direzione li orienteresti?

I settori di maggiore interesse per le nostre imprese sono infrastrutture, costruzioni e manifattura. Qui di seguito vi porto a conoscenza di alcune esperienze importanti di aziende italiane in Paraguay

Settore infrastrutture: COLACEM ha avviato uno dei maggiori investimenti italiani in Paraguay. L’investimento mira alla realizzazione di un cementificio a ciclo completo nella regione di Concepción e di un porto fluviale attrezzato al servizio dell’impianto

Saluber si è aggiudicata alcuni appalti nel settore del trattamento delle acque.

Settore aeronautico

Leonardo (FinMeccanica) ha firmato un MoU con l’azienda locale DATA LAB SA per potenziali cooperazioni su progetti d’interesse delle forze armate paraguayane e della Direzione Nazionale dell’Aeronautica Civile del Paraguay (DINAC). È interessata, tra l’altro, a fornire sistemi di sicurezza informativa alla DINAC.

Gruppo Gavio ha fornito in passato imbarcazioni per il pattugliamento fluviale alle Forze Armate locali e al Ministero dell’Industria (responsabile della lotta al contrabbando).

Criminalità e corruzione sono tali da scoraggiare investitori e turisti?

La corruzione é un problema evidente e palpabile del paese. Un paese ricco che non riesce peró a garantire una giusta ridistribuzione della ricchezza. E nell’apparato burocratico non mancano esempi di corruzione che a volte scoraggiano investimenti stranieri. Negli ultimi anni comunque la situazione sta seppur lentamente cambiando.

La criminalitá non é invece un problema. E’ un paese che con certezza posso definire sicuro.

paraguay -6Missione gesuitica paraguay -8Missione gesuitica (XVI-XVII sec.) particolareparaguay -5Cascate dell’ Iguazu

Enzo Lucente, quarant’anni di giornalismo militante con L’Etruria

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enzo lucenteConobbi Enzo negli anni Ottanta, direttore de L’Etruria e consigliere comunale Dc, aspro competitore verso la Giunta comunale a maggioranza social – comunista che guidavo. Fino a scontrarci in aule giudiziarie. Nonostante due caratteri risoluti e convinzioni politiche diverse, anche opposte, abbiamo intessuto rapporti personali improntati al rispetto, fino ad oggi. Il rimprovero che gli faccio è avermi coinvolto nella gestione del periodico L’Etruria. Incarico che accettai a scadenza breve. In omaggio alla libertà di stampa e alla conservazione dell’unica testata centenaria a stampa cortonese, in attesa che tra i collaboratori del periodico uscisse un presidente duraturo. Fatta tale premessa, per chiarire i legami personali di stima reciproca con Enzo, e il mio rapporto amministrativo con L’Etruria, estraneo alla direzione giornalistica, da raccoglitore di storie personali ho pensato di inserire Enzo Lucente tra i personaggi  passati e presenti del panorama locale. Egli, infatti, pur non originario di Cortona ne è stato senz’altro tra gli animatori della vita politica e culturale da oltre quarant’anni a questa parte: attivista politico, ma, soprattutto, direttore de L’Etruria. Palestra per tanti appassionati di giornalismo, fino a ottenerne l’iscrizione all’albo. Ricordiamo che, morto Farfallino, prese Enzo Tortora la direzione del nuovo corso de L’Etruria, mancando giornalisti locali disposti a farlo, giusto il tempo che maturasse l’iscrizione di Lucente all’albo, quaranta anni fa. Riassumere in spazi limitati l’esperienza di Enzo era un problema (quando gliel’ho proposto, ha riso: “Ci vorrebbe un’intera Etruria!”), perciò mi sono limitato a porgli poche domande, le cui risposte valgano da assaggio sulla biografia di Lucente direttore de L’Etruria, se e quando ci sarà.

- L’ultimo anno c’è stato un incremento di vendite de L’Etruria in edicola di quasi tre volte,  te ne sei spiegati i motivi?

E’ stata una piacevole sorpresa anche per me.

Le edicole, purtroppo, con la sola eccezione dell’edicola Ghezzi a Camucia, hanno un contratto con il distributore dei giornali per cui su quello spazio non possono inserire altri giornali che non siano quelli arrivati; dunque L’ETRURIA è sempre “nascosta”.

Questo è un grave handicap che non ha soluzioni. Nonostante questa situazione in quest’annata abbiamo avuto una vendita in edicola triplicata; il motivo? presumo che la gente si sia appassionata alle nostre battaglie e l’abbia richiesta all’edicolante.

Questo ci stimola a non abbassare la ” guardia” !

- Nei quaranta anni di direzione del giornale oltre alle cronache locali, il tuo giornale ha pungolato le amministrazioni comunali sulla loro gestione, non solo giudicandole ma suggerendo anche obiettivi. Con il cambio politico al Comune, prima a maggioranze di centrosinistra e oggi di centrodestra, resta immutata la missione critica del periodico? 

La domanda è pertinente e puntuale.

Non è un mistero che la mia posizione politica sia di centro destra, ma lo sono quando mi reco nella cabina elettorale. Nella mia funzione di direttore responsabile del giornale L’ETRURIA ho un solo compito: essere libero di esprimere i miei giudizi, di sollecitare le amministrazioni comunali precedenti ed attuale a lavorare meglio e con più lungimiranza per il futuro e interesse della nostra collettività e del nostro territorio.

Con le Amministrazioni precedenti abbiamo avuto momenti difficili, abbiamo sempre o quasi proposto ad amministratori sordi e ciechi. Quando il Comune ha cambiato colore, ovviamente, sono stato felice.

Nell’annunciare sul nostro giornale lo storico evento non ho utilizzato l’intera pagina per dare la notizia e questa decisione non è piaciuta. D’altra parte alcuni nostri lettori di sinistra, pochi in verità, ma ne è sufficiente uno per dare il senso al mio discorso, presumendo che il giornale avrebbe cambiato impostazione hanno comunicato la disdetta del giornale; uno in particolare mi ha lasciato l’amaro in bocca. Erano più di venti anni che era abbonato, nonostante il giornale combattesse la politica delle Amministrazioni da lui votate; subito dopo l’insediamento della nuova giunta ci ha comunicato il suo non rinnovo. Alla mia richiesta del perché di tale decisione, la sua risposta è stata franca: L’ETRURIA cambierà la sua linea editoriale.

La nostra posizione non è cambiata; chiediamo anche a questa Amministrazione di essere più attenta ai problemi del territorio; con Luciano Meoni c’è una amicizia da oltre 20 anni. Devo dirti che all’inizio mi è piaciuta perché c’erano tanti problemi rimasti insoluti; il sindaco si è impegnato in prima persona e li ha risolti. Ma il quotidiano non basta, oltre ai problemi correnti ci sono le attività che richiedono una programmazione nel tempo; qui il giornale non è in linea con l’Amministrazione comunale.

Questa Giunta deve riorganizzare gli uffici, dopo un momento di attenzione preoccupata per il cambio di scopa, qualcuno è tornato ad adagiarsi. Questa Giunta ha necessità di consulenti veramente preparati, poco importa se devono essere pagati profumatamente, ma devono verificare le necessità attuali e future del nostro territorio, studiare le possibilità di accedere a finanziamenti. Abbiamo verificato in questi giorni che il Comune di Cortona ha perso la possibilità di accesso ad un finanziamento a fondo perduto di 250.000 euro per mancanza di programmazione preventiva. La buona volontà è apprezzabile, ma non basta e se si perdono possibilità di finanziamento la posizione diventa colpevole.

- Quali dovrebbero essere le priorità del Comune per migliorare le condizioni economiche e di vita dei cittadini e del territorio? Ho apprezzato la recente attenzione al recupero dell’antico Ospedale di Cortona, c’è altro per cui vi battete?

L’elenco è lungo, le priorità nascono da molto lontano.

Intanto il vecchio ospedale nel centro storico. Sono 5.500 mq di stabile al completo abbandono. Non ha mai interessato le Amministrazioni di sinistra, non interessa le Amministrazioni di destra. Ci si potrebbe fare qualsiasi cosa produttiva, ma ci vuole programmazione ed esperti che sappiano preparare il progetto e le pratiche per la richiesta di finanziamento. C’è stata la possibilità di recovery sanitario, ma anche in questa occasione pieno disinteresse della Provincia, proprietaria dell’immobile, e del Comune, parte interessata. Questo degrado pesa sulle coscienze e sul giudizio politico che i posteri daranno di questi amministratori.

Abbiamo circa 1.000mq di immobile comunale che è stato per tanti ani sede dell’Ostello della Gioventù. Oggi è chiuso perchè il gestore, per motivi di salute, ha dovuto recedere dalla gestione.

Da allora è chiuso, né le precedenti amministrazioni, né l’attuale pensa “in positivo”. In Italia sono ancora aperti 153 Ostelli, noi lo teniamo chiuso e, per lavarci le mani, proclamiamo che intendiamo venderlo ad una cifra che non troverà mai acquirenti.

L’Ospedale della Fratta, dopo essere stato utilizzato per il ricovero di pazienti affetti da Covid 19, deve ritrovare una adeguata ristrutturazione. Parlano tutti, si fanno prendere in giro della direzione sanitaria. L’ospedale della Fratta deve essere il gemello di quello di Nottola, non basta aprire uno o due reparti se nella globalità l’ospedale non è funzionale 24 ore su 24, proprio come è il gemello senese.

- Nei tuoi quaranta anni di attività politica e culturale a Cortona avrai osservato momenti di maggiore e altri di minore fervore e qualità sia nella progettualità politica e nella vita culturale, ce ne faresti un breve excursus?

Quaranta anni di attività politica e culturale….non voglio fare un excursus. Voglio ricordare l’uomo che non viene più ricordato e che ha fatto la fortuna turistica e culturale di Cortona: il presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cortona, il comm. Giuseppe Favilli. Non esistevano a Cortona alberghi se non uno, non c’erano allora agriturismi o case vacanza, ma lui è riuscito ad inventare il turismo culturale con l’Università americana di Athens in Georgia, un turismo che è cresciuto e che è ancor oggi il volano del nostro successo.

- Quali prospettive vedi per l’Etruria?

Difficile fare previsioni. Quando morì Farfallino nel 1973, il fratello Francesco fece stampare dalla tipografia una pagina di Etruria per dire che con la morte di Farfallino il giornale cessava la sua vita editoriale. Poi le cose sono andate diversamente; nel 1976 costituimmo un Comitato per il Centro Storico e tra le nuove proposte tornò a galla l’idea di continuare le pubblicazione del giornale. Andammo dai fratelli Bistacci ed ottenemmo il permesso di utilizzare la testata, che, grazie alla buona volontà di tanti collaboratori e l’amicizia e fedeltà di tanti lettori è giunto alle soglie dei suoi 130 anni, l’anno prossimo 2022. Dal 1978 ad oggi siamo andati avanti; gli abbonati nel tempo sono un po’ diminuiti. Alla ripresa della pubblicazione erano tanti i cortonesi residenti lontano dalla loro terra natale e ricevere a casa una ventata di Cortona era per loro piacevole, alla loro morte però i figli, che con Cortona avevano legami tenui, disdicevano l’abbonamento.

I ragazzi di oggi usano il cellulare o il tablet per una informazione veloce e superficiale, il giornale, anche se parla del loro territorio, poco interessa.

Dunque l’avvenire de L’ETRURIA è incerto, ma noi andiamo caparbiamente avanti.

Sarebbe necessario che i Cortonesi risiedenti si facciano un esame di coscienza e valutino se sia utile che il giornale viva libero e pronto a denunciare le cose che devono essere corrette. Se la risposta fosse positiva, allora sarebbe necessario abbonarsi ed invitare gli amici a fare la stessa cosa; solo così daremo certezze all’Amministrazione de L’ETRURIA.

fabilli1952@gmail.com

 

 

 

La panchina dedicata ad Alfredino Bianchi a Camucia

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Alfredo BianchiAmici irriducibili del farmacista Alfredo Bianchi hanno festeggiato con sobria cerimonia laica, bagnata da semplici bicchieri di vino, la posa d’una panchina in Piazza XXV Aprile a Camucia; posto ritenuto appropriato e definitivo. Il 27 giugno, alle 21.00. Ora e luogo simbolici, legati ambedue alle abitudini dell’indimenticato Alfredino. Il quale, nei crepuscoli estivi, seduto lì, raccoglieva a chiacchiere e burle buontemponi come lui. Quel simbolico memoriale – la panchina -, a chi non ha conosciuto Alfredino, suggerirà almeno la pacifica condivisione d’una seduta: dove conversare con chiunque abbia “cinque minuti da perdere” cazzeggiando in attimi di leggerezza…antidepressivo naturale. Chi sa le vicende di Camucia nel boom economico capisce i motivi per cui Alfredino, col suo teatro di strada estivo, avesse voluto rinverdire atmosfere rese fantastiche da generazioni coeve dei suoi genitori. Quando gli svaghi erano pochi e concentrati a fine settimana: la televisioni in bianco e nero, seguita in massa negli spettacoli del sabato, la pizza, e il cinema. E la “vegghja” tra fidanzati. Mentre nello spiazzo Camuciese,  tra l’Extra bar l’Edicola e via Regina Elena, tutte le sere c’erano spettacoli nazional-popolari… Teatro di strada senza copione. I cui protagonisti principali erano attori navigati che, ridendo e scherzando, sguazzavano su pettegolezzi, commenti politici, sportivi, e ogni altro genere di notizie che si prestassero a irridenti commenti. Nei modi tipici  comuni, da sempre, della Toscana profonda: diretta, pettegola, beffarda, battutista, anticonformista, senza timori reverenziali. Tradotta magistralmente nel Decameron di Giovanni Boccaccio, nella serie dei film Amici miei di Mario Monicelli, e ancor viva, in spolvero scritto e caricaturale, nel Vernacoliere livornese. Nell’apparente anarchia, c’era spazio per ogni argomento e per chiunque volesse dir la sua; qualcuno, in disparte, trattava pure affari. E come in ogni spettacolo, sulle comparse svettavano i capocomici. Quale fu Edo Bianchi (babbo di Alfredino) –  farmacista dal sapere enciclopedico, compulsivo bestemmiatore ma non ateo, appassionato cineasta e di modellismo, hobby condivisi  con Giandomenico  Ciculi – capace di intervenire tra il serio e il faceto su qualsiasi questione. Educatore e informatore gratuito di gente dedita tutto il giorno al lavoro e agli affari, e di rado a sfogliare giornali e libri. E Alfiero Pelucchini, il Pittiri, parvenze intellettuali, albergatore, imprigionato per lenocinio, modi eleganti e linguaggio forbito, lui i giornali li leggeva e li commentava. Vulcano in eruzione, quando trattava le intromissioni frequenti della Chiesa sulla vita politica. Favorevole al divorzio, auspicava pure il matrimonio dei preti, per la fissa di poterli finalmente cornificare, come loro facevano impuniti senza possibilità d’essere ripagati della stessa moneta. Destino volle che lo zio prete gli lasciasse un bel gruzzolo in eredità!… Altri ancora erano i protagonisti di quegli spettacoli a cielo aperto, meno assidui dei due – Edo e Alfiero – residenti a pochi passi dalla Piazzetta; tra costoro  ricordiamo: il Ghjoghjolo, il Mèchena, il Principino, Bruggiamanne,… Quel mondo folkloristico si dissolse pian piano, venendo meno i protagonisti, ed essendo subentrati nella società nuovi e più variegati approcci al tempo libero, specie nei dopo cena. Alfredino – goduta la fortuna di quelle animazioni a costo zero, ed ereditate da Edo doti comunicative, umore scherzoso e socievole – spontaneamente, seduto nella solita Piazzetta, creò intorno a sé frotte di buontemponi par suo, rinverdendo così passati gioiosi memorabili. Le persone presenti nella fotografia, insieme ad altri (Patrizio Sorchi, Alberto Salavatori, Euro Attoniti,  Giandomenico Gorgai, Elvio Bartolozzi, Angelo Rosadoni, Franco Colzi, Giulio Picchi, Ceccarelli Romeo, Massimo Castellani, Ivo Camerini, Poldo) hanno contribuito a postare quel ricordo per Alfredino. I memoriali, solenni o modesti, sono sempre significativi. In questo caso, dell’affetto per un amico perso troppo presto, la cui umanità è riassunta nella panchina: ospite di viandanti in momenti spensierati, favorendo incontri tra vecchi e nuovi conoscenti. Niente di meglio, dopo lunghi periodi d’isolamento sociale vissuti in pandemia. Mancherà, purtroppo, Alfredino. Mentre resistono ancora altri. Come Alberto Salvatori, il Bambara. Compagno di zingarate di Alfredino, epigono Boccaccesco, le cui storie che tiene segrete sarebbero in grado di ridefinire l’immagine di Camucia: non solo laborioso paese di provincia, ma anche parente del luogo sessualmente trasgressivo rivelato nei I peccati di Peyton Place, scritto all’epoca (1956) dalla casalinga americana Grace Metalious.

fabilli1952@gmail.com

Alfredo Bianchi - Panchina la targhetta sulla panchina Alfredo Bianchi - Panchina 2i protagonisti principali della collocazione del piccolo memoriale

Fabrizio Bernini, intervista al Presidente Confindustria Toscana Sud (CTS)

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Bernini 1Personalità di valore generale, a prescindere dall’origine Valdarnese, l’ho inserito in questa Rubrica. Oggi amministratore del gruppo Zucchetti, Cavaliere del Lavoro, Presidente Confindustria Toscana Sud (CTS), Fabrizio  Bernini, nei primi anni Novanta, si presentò in Provincia di Arezzo, dov’ero Assessore, prospettando innovazioni che segnarono svolte epocali nei sistemi informatici. Sappiamo che il primo collegamento Internet risale al 1986, da Pisa agli Stati Uniti, giusto pochi anni dopo, nel ’90, Bernini ci fece partecipi dell’emozione del primo collegamento via etere – da Arezzo a Pisa – ricevendo stupiti una pur lenta scansione della foto di Monna Lisa. Era l’occasione in cui demmo l’incarico alla ditta Centro Sistemi di Bernini di riassettare il sistema informatico della Provincia: dotando le postazioni di lavoro di PC di nuova generazione. Superando il sistema  centralizzato, complicato dal linguaggio Cobol (risalente agli anni ’60), in cui l’operatore gestiva le pratiche davanti a un “terminale stupido”, privo di CPU e disco rigido, incapace di elaborare dati dovendo chiedere quelle funzioni a un elaboratore remoto.

  1. Complimenti a Fabrizio Bernini per l’elezione a Presidente Confindustria Toscana Sud! Da Valdarnese hai avuto relazioni di vita e lavoro in Val di Chiana?

Ho molti ricordi che mi legano alla Valdichiana. Ho studiato al Collegio di Serristori a Castiglion Fiorentino. Ero poco più di un ragazzino e raggiungevo il Collegio in bicicletta partendo da Mercatale Valdarno. Poi negli anni l’ho frequentata anche per motivi professionali: recentemente sono stato ospite di un importante convegno a Cortona

  1. Nella crisi pandemica da Covid, il gruppo Zucchetti Centro Sistemi (ZCS) che dirigi quali attività specifiche ha svolto?

Lo scoppio della pandemia ha sorpreso e stravolto tutto e tutti. Come ZCS abbiamo reagito in modo positivo, sicuramente aiutati dalla forte propensione alla tecnologia, dalla proiezione sui mercati internazionali, da una visione più green data dai più giovani e dalla responsabilità di tutto il personale che è rimasto connesso e vicino. Abbiamo spinto sull’acceleratore ed investito in risorse umane, nella ricerca di nuove soluzioni da proporre ad un mercato più ricettivo da un punto di vista tecnologico e sostenibile, in infrastrutture digitali ed ecosostenibili come il nuovo edificio destinato alla logistica. Siamo interpreti concreti dei valori smart & green. Abbiamo riportato al centro delle attività di ricerca e produzione l’innovazione e la sostenibilità, nella sua accezione più ampia, ovvero una sostenibilità integrata in termini economici, ambientali, sociali ed umani. Nello specifico, abbiamo sviluppato nuove soluzioni, a supporto della sicurezza delle persone e delle aziende: distributori automatici di DPI integrati con i gestionali oppure in chiave software, soluzioni in Cloud per permettere alle aziende di lavorare sempre e comunque (anche in smart working).

  1. Tra le tue capacità imprenditoriali sono notevoli quelle legate a brevetti innovativi. Ci ricordi i brevetti di cui sei più orgoglioso?

Tutti i brevetti si riagganciano a progetti nei quali ho creduto ed ho investito molto. Sicuramente i primi brevetti legati al robot rasaerba Ambrogio sono quelli che mi hanno poi portato molte soddisfazioni. Ambrogio è nato nel giardino di casa mia utilizzando una carrozzina ed una scatola elettrica Gewiss. Avevo una preparazione in campo elettronico, avevo imparato a programmare durante i primi lavori da professionista e mi ero improvvisato con la meccanica: una idea nata da una esigenza e da un bisogno latente di coloro che hanno un giardino – avere un prato bello senza durare fatica – che si è trasformata in un prodotto di successo internazionale. Oggi Ambrogio è un prodotto intelligente: è connesso al Cloud, lo si può gestire e programmare anche da remoto, ed è dotato di Intelligenza artificiale che gli permette di prendere decisioni in autonomia .

  1. Quali nuove sfide attendono le imprese nel distretto Toscana Sud nella fase di ripresa post-Covid?

In generale, la sfida fondamentale su cui lavorare sarà la cultura dell’ imprenditore. La ripresa e lo sviluppo delle aziende del territorio  passeranno dalla transizione tecnologica e dall’innovazione digitale a 360°, alla transizione green, tenendo conto che l’economia circolare sarà un pilastro ineludibile per il futuro.

  1. Quali politiche agevolanti la ripresa si attendono le imprese dalle istituzioni: Regione Toscana, Province, e Comuni?

Le aziende manifatturiere devono essere riportate al centro dell’attenzione delle Istituzioni. La crescita del Paese, della Regione, dei singoli territori dipende dalla capacità delle imprese di aumentare la loro produttività. Le incentivazioni statali dovrebbero stimolare l’acquisto di prodotti “Made in Italy”, in modo da muovere una filiera produttiva a favore di un intero indotto. L’agevolazione al consumo di beni che provengono prevalentemente dalla Cina (penso ai monopattini, ma anche all’ecobonus al 110% – del quale beneficia anche la mia divisione che si occupa di Energie Rinnovabili, e che ha comportato un incremento sensibile del fatturato – ) porta beneficio solamente a chi commercializza quel tipo di prodotto. Un vantaggio solo per pochi che rischia di esaurirsi molto velocemente e può portare a una destabilizzazione dell’impresa e un indebitamento pubblico difficilmente recuperabile con il PIL.

  1. Quali momenti sistemici indicheresti, nell’aretino e in Toscana, che leghino le imprese dei comparti industriali, artigianali, commerciali, turistici, agricoli? Pensi a sviluppi di piattaforme promozionali dei “prodotti” territoriali, o che altro?

Il ruolo di tutte le associazioni di categoria del territorio sarà molto importante: stimolare e preparare le imprese industriali, agricole, turistiche, commerciali a rinnovarsi, cambiare, innovare. Come designato alla Presidenza di CTS, mi impegnerò a rappresentare tutti gli associati grandi e piccoli, ed accogliere le istanze di ogni impresa che compone il tessuto economico dei nostri territori.

  1. Quali percorsi formativi suggerisci ai nostri ragazzi per inserirsi nel mondo del lavoro? Condividi il fatalismo di chi dice  che i nostri giovani avrebbero futuro solo all’estero?

Oggi molte aziende stentano a reperire figure professionali con competenze tecniche adeguate, aggiornate e in linea con i propri fabbisogni lavorativi. Oltre ai soliti corsi di laurea nell’area tecnologica-digitale, si stanno attivando corsi professionalizzanti, per favorire la crescita di nuove figure professionali e per facilitare lo sviluppo di una forte Technological Valley nella provincia aretina.

E’ indispensabile allineare la formazione con le competenze tecnologiche necessarie al  rilancio e allo sviluppo delle nostre imprese.  Dobbiamo però sostenere i nostri ragazzi, avvicinandoli a quelli del resto d’Europa più all’avanguardia, con una formazione in quelle competenze chiave – digitali, tecnologiche e ambientali - che sempre più permetteranno di avere uno sbocco professionale.

Sono ottimista per il futuro e confido nelle idee e nell’entusiasmo delle nuove generazioni che presto saranno alla guida delle nostre imprese e rappresentano il domani del nostro territorio.

fabilli1952@gmail.com

 

Enrico Lavagnino, architetto colto dalla sensibilità artigianale

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Lavagnino 1A fine anni Settanta, giovane Ligure, ricercatore universitario di Composizione architettonica (Progettazione), assistente del prof. Paolo Vaccaro, con cui collaborò alla stesura del Piano Particolareggiato del Centro Storico di Cortona, Enrico Lavagnino si sentì “adottato” da Cortona. Senza conoscenze personali, fu “adottato” da alcuni dipendenti comunali, che ricorda con gratitudine: Vittorio Scarabicchi, Carlo Viti, Sergio Scorcucchi (il Pollo), Carlo Crivelli… In effetti, confermerei per esperienza diretta: tra i dipendenti comunali vigeva empatia e collaborazione, pure tra persone di orientamento politico diverso dagli amministratori di sinistra. Enrico mise il suo per farsi accogliere: gioviale, competente senza saccenteria, ben disposto al dialogo e a far brigate goderecce o impegnate in confronti politici. Erano gli anni dei consensi politici a sinistra, a Cortona, e lui si sentiva vicino alle idee dei comunisti.

Il recupero del Centro Storico fu prioritario per l’Amministrazione Comunale, e lo snodo era convincere cittadini e imprese a quella filosofia. Non si seminava nel deserto, già certi operatori il recupero conservativo del patrimonio edilizio lo praticavano. Ricordo tra i più recettivi: l’immobiliare Alunno, e le imprese Carlini, Pantella, Carresi e Magini, c’era da convincere il cittadino comune alle prese col restauro di casa propria. Il Comune dette quel compito gli architetti Vaccaro e Lavagnino, istruttori delle pratiche edilizie nel Centro Storico. Nel confronto, tra tecnici e cittadini, prese campo l’idea che conveniva anche economicamente: gli immobili aumentavano valore di mercato e spesso recuperare costava meno di demolire e ricostruire. Favorire il recupero dei manufatti incentivava lavori artigianali – del legno della pietra della ceramica dei metalli e della muratura – professioni allora molto presenti nel Cortonese. Crescendo il favore verso i restauri, il Comune proseguì nel dare esempio. Coinvolto nei nuovi progetti, Lavagnino scelse di lasciare impegni universitari dedicandosi  a tempo pieno agli incarichi comunali. (Negli anni 2000 riprese docenze universitarie a Cesena e Bologna, nel comune riferimento ai suoi studi universitari di Tipologia Edilizia, facenti capo alle nuove metodologie di Saverio Muratori e della sua scuola). Si aprì per lui un’esperienza di cui è fiero, facendogli fare, oggi, un bilancio positivo della sua carriera professionale, legata intimamente alla storia Cortonese. In un ciclo forse irripetibile per quantità e qualità di interventi pubblici, favoriti dal Comune – che fui onorato di guidare da sindaco – ch’ebbe disponibilità finanziarie copiose quanto mai prima. (Ricordo la consegna che ci demmo: nel perseguire obiettivi bisogna avere  “sogni” e gettarcisi, strada facendo arriveranno i finanziamenti… che arrivarono).

A ripercorrere quei momenti topici per Cortona, basta scorrere l’elenco sommario dei lavori di recupero e riuso immobiliari progettati e diretti da Lavagnino, da solo o in associazione con altri.

La Caserma dei Carabinieri di via Dardano; il Centro Convegni S. Agostino; Case popolari in via Roma: Palazzo Cinaglia, ex Carceri, Palazzetto Venuti e Arcioni;  altro blocco di Case popolari in via Benedetti; il restauro della Casa di Riposo Sernini; la Casa della Salute a Camucia (finanziata dalla Regione). A cui seguirono in tempi successivi: il restauro e adeguamento a Museo di Palazzo Casali; la nuova Casa di Riposo a Camucia; il Parcheggio dello Spirito Santo; l’apertura della Porta Bifora. Oltre ad altri progetti importanti commissionati a Lavagnino da privati: l’ex monastero di S. Antonio, albergo Il Monastero, e il Residence Il Melone del Sodo.

Quel contatto continuo, nel recupero del patrimonio storico immenso e irripetibile, tra Architetto e artigiani arricchì vicendevolmente i mestieri a confronto, tanto da far dire a Lavagnino: “Mi considero un architetto artigiano!”, svelando nostalgie per la sapienza  di artigiani un tempo largamente diffusi e oggi in gran parte scomparsi.

Altro capitolo importante del lavoro, nella sua adesione ai problemi territoriali, fu l’incarico urbanistico di aggiornare il Piano regolatore generale comunale (con gli studi associati dell’architetto Danilo Grifoni) seguito al Piano di recupero del Centro Storico. Nell’uno e nell’altro caso, fu adottato il metodo dell’urbanistica democratica, partecipata dai cittadini coinvolti in decine di incontri pubblici. E di quell’urbanistica se ne può discutere certi esiti concreti, in progetti edilizi non sempre felici dal punto di vista estetico, ma quelle previsioni di piano ebbero validità durature, per decenni, com’è giusto che sia. “Cose di cui oggi ne sentiamo bisogno: trasparenza, partecipazione popolare, proiezione nei decenni futuri. Tutto invece si discute in segrete stanze. E la qualità degli interventi non può non risentirne: basti vedere il parco pubblico in corso di realizzazione sull’ex campo di calcio della Maialina (assurda colata di cemento), o l’ingolfamento di centri commerciali a ridosso della ex statale 71, a Camucia. Trasgredendo consolidati principi urbanistici: che sconsigliano la creazione di centri commerciali nei centri abitati, preferendo le periferie”. Queste sono state alcune riflessioni espresse da Lavagnino, condivisibili, preoccupato su scelte urbanistiche comunali in gestazione. E, interrogandosi sul futuro, si domanda: “se  per qualificare i fabbisogni futuri del territorio ci siano state, o sono in previsione, consultazioni con le categorie economiche, coi residenti, e con gli stessi stranieri che hanno adottato Cortona come seconda patria?” E ancora, “assodato che a Camucia esiste una vasta area archeologica, risalente a epoca etrusca, non è il caso di circoscrivere quell’area con vincoli di tutela? O s’intende proseguire, come in passato, nella politica dello struzzo?” Per gestire piani di sviluppo economici e residenziali di lungo respiro, senza guastare il buono fatto, sono richieste al Comune alte professionalità e contatti veri con la popolazione. Perchè pensare in grande il futuro non è esclusivo dei detentori pro tempore del potere, ma di tutti.

fabilli1952@gmail.com

Lavagnino - Porta BiforaRiapertura Porta bifora Lavagnino - Parcheggio Spirito SantoParcheggio Spirito Santo Lvagnino - Parcheggo Sprito SantoParcheggio Spirito Santo Lavagnino - ex-carceri-prosp-prg (1)Ricostruzione per edilizia popolare diruto ex Carceri Lavagnino - Palazzetto Venuti e Arcioni (1)Recupero Palazzetti in Via Roma per edilizia popolareLavagnino - 3d- S.AntonioEx complesso monastico s. Antonio destinato ad albergoLvagnini -Borgo il Melone Complesso residenziale Il Melone al Sodo

Silvio Passerini, erede di antica nobiltà vissuta con impegno e ironia

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Silvio PasseriniFu il mito della mia fanciullezza, Silvio Passerini. Quand’era adolescente entrò col motorino rombante in chiesa a Pergo, in evoluzioni da gimkana!… mentre assistei alla blanda reazione di don Giuseppe: “Silvio che fai?! Lo dico al babbo!…” l’avesse fatto chiunque altro quel “sacrilegio”, minimo, il prete l’avrebbe preso a scapaccioni. L’amico comune Fernando mi consentì di ridere con Silvio su quei tempi andati. E appagai la curiosità di osservare, di passaggio, l’archivio di Casa Passerini. Dove ci fu lo stesso François Mitterrand – detto Le Florentin per il modo d’intendere la politica – a visionare lettere autografe del maestro di scienza politica Niccolò Machiavelli.  Di Silvio – qualche anno maggiore di me – frequentai nel parco domestico il secolare Platano, sotto cui sbrigliavamo fantasie infantili. Ancora è vivo. Sui cui lunghi rami furono iscritte storie personali infinite. (Scemenze da esecrare, ma accadute). Seduti al timido sole invernale davanti casa, Silvio raccontò in poche battute la storia del Platano e degli Angori, contadini plurisecolari dei Passerini che, epoche fa, interrarono la pianticella d’origini orientali. Legame mai estinto tra le due famiglie. Fino all’ultimo, Silvio si prodigò per risolvere la malattia mortale del compagno d’infanzia Sergio Angori attingendo invano alle sue conoscenze. Dispiacere che rievocò a noi ospiti. Affetti ed esperienze indelebili nella sua memoria, testimonianza d’animo generoso. Pur privo di studi elevati è molto colto, grazie a vite intense sua e familiare, citando vari casi di vicende e persone, semplici e illustri, che ha conosciuto. Come la storia di Gino Severini, vicino di casa. Del giovane ne capì il talento pittorico un chierico, Prozio di Silvio, che lo stipendiò da panettiere… Al benefattore, il pittore dedicò un ritratto. Il ritratto della sua motocicletta Silvio lo chiese a Balthus (pseudonimo di Balthasar Klossowski de Rola, artista sofisticato di equivoche fanciulle in fiore, che vendeva quadri a prezzi astronomici a persone scelte da lui stesso), ospite a villa Passerini. Il pittore rinviò il momento di soddisfare quella richiesta singolare, finchè si disse pronto. Ma Silvio glissò: quel giorno era preso da altri interessi… e non ebbe il ritratto della moto. Per l’ironia che lo distingue, Silvio commentò quella privazione che avrebbe avuto un valore  notevole: “Posso dire di aver rinunciato a profittare dei lavori di Balthus, anche per un’altra storia…” il pittore,  affiancando un regista belga  in uno spettacolo teatrale, ogni giorno gettava nel cestino bozzetti di scene non  piaciute…, d’indubbio pregio culturale e venale,  finite nei rifiuti senza che nessuno le raccogliesse!

Nell’androne di casa, dove seguitavano i racconti intriganti di Silvio, davanti a una MV Augusta corsaiola affiancata a finimenti da cavaliere, commentò: “Ecco due esempi di cavalcature!…” Mentre dalla parete ci guardava un bel ritratto femminile ottocentesco, non ricordo se amica o parente di Ugo Foscolo. Altro personaggio legato ai Passerini. Nella stanza adiacente c’è il ritratto del cardinale Silvio Passerini. Tra i capostipiti, colui che esaltò fama e ricchezza del casato. Grand commis politico dei Medici (evocati nel blasone Passerini, dove sono: il bue chianino a fianco delle sei palle medicee), servitore di Papi, proprietario di mille poderi tra Firenze e Orvieto (è scritto nella storia di Cortona nel Medioevo di Gerolamo Mancini), costruttore del Palazzone, dimora principesca oggi donata alla Scuola Normale di Pisa, e di palazzi e ville tra Toscana e Umbria. Nominato il famoso prozio, di cui porta il nome e ne cura l’eredità storica, Silvio (‘toscanaccio’, alla Curzio Malaparte) non rinunciò alla battuta: “Sapete l’origine del nome Montalla? Era il luogo dove il Cardinale… incontrava l’amante! Siccome il prete del posto non lo gradiva, minacciò di recarsi con la mula dal Papa a denunciare lo scandalo… ma il prete a Roma non giunse mai… Il Cardinale morì avvelenato da un cesto di fichi…” L’ironica vena narrativa di Silvio alternava battute sapide a digressioni storiche anche descrivendo l’archivio di casa, del cui riordino si curò la Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze. Fonte culturale d’inestimabile valore, che meriterebbe attenzioni anche di istituzioni pubbliche. L’archivio è, tuttavia, in ottime mani. Con la promessa di Silvio di farmelo frequentare di nuovo, che riterrei privilegio speciale sotto la sua guida lucida.

Ai saluti di commiato, regalai copia del mio libro I Mezzadri, dei quali, già guardando la copertina, Silvio mostrò di conoscerne la storia avendola vissuta. Le battiture in aie polverose, feste mobili contadine, dove ogni famiglia consumava in un giorno, in pranzi voluttuosi, equivalenti calorie d’un anno di alimentazione della famiglia stessa: prezzo da pagare per non sfigurare con gli altri. E le scartocciate del granturco, dove bastava un organetto a scatenare balli a non finire, che si mutavano, complici le notti, in occasioni ghiotte di conoscenze… sentimentali.

Insomma, dietro l’uomo affascinante che generazioni di donne hanno ammirato –  oggi agente immobiliare col figlio Gianluca, produttore di vini pregiati, e prestatore di signorili location per cerimonie – c’è il lucido testimone del territorio e del tempo, passato e presente, in ragione delle sue esperienze di lavoro e di vita in contatti internazionali avuti, tanto che potremmo definirlo: Conte Popolare e Cosmopolita. Non a caso ha sposato una delle più belle donne del Granducato di Lussemburgo: Simone. Esempio vivente di transizione della nobiltà agraria al mondo globalizzato, ben radicato nelle tradizioni del territorio.

Silvio, con nonchalance, sta con l’inclito e l’umile senza vanità, riflessivo su quanto accade: sia d’interesse generale sia riguardo a persone singole.  Per le quali si prodiga senza tornaconto. Anzi. È il primo a indignarsi sul modo dilagante d’arraffare: “A che serve arraffare a chi ha già tanti soldi da non avere il tempo da spenderli!?…” Sagge parole,  da sottoscrivere.

fabilli1952@gmail.com

Silvio PasseriniSilvio Psserini con il suo cane corso Il Platano Passerini - olio di Shelly GoldsteinL’antico platano Passerini. Olio su tela di Shelly Goldstein

L’impresa di Franco Bentenuti: volare in cielo e nel futuro coi “Baroni Rotti” ed “Etruria Volo”

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Bentenuti 2A cadere (dalla moto) spezzandosi la spina, rimettersi in sella (al Quad) e volare in aereo ci vuol gran volontà, applicazione e fantasia, com’è  capitato al cortonese Franco Bentenuti, oggi protagonista in attività complesse, raccolte presso l’Aeroclub Serristori, a Castiglion Fiorentino.

Percorrendo lungo la strada provinciale, che da Castiglion Fiorentino va a Cesa, curioso mi domandavo come funzionassero, in quell’angolo di campagna,  piste di volo, aerei, hangar, abitazioni, piscina,…  un complesso che si sviluppava di continuo, e, soprattutto, aveva l’aria di sfidare il tempo, di non decadere, anzi, crescere! Finchè un amico comune, l’ingegner Bruno Frattini, me ne ha portato a conoscerne il deus ex machina,   Franco Bentenuti. Nostro vicino di casa (mio e di Bruno), che non avevo mai incontrato prima. Strada facendo, Bruno s’era promesso di non anticiparmi nulla, poi, durante la chiacchierata sotto gli hangar, ho capito che anche Lui è tra i  protagonisti di quel gruppo di imprenditori e sognatori. Amanti del volo, della solidarietà coi portatori di handicap,  delle nuove tecnologie, dello sviluppo del territorio,… inseguitori di sogni, in gran parte definiti e realizzati, e sulla strada di realizzarne ancora nuovi, pur con i piedi piantati nella realtà.

Pian piano ho scoperto la forza di volontà di Franco Bentenuti che, nel 1991, ebbe un incidente di moto grave, con lesioni spinali cervicali, di quelle che possono lasciarti senza più l’uso di mani e gambe. Affermato programmatore e progettista industriale, presso l’orafo Tacchini a Terontola, Franco riuscì, dopo dolorose cure e lunga riabilitazione, a riprendere l’uso delle mani. E, con i miglioramenti fisici, crebbe la sua aspettativa di riprendere il lavoro, come fece, da progettista e programmatore, e insegnante di elettronica elettrotecnica e controllo numerico, presso l’ITIS e il Margaritone di Arezzo.

La svolta: Franco incontrò, presso l’Associazione Paraplegici di Arezzo, una persona che gli ventilò l’idea di condividere la passione del volo con altri disabili. L’idea affascinante richiedeva passaggi obbligatori: come adattare i velivoli ottenendo l’approvazione delle modifiche dall’Aero Club Italia. E, per dar seguito alla condivisione di quella passione, fu costituita l’Associazione nazionale per il volo “Baroni Rotti”. (Trasposizione ironica del “Barone Rosso”, il barone Manfred Von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca nella I° guerra mondiale, che si era guadagnato il soprannome per aver dipinto completamente di rosso il suo Fokker da combattimento).  Con questa, in Valdichiana, s’avviava una scuola di volo con propri istruttori. E da lì – ottenuta la concessione d’una vasta area agricola, terreni e un rudere, dall’Ente Serristori di Castiglion Fiorentino – nacque il “Centro Volo Serristori”, scuola di volo per disabili, dal 1995. Si procedette alacremente al livellamento dei terreni per la pista di volo, fu costruito il primo hangar per ricovero e manutenzione velivoli, rendendo così effettiva la scuola: potendo gli allievi svolgere, in un’unica sede, la formazione  ottenendo l’abilitazione al volo, senza spostarsi in giro per l’Italia in cerca di istruttori, piste, aerei,… mentre casa Bentenuti fungeva quasi da ostello. Il problema dell’ospitalità non era secondario, provenendo gli allievi dalla Sicilia alla Lombardia; nonostante che l’Associazione Baroni Rotti curasse il dislocamento degli aspiranti al volo anche in altri centri di addestramento nazionali.

Fatti importanti intervennero a far crescere il Centro Volo Serristori. La progressiva chiusura di centri volo preesistenti a Siena, Perugia, Grosseto, Lucca, e la decisione dell’Ente Serristori (gestito dal Comune) di alienare i terreni concessi al Centro Volo, per finanziare interventi sul proprio patrimonio immobiliare. Era il 1999. Dei 60 soci del Centro Volo, 19 sottoscrissero l’impegno di partecipare all’asta pubblica per acquistare l’area, fin’allora in affitto dal Serristori. La base d’asta era fissata a 390 milioni di lire. A Franco, ancor giovane (aveva 28 anni), soci più esperti  suggerirono di offrire 401 milioni e 750 mila lire. E le 750mila lire furono decisive per vincere l’asta sulla concorrenza. Per gestire la nuova proprietà, di 11  ettari e un casale diroccato, fu costituita una società a responsabilità limitata di cui Franco fu eletto presidente. Invece di restaurare il casolare diruto, fu deciso di costruire  strutture residenziali nuove per gli aspiranti piloti. Costruita una piscina un ristorante e nuovi hangar, l’ultimo nel 2004. Nei vent’anni trascorsi dall’acquisto dell’area, sono sorti 7 blocchi di hangar, 2 piste di volo (una asfaltata e l’altra erbosa), 15 appartamenti (metà adattati a clienti disabili), vengono ospitati 30 aerei, di cui 25 di privati e 3 di proprietà della scuola, e altri aerei super leggeri.

Intanto crescevano, intorno a Franco, sia appassionati al volo  sia collaboratori e, con essi, progetti per il futuro. Così nacque l’Associazione Tuscan Easy, senza scopo di lucro, per sviluppare “turismo sostenibile e inclusivo”, a cui aderirono privati e istituzioni pubbliche (ICARO, MAEC, ditta Magini, ditta Athena, AION Cultura), come nacque un’altra Associazione di e-commerce per valorizzare prodotti locali. E, nel seguire l’evoluzione degli aeromobili, è venuto anche l’interesse per i droni, creando la società Etruria Volo SRL,  di cui Bentenuti è direttore, in collaborazione con  Bruno Frattini (amministratore di ICARO) e l’avvocato pisano Giuseppe Ramalli. Ramalli, a quarant’anni,  abbandonò la professione forense per dedicarsi a una nuova vita  in Valdichiana, quale: progettista, costruttore, programmatore, istruttore e guida di droni!   L’angolo dell’ hangar ch’egli occupa – con prototipi funzionanti, pezzi di ricambio, e un aereo leggero da turismo e scuola guida – è pure dotato d’un laboratorio, in cui Ramalli mette in opera le sue idee hardware e software, da provetto inventore. Tanto che, in risposta all’impegnativa domanda della figlia “Babbo, ma tu che fai?”, gli avrei suggerito – anche se l’ho visto un po’ perplesso, forse perché non legge fumetti – “Rispondile che emuli Archimede Pitagorico! il genio inventore nei fumetti di Topolino e Paperino.” Battute spiritose a parte, già è provata –  da Ramalli – la versatilità dei suoi droni nel produrre rilievi aerei in tempi rapidi, affrontando i più svariati temi: cartografici, geologici, ambientali, plani volumetrici, ecc. Perciò la società Etruria Volo, dal 2014, coi droni è in grado di realizzare monitoraggi vari sul territorio, oltre a formare nuovi tecnici: fornendo manuali operativi e rilasciando abilitazioni all’uso di droni; a cui si aggiunga la costruzione degli stessi, seguendo idee innovative. Servizi di cui già si avvalgono centri di ricerca nazionali,  universitari, enti pubblici e privati.  Per quanto sia impegnativo sviluppare ricerche e applicazioni in campo dronistico (a causa dei rischi dell’uso terroristico), ai protagonisti di Etruria Volo non mancano coraggio e inventiva.

A loro sostegno, sarebbe auspicabile un maggiore interesse dei soggetti pubblici e privati presenti sul territorio. I quali, comprese le innumerevoli potenzialità dei droni,  avrebbero  disponibili una vasta gamma di servizi: utili alla pianificazione territoriale, alla programmazione di infrastrutture, alla produzione di carte tematiche per il turismo, oltre alle  mappature di siti archeologici, industriali, urbani, ecc.

Dal 2015, l’abilitazione a centro addestramento all’uso dei droni, presso il Centro Volo Serristori, andava ad aggiungersi all’abilitazione a scuola volo per aerei leggeri e superleggeri e a scuola volo per aviazione civile, compreso il volo notturno, potendo così rilasciare licenze professionali. Si contano, ad oggi, almeno tre persone, qui abilitate, che esercitano la professione di piloti civili. Ecco un altro singolare valore del Centro Volo Serristori:  abilitato a scuola volo riconosciuta da ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) e altresì abilitato  a livello europeo, come  numero 0 (zero), essendo stata la prima scuola europea abilitata. A certificare la crescita enorme, in prestigio e affidabilità, della scuola volo, conseguente  a capacità e responsabilità, dimostrate nel tempo, in campi altamente tecnologici. Sottoposti a rigide normative per la delicatezza del compito nell’abilitare al volo piloti di aerei leggeri e, persino, aerei civili.

A conclusione dell’incontro affascinante, al Centro Volo Serristori, ringrazio Franco Bentenuti e i suoi entusiasti collaboratori presenti alla chiacchierata, Bruno Frattini e Giuseppe Ramalli, per avermi illustrato un’eccellenza della Valdichiana. Nata nello spirito solidale di far accedere anche i disabili al piacere del volo aereo. Missione accresciutasi strada facendo di capitoli nuovi dalle valenze nazionali, ricadute importanti sul territorio, e  dal futuro promettente. Sul quale sarebbe auspicabile la collaborazione di  componenti civili e istituzionale della Valdichiana, della quale abbiano a cuore lo sviluppo. E, son convinto, che spinte dal territorio sarebbero molto apprezzate dai miei ospiti d’un pomeriggio al Centro Volo. Lieti di cimentarsi in sfide nuove, tante sono le loro capacità e fantasia imprenditoriale,  oltre all’affetto per il territorio dimostrato in tanti anni di impegno.

Bentenuti 6Centro Volo Serristori a Castiglion FiorentinoBentenuti 3Franco Bentenuti, Amministratore del CentroBentenuti 5Franco tra i suoi amati oggetti per il voloBentenuti 4Oltre alla abilitazione al volo, si abilita anche alla guida dei droniBentenuti 2Da questa scuola guida al volo abilitata anche per portatori di handicap sono transitati anche piloti attualmente attivi nei coli di aviazione commerciale

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