Carlo Roccanti presenta il libro “Tutti dormono sulla collina di Dardano” di Ferruccio Fabilli

postato in: Senza categoria | 1

Cortona 21 Aprile 2017, Istituto Severini
Sono abbastanza abituato a parlare in pubblico e non mi emoziono di certo, però debbo ammettere che parlare davanti a un così bel gruppo di studenti un certo effetto me lo fa… anche perché questo doveva essere il mio “mestiere” che, ahimé, ho tradito a suo tempo. Dunque facciamo il cosiddetto “giro di tavolo” come si usa nei convegni o nei corsi di aggiornamento. Mi chiamo Carlo ROCCANTI , cortonese “doc” sono nato e vivo da sempre al Riccio, vicino a Terontola. Ho studiato anch’io tra queste mura, ai piani di sopra, al Liceo Classico come poi racconterò… Poi l’Università a Perugia e la Laurea in Lettera Classiche. Ma ancor prima che mi laureassi capitò per caso un concorso alla Cassa di Risparmio di Firenze e lo vinsi alla grande. Dato che appartengo a quella generazione che ha vissuto più o meno il mitico ’68, mi piace parafrasare la bellissima canzone di Antonello VENDITTI: “ Compagno di scuola, compagno di niente / ti sei salvato dal fumo delle barricate ? Compagno di scuola, compagno per niente / ti sei salvato o sei entrato in Banca pure tu ?” Ebbene sì, ci entrai e ci sono rimasto volentieri per tanti anni ,allora il Bancario era un privilegiato: nel 1977 venni qui alla Filiale di Cortona in Piazza Signorelli come cassiere, ultimo arrivato, e ne sono uscito nel 1993 come Direttore: una carriera un po’ all’americana… Sono fortunatamente in pensione dal 2009 e da allora mi occupo, ancor più di prima, delle cose che mi hanno sempre divertito: in particolare la poesia dialettale chianina (che ho cercato di divulgare in mille modi assieme all’amico Rolando Bietolini), la storia e la cultura locale, e il giornalismo. Un amore, quello per la carta stampata che mi porto dietro fin da ragazzo e che non accenna a diminuire, anzi… Ma veniamo all’assunto, al motivo di questo incontro. A parte qualche fugace e casuale incontro alle casse della COOP (meglio lì che…in Farmacia come dicono saggiamente i nostri vecchi), era un pezzo che non rivedevo il vecchio amico Ferruccio FABILLI. L’occasione è stata quella di una mia “Dissertazione semiseria” assieme a Sergio ANGORI e Rolando BIETOLINI presso il Centro Sociale di Terontola su un tema solo apparentemente frivolo: “Le corna nella letteratura e nella storia”. Ferruccio, che conosce bene i suoi polli, ne ha approfittato per “commissionarmi” la presentazione odierna di questo suo agile e bel libro “TUTTI DORMONO SULLA COLLINA DI DARDANO”. E’ andato a colpo sicuro perché sapeva che non potevo dirgli di no, non solo in virtù di una vecchia e solida amicizia, ma anche per tutta una serie di motivi che mi hanno stimolato. Il primo è stato il titolo del libro, anche se la foto di copertina mi ha indotto agli scongiuri di rito (vista anche la serata cui accennavo) accompagnati da qualche gesto apotropaico ben dissimulato. Eccellente l’idea di rifarsi all’”ANTOLOGIA DI SPOON RIVER” dello scrittore americano Edgar Lee MASTERS: un libro che ho letto e riletto ricavandone ogni volta nuove e diverse emozioni. Un libro che anche chi non lo ha mai letto lo conosce e ciò grazie alle immortali canzoni di Fabrizio DE ANDRE’ che lo ha letteralmente saccheggiato. In questo libro rivivono i personaggi di una “controcittà” di fantasmi in un tranquillo ed erboso cimitero del Midwest americano dove ognuno dalla sua tomba racconta la sua storia che viene fuori vera, reale, non più mascherata dal velo di ipocrisia che gli epitaffi incisi evidenziano. Un immortale atto di accusa contro lo stile di vita di un’America provinciale e puritana. Ferruccio, citando e facendo rivivere tanti personaggi come poi vedremo, ha ricreato genialmente una Spoon River cortonese appunto sulla “Collina di Dardano” .
-1-
Ma non c’è solo questo: per quanto mi riguarda c’è anche la suggestione del luogo dove ci troviamo ora che mi ricorda tanti momenti di un periodo felice delle nostra esistenza, gli anni passati spensieratamente tra i banchi del Liceo: dopo poco sarebbe arrivata “la vita” con tutti suoi problemi. E la suggestione del luogo mi lega ancor di più al ricordo di Ferruccio Fabilli, mio compagno di banco in quel Liceo. Ho ricordato di recente quei momenti e quei “personaggi” in un mio articolo sul periodico del Centro Sociale di Terontola di cui sono in pratica Direttore, Redattore, Impaginatore, fotografo e via dicendo e che è giunto al n. 103: una triste occasione perché facevo l’epitaffio funebre di un coetaneo grande amico del nostro gruppo Angiolino FANICCHI. E in quell’occasione ha ricordato i vecchi amici, citandoli per nome ed anche per…soprannome: Augusto CAUCHI (il “Godzillo”), Moreno BIANCHI (“ Denoide”), Umberto SANTICCIOLI (“Zanzara”), lo stesso Angiolo FANICCHI (“Facchetti” per motivi…calcistici). Lo sapete come chiamavamo Ferruccio ? Sicuramente il soprannome l’avrò inventato io (ero geniale per queste cose): lo chiamavamo “Puzzo”. No, non pensate male…la cosa non era dovuta a motivi igienici, bensì a motivazioni di alta filosofia di vita. Infatti, capiterà anche a voi, quando ci intrecciavamo su discussioni infinite senza mai giungere ad una conclusione accettabile, la parola finale la metteva Ferruccio ed era immancabilmente: “ Ma perché ve la prendete ? Tanto è tutto…puzzo !” Pur giovanissimo, Ferruccio aveva già maturato una sua filosofia di vita da adulto, già sapeva dare alle cose il suo giusto valore ed era intimamente fedele alla poesia (“Tormentone” come si direbbe oggi) di San Filippo NERI (1515-1595) di cui cito solo la prima strofa (le altre ne ricalcano il concetto): “Se vivessi mille anni / nella gioia e senza affanni / ma alla morte che sarà ? /ogni cosa è vanità !” Forse era il ricordo inconscio di qualche buon insegnamento ricevuto nel breve periodo delle Scuole Medie che Ferruccio trascorse in Seminario. Il Seminario poteva essere l’incipit di una bella carriera stroncata però sul nascere : chissà, oggi sarebbe arrivato alla porpora cardinalizia in attesa di un ulteriore…scatto. Ma forse no: anche di quella avrebbe detto che…è tutto “puzzo”. Da una “chiesa” Ferruccio passò all’altra (a quei tempi contrapposta): lo attrasse il vecchio P.C.I. (che, badate bene, per moralità, correttezza e impegno nulla ha che vedere con l’attuale P.D.) dove fece “carriera” divenendo anche Sindaco di Cortona nel quinquennio 1980/85 e, se lo fosse stato nel precedente quinquennio, avrebbe trovato anche me in Consiglio, però nei banchi dell’opposizione. Rivestì anche le cariche di Consigliere e Assessore Provinciale, ma preferì non andare troppo oltre in tale ambito: restava legato ad una concezione “Berlingueriana” del partito e si stava accorgendo già allora che di roba del genere non ce ne era più in giro… Anche lui come me, che militavo nella vecchia Democrazia Cristiana, credo che ormai non si riconosca più in quello che è divenuta attualmente la politica: eccoci qua, due “reduci” che si leccano le ferite di antiche ed epiche battaglie . Invece allora ci credevamo: i nostri genitori avevano passato i burrascosi anni della guerra e ce lo ricordavano sempre, poi l’ideologia imperversava. Eravamo la generazione del ’68, quella degli scontri, delle accanite assemblee scolastiche… Ma una volta tolta quella “maschera” che doverosamente eravamo tenuti a portare, tornavamo gli amici e i goliardi di sempre. Non so se a livello didattico esistono ancora, ma allora imperversano i “Gruppi di studio” ed il migliore era senza ombra di dubbio il nostro. Vi leggo la formazione: il sottoscritto Carlo ROCCANTI (politicamente DC), Mario STOLZOLI (gruppettaro di sinistra), Augusto CAUCHI (extraparlamentare di estrema destra), Ferruccio FABILLI ( come me più… “inquadrato” ed allora organico al PCI).
-2-

Le riunioni erano favolose con discussioni e bischerate che duravano ore, poi alla fine la solita domanda: “ Oh ragazzi, sveglia che c’è da fare la relazione !” E la conclusione era immancabilmente la stessa: “Dai, Carlo, pensaci tu…” E così succedeva ogni volta, ed ogni volta era il consueto… successone ! Lo fate di certo anche voi, non dite di no!, studiavamo le strategie per le interrogazioni e prendevamo in giro i nostri Professori: uno di questi è il mitico Preside Prof. Oreste COZZI-LEPRI di cui Ferruccio traccia un acuto ritratto che tra poco vi leggerò ben volentieri. Ma tornando alla prima “chiesa” di Ferruccio, una qualche prerogativa del “Prete” gli è sempre rimasta, ma in senso positivo, badate bene. Il “Prete” inteso come terminale e archivio vivente della cultura e della storia di una comunità, inteso come persona attenta e curiosa che inquadra la sua gente e della sua gente ricorda “vita, morte e miracoli”. E’ da questa immensa curiosità, oltre che dalle indispensabili e innate capacità tecniche, che nasce il Ferruccio FABILLI scrittore. Ricordo che fin dai tempi del Liceo aveva il pallino della Medicina: tentò quella strada, ma poi si limitò a fare l’infermiere professionale tenendo sempre d’occhio gli studi, anche se in direzione diversa. Dall’ampliamento della sua tesi di Laurea in Lettere e Scienze Politiche derivò la sua pubblicazione fondamentale del 1992: il ponderoso saggio storico “ I MEZZADRI” –LAVORO, CONFLITTI SOCIALI,TRASFORMAZIONI ECONOMICHE, POLITICHE E CULTURALI A CORTONA DAL 1900 AD OGGI”. Ed.Calosci per la CGIL in 1500 copie, ne possiedo una donatami da Ferruccio con tanto di dedica: la prima parte è una inesauribile fonte di notizie e riscontri storici sul mondo della nostra incredibile “Civiltà Contadina” e sui conflitti sociali che le sono girati attorno. Ma di questo libro io ho apprezzato particolarmente la seconda parte: quella con le interviste e le biografie. Un genere dal quale Ferruccio non riesce a staccarsi, dando in tale ambito il meglio di sé. Sa far rivivere i personaggi, li sa mettere nella giusta luce e questo suo lavoro continua imperterrito ancor oggi sul Periodico “L’ETRURIA” nell’ambito della seguitissima rubrica “GENTE DI CORTONA”. Non sto a tediarvi con i titoli delle molteplici pubblicazioni di Ferruccio perché se andate sul suo “sito” ci trovate tutto. Mi piace citare però due sue recenti “fatiche” che mi hanno particolarmente colpito. La prima è la ricostruzione di un delitto passionale tra coetanei ventenni del cortonese: il famoso “Delitto Gorgai” che tanto ci appassionò all’epoca anche in virtù dell’ipotesi, ben presto smontata, che si dovesse trattare di un delitto a sfondo politico. Si tratta di “FALCE E COLTELLO-DIARIO DI UN OMICIDIO-AMORI E POLITICA NEGLI ANNI DI PIOMBO”, una splendida ricostruzione nata, come ci ricorda l’autore, su sollecitazione del giornalista Michele LUPETTI. Ferruccio torna su queste tematiche degli “anni di piombo” con una delle sue ultime fatiche letterarie: “IL NERO DELL’OBLIO, DELLA VIOLENZA E DELLA RAGIONE DI STATO”. Una specie di intervista sollecitata dal vecchio compagno di scuola Augusto CAUCHI assieme a Luciano FRANCI (entrambi neofascisti aretini coinvolti in attività terroristiche nei torbidi anni ’70). Ho condiviso pienamente l’originale approccio all’argomento e la totale mancanza di pregiudizi: fatto ancor più apprezzabile, considerata la vecchia “fede” comunista di Ferruccio. Si perché Ferruccio è riuscito a scrollarsi di dosso le vecchie incrostazioni politiche che a volte ci impediscono di vedere le cose nella loro piena obiettività. Sperando di non avervi annoiato, vengo ora all’assunto dell’odierno incontro. Ho prima accennato alla rubrica che Ferruccio tiene per L’ETRURIA: il taglio “giornalistico” che giocoforza Ferruccio ha dovuto dare alla sua narrazione ha finito per “tarpagli le ali” nell’impianto di questo suo libro.
-3-

Infatti ci sono personaggi che meriterebbero ben più del ristretto confine delle “due cartelle” (anche se spesso e volentieri…sfora). Il libro è un caleidoscopio di personaggi di ogni censo e specie: piccoli tasselli che, sapientemente intersecati l’uno all’altro, riescono a darci un’immagine vera di Cortona e della sua gente. Si tratta di personaggi che anch’io ho conosciuto in gran parte causa…l’età e che riesco ad apprezzare pienamente proprio per questo, cosa diversa da voi che non li avete conosciuti e lo capisco bene…Tornando all’ “ANTOLOGIA DI SPOON RIVER” , anche questi personaggi sono ormai tutti celati da una lapide o sotto un metro e mezzo di terra al Cimitero sulla collina di Dardano. Ridotti, per chi ci crede, a puro spirito: essenza volatile di una vita che rivive negli scritti di Ferruccio nella sua piena e greve carnalità. Aspetto questo che risalta in tutti loro evidenziando una stagione, a voi sconosciuta o quasi, dove erano questi i veri bisogni primari: si usciva da una guerra fatta di distruzioni immani, sia materiali che morali, ed ora bisognava ricostruire le case, le strutture produttive ed anche…i rapporti umani. Era un periodo difficile quando era a volte complicato coniugare il pranzo con la cena. Da qui le aspirazioni massime: la bella tavolata, il buon cibo, il vino che scorreva a fiumi e, perché no ?, le donne. Si, in molti di questi personaggi la donna è una specie di pallino fisso, la bussola che ha indicato la rotta sicura fino all’ultima stilla di vita. Cito per questo la parte finale di un personaggio “RENZO IL BECCAIO” (pag. 64): …”per fortuna e per il buon carattere, seppe coniugare amicizie, affetti parentali e avventure galanti senza finire in scandali, in guai, nelle insoddisfazioni e nelle delusioni in cui incappano comuni mortali dediti a qualche scappatella, non solo i libertini. Anche se costoro, vivendo licenziosamente, a maggior ragione, mettono in conto qualche dispiacere o disavventura. Perlomeno, questo racconta la letteratura al riguardo. Così come fu splendido il bilancio felice della lunga vita di Renzo: “…io mi sono divertito tanto !” che non è fortuna da tutti. “ Anche il lessico di Ferruccio, di solito misurato e finemente ironico, si adegua spesso a queste grevi forzature gergali che però non stonano inserite nel contesto di questi personaggi. Sono espressioni incollate alla loro pelle che non vivrebbero senza di loro e…viceversa. Ognuno scrive delle cose che conosce a fondo, del mondo e degli ambienti in cui ha potuto contattare queste persone. All’opposto di me, Ferruccio ha vissuto in ambienti di “sinistra” quando le categorie novecentesche di “Destra” e “Sinistra” avevano ancora un senso, diversamente da oggi. E pertanto c’è questo “fil rouge” che lega la maggior parte dei personaggi di Ferruccio. In tutto questo leggo però il rimpianto e la nostalgia di quel mondo “eroico” che ormai da un pezzo non c’è più e che per Ferruccio porta un preciso punto di rottura: la scomparsa di Enrico BERLINGUER, un politico che anch’io ho sempre stimato (pur essendo lontano anni luce da quella ideologia) e che resta un “gigante” se messo a confronto con gli odierni politici di quell’area. Ferruccio ama, come me del resto, anche la fotografia: fotografare vuol dire in qualche modo fermare il mondo, cristallizzarlo in un’immagine mentre la vita e tutto il resto prosegue nella sua corsa. Da qui il valore di questa pubblicazione: ci mostra uno spaccato di vita che è già sfocata e della quale, prima ancora di quello che si possa pensare, il ricordo potrebbe svanire del tutto. Il bello di questo libro è, come dice Ferruccio, che è palindromo: lo si può leggere compiutamente partendo a scelta dall’inizio o dalla fine, sfogliandone a piacimento i personaggi come i petali di un bel fiore.

-4-
Ma prima di passare alla doverosa lettura di alcuni brani, non posso fare a meno di citare testualmente quanto Ferruccio FABILLI scrive nella “postfazione del libro”, un brano che ci fa capire il succo di questa sua fatica letteraria. Scrive Ferruccio: “ Il ventaglio umano del passato impresso nel mio immaginario, sottoposto a un’operazione affettiva e liberatoria, ha provocato il riaffiorare, allo stesso tempo, di tipi “anonimi” insieme a quanti appartennero alla “mitologia” popolare, nel territorio dell’antica cittadina. Espressioni degli infiniti percorsi di vita: nobili, popolani, artisti, intellettuali, perdigiorno, contadini, ubriaconi, preti…iscritti nel mosaico antropologico della Città e del suo vasto territorio, finché si son dispersi nel nulla, accomunati dallo stesso destino. E nessuno è stato solo com’è parso: saggio, pazzo onesto, sincero, bugiardo…come pure-chiosando Pirandello-finiremo tutti per lasciare uno, nessuno, centomila ricordi di noi “.

Passando alla lettura di qualche brano, considerato il luogo non posso che partire da Oreste COZZI-LEPRI, Preside e Insegnante di Storia e Filosofia (pag.110). Nel tracciare il personaggio e la sua particolare “didattica”, Ferruccio ricorda che le sue scarne lezioni finivano sintetizzate in un “mitico” quaderno in auge da decenni e che ogni anno perdeva qualche pagina. Ferruccio lo ha perso: io invece no e lo conservo gelosamente ai piani alti di una delle mie tante librerie. Il “quaderno” era la base imprescindibile per le sue interrogazioni. Io non lo compresi subito e mi presentai alla prima interrogazione forte di approfonditi studi sul libro di testo: interrogazione tecnicamente perfetta e approfondita, ma rimediai un modesto 6 e mezzo: “benino – mi disse – ma occorre individuare il succo delle cose”. Compresi però la lezione. Con un decimo della fatica mi “abbeverai” al “testo sacro”, al “quaderno” e da allora in poi fu sempre 8, immancabilmente. Eppure, quando agli esami di maturità potevamo scegliere una materia per gli orali, fui il solo in tutto il Liceo a portare “Filosofia”. Oreste faceva parte della commissione di esami come “membro interno” e quando mi trovai in difficoltà in una risposta, non so se fui io a interpretare male il suggerimento o lui a darlo sbagliato, la padellai. Ma seppi poi riprendermi alla grande (per lo studio ero andato naturalmente ben oltre il mitico “quaderno”) e fui gratificato alla fine con 60/60, unico “maschietto” oltre a tre colleghe del “gentil sesso”.

Altro personaggio che ho conosciuto per motivi di “lavoro” in quanto la Cassa di Risparmio di Firenze gestiva il Servizio di Cassa e Tesoreria dell’ Ospedale di Cortona è Angiolo SALVICCHI detto “Scadaglio” (Pag. 65)

Poi, per fare anche un breve ripasso di storia locale del primo dopoguerra, è impossibile non citare Alessandro FERRETTI, “ALESSANDRO, conte, sindaco e contadino” (Pag. 15)

Poi, per ricordare qualche significativo spaccato di vita del “Ventennio Fascista”, mi piace ricordare Guido CALOSCI “una vita immersa nell’odore di inchiostro” (Pag. 106) anche in onore del figlio Giuseppe e del nipote Gaetano con i quali sono in continuo contatto per la stampa del giornale.

Ed infine Mario CHERUBINI “Mario guardia del Papa”, padre di Lorenzo “JOVANOTTI” (pag. 77)

-5-tutti-dormono-sulla-collina-di-dardano-di-ferruccio-fabilli

Condividi!

  1. Adriana

    Mi è piaciuta molto questa presentazione del libro scritta in maniera fluida e accantivante da Carlo Roccanti che io ho avuto la fortuna di conoscere tanti tanti anni fa quando lui era un bravissimo alunno di scuola media e io la sua insegnante di matematica.