
Anche il miglior saggio storico stenterebbe a invitare alla lettura giovani liceali o universitari, al di fuori dei libri curricolari. Inutile sdegnarsi, è la realtà. Per quanto i preliminari Risorgimentali furono intriganti: dagli iniziali generosi tentativi nei vari staterelli italiani di ottenere Statuti liberali, ai moti carbonari, agli esordi di battaglie nazionaliste indipendentiste coniugate o meno con le prime lotte sociali. Molti protagonisti finirono tragicamente: uccisi, prigionieri, in miseria anche se d’elevata estrazione sociale. Rimasti impressi nelle nostre memorie adolescenziali – Silvio Pellico, Fedele Confalonieri, Ciro Menotti, Carlo Pisacane, i martiri di Belfiore, i fratelli Bandiera,…- come “eroi”, lontani nel tempo, ma capaci di suscitare simpatie.
La premessa piuttosto sconsolante sul versante lettori non ha intimorito due Autori intenzionati a rinverdire memorie scolastiche nel libro “Eravamo un paese per giovani – Un selfie per il Risorgimento italiano”(Intermedia Edizioni). Determinati a cogliere particolarmente l’attenzione giovanile, hanno escogitato una formula narrativa singolare: unendo, a mo’ di selfie, miniautobiografie in punta di penna di giovani patrioti della prima metà dell’Ottocento – come dice il sottotitolo – raccolte e commentate ciascuna nientemeno che da Alexandre Dumas, celebre autore dei Tre moschettieri e L’isola di Montecristo. Altro artificio letterario – usato dagli autori, i giornalisti Valeria Iacovino e Marcello Giannotti – non azzardato: Dumas seguì la spedizione dei Mille nella Battaglia di Calatafimi e raccolse nel libro I Garibaldini ricordi del periodo trascorso a fianco dell’Eroe dei due mondi fino all’entrata da dittatore in Napoli. Di più. Pur senza seguire canoni accademici, il libro fornisce strumenti da saggio storico: schede biografiche riassuntive sui personaggi, cenni bibliografici e documenti allegati, pochi ma significativi, come il Testamento del socialista e patriota Carlo Pisacane che concludeva così: “se il nostro sacrificio non porterà alcun vantaggio all’Italia, sarà per essa almeno una gloria l’aver generato figli, che volenterosi s’immolarono pel suo avvenire”.
Impegno non da poco: far parlare in prima persona i/le protagonisti/e, anche dei loro stati d’animo, relazioni, azioni, affetti, … attingendo, nella ricostruzione, a materiali eterogenei: carte processuali e poliziesche, corrispondenze personali, libri e giornali d’epoca,… Protagonisti che condivisero situazioni comuni: giovani uomini e donne, e – salvo un ragazzino trovatello – in condizioni economiche agiate se non nobiliari, animati da sentimenti libertari, nazionalisti indipendentisti, anticonformisti, coinvolti in conflitti familiari o con autorità statali e religiose; cresciuti e vissuti in diverse regioni italiane, alcuni furono pure viaggiatori per necessità in Francia e Inghilterra (ospitali coi fuoriusciti politici) e persino in Turchia.
Il ventaglio dei protagonisti non è ampio ma significativo.
“Il primo eroe” che racconta sé stesso è Michele Morelli, giustiziato a ventiquattro anni. Militare, sedicenne iniziò la carriera nell’esercito di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Tornati i Borboni, seguitò nel loro esercito la carriera militare covando idee rivoltose. Fino a farsi capo d’un’insurrezione ch’ebbe successo per un anno e, infine, fu sconfitta dalle truppe della Santa Alleanza (Austriache); molti antiborbonici furono giustiziati insieme a Michele Morelli.
Accennavo al ragazzino trovatello, eroe cult nella sua città di Roma, a cui sono dedicate indicazioni stradali, ritratti bronzei e persino l’associazione Gli amici di Righetto, di cui è incerto pure il nome. Nella sua mente infantile affascinato dal nobile patriota Federico Torre, Righetto fu tra le vittime della repressione francese invocata in soccorso da papa Pio IX, provvisoriamente messo in scacco dalla Repubblica Romana. Il protettore Federico Torre, dopo varie peregrinazioni perché perseguitato dal Papa, sopravvisse addolorato alla morte di Righetto (squarciato da una bomba), divenendo fine letterato e ricollocato da Cavour nell’impiego militare.
C’è “il Moro in camicia rossa” (Andrea Aguyar), anch’egli d’origini incerte (schiavo?), giunto dal sud America con Garibaldi, che seguì nelle battaglie fino a perdere la vita. L’uomo di colore in camicia rossa non passava inosservato, però forse sarebbe finito nel dimenticatoio senza il ritratto proposto in questo libro. Altrettanto esemplare è la storia del prete Enrico Tazzoli, tra i martiri di Belfiore, religioso costretto allo stato laicale per i sentimenti antiaustriaci e per aver associato nella predicazione la passione indipendentista alla questione sociale, rappresentata dalle insopportabili diseguaglianze tra ricchi e poveri. Pari simpatia raccoglie il selfie di Ciro Menotti, indimenticabile eroe dei nostri studi giovanili, capace di sacrificare sentimenti amorosi verso moglie e figli sull’altare della lotta alla tirannide antiliberale dell’ambiguo duca di Modena, “costretto” dall’Austria a rinnegare lo Statuto (emanato e ritrattato) e condannare a morte i cittadini ribelli come Ciro.
Altrettanto avvincenti sono le pagine dedicate a eroine risorgimentali, divenute tali non tanto e non sempre per la volontà d’esserlo, bensì per fedeltà agli ideali e agli uomini di cui erano innamorate. Travolgenti amori che esposero quelle donne a vite travagliate, prigionie, separazioni dolorose dai figli, esili, dissipazioni di beni familiari,… Bianca Milesi Mojon, Maria Gambarana, Metilda Viscontini (Le tre giardiniere di Milano), Rosa Testi Rangoni (Mamma Rosa), Cristina Trivulzio Barbiana di Belgiojoso (La Principessa), Enrichetta di Lorenzo (Frammenti di un amore scandaloso), Jessie Jane Meriton White (La giornalista inglese), sono le protagoniste di capitoli a loro dedicati – sotto i titoli messi da me tra parentesi.
Vien da chiedersi se gli Autori raggiungeranno l’obiettivo prefissato: “far scoprire e riscoprire ai nativi digitali di oggi il coraggio e l’orgoglio della loro età” giovanile. Glielo auguriamo. Riconoscendone l’impegno compiuto nel raccogliere in un libro snello, essenziale, di facile lettura, esemplari storie risorgimentali in cui fatti, idee, vittorie, sconfitte, amori, tradimenti,… son chiamati col loro nome senza retorica – depositata in certi libri scolastici – nel trattare quel periodo, denso di fermenti ideali che riverberarono nelle coscienze e nella storia italiana dei decenni successivi.
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