Con Guerriero Nocentini gli incontri eran diradati, ma, ogni volta, iniziava il saluto col sorriso. Scrutando in faccia l’umore, se buono, non attaccava “Ciao come stai!” – sottinteso –, ma raccontava l’ultima facezia per far una risata insieme, o riflettere con amara ironia se qualcosa non fosse andata pel verso giusto. Approccio amichevole, da un bello sguardo sorridente, che teneva con tutti. Personaggio – senza darsene arie – conosciuto, e conoscente un sacco di persone. Primo dirigente della Coldiretti cortonese (1953), nel risparmiare i soldi della benzina, girava in motocicletta col sindacalista della CGIL, svolgendo funzioni equivalenti: incontrare mezzadri e coltivatori diretti, sparsi nel vastissimo territorio. Oltre la cura d’interessi contadini simili, i due erano uniti dagli stipendi: che non riscuotevano tutti i mesi!
Apparentemente flemmatico, seguiva svariate passioni, impegni, relazioni, fino a tarda età; riscuotendo fiducia negli ambienti più disparati, non importa se di bianchi rossi o neri, religiosi o miscredenti, moralisti o trasgressivi, impegnati o oziosi. Dirigente e attivista DC, consigliere comunale e provinciale, interessato non solo all’agricoltura, dov’era ferratissimo, ma d’ogni aspetto della vita cittadina e rurale, compresa la caccia, sulla quale era prodigo d’iniziative e tavolate, riunendo ecumene politiche. Generoso e ospitale senza secondi fini, le proposte sindacali o amministrative – quasi sempre sensate – come le accennava, erano accolte o sostenute. Equilibrato e logico nel valutar le cose – qualità non tutte riscontrabili tra politici e sindacalisti –, se insisteva, non era su questioni balzane. Legava facile con le persone. Intelligente, concreto, ironico, condivideva con amici e conoscenti la gioia di vivere, con spirito da eterno ragazzo.
Nel gennaio 1990, mi concesse una lunga intervista sulla sua storia, intrecciata a quella delle campagne cortonesi, che inserii nel libro I Mezzadri – lavoro, conflitti sociali, trasformazioni economiche, politiche e culturali dal 1900 ad oggi – ancor oggi disponibile presso la CGIL, che l’aveva editato. Sindacalista esordiente, affrontò, dalla parte mezzadrile, numerosissimi contenziosi coi proprietari agrari, che non avevano adempiuto al dovere dei saldi colonici annuali per decenni, perfino da vent’anni e oltre. Il difficile era far ricordare al contadino acquisti e vendite in così lunghi lassi di tempo. Mentre l’amministrazione padronale sapeva benissimo gli affari pregressi d’un podere. Quei serrati complicati contenziosi si protrassero ben oltre la soppressione della mezzadria (1965). Dal 1953 al ’90, aveva portato gli associati alla Coldiretti cortonese da 117 a 1718; dei quali, il 30 per cento comunisti. Iniziata l’avventura da solo e senza mezzi, stava andando in pensione con l’ufficio aperto tutti i giorni da 9 impiegati. Coldiretti col patronato EPACA, e CGIL col patronato INCA, nel ’90, coprivano il 90% del fabbisogno assistenziale di pratiche amministrative sociali (pensioni, invalidità, …). Dunque, a Cortona e in Italia, CGIL e Bonomiana erano accomunate da iniziali obiettivi: dare finalmente ai mezzadri quanto gli era stato negato da sempre, in termini economici e di sfruttamento, dignità e giustizia. Ma le due organizzazioni erano divise sugli sbocchi economici agrari. CGIL Federmezzadri intendeva ottenere gratuitamente la terra ai contadini, e gestirla magari in forme colcosiane; mentre, più concretamente, Coldiretti aiutava mezzadri e piccoli proprietari a beneficiare dei finanziamenti agevolati (Piano Verde 1° e 2°) per acquistare poderi e attrezzature, costruire case e annessi; gestendo semmai in forma cooperativa la trasformazione e commercializzazione dei prodotti (tabacchificii, cantine sociali, frantoi, molini, conservifici, …). Col tempo, anche CGIL Federmezzadri si convinse della bontà della linea Coldiretti, avendo perso occasioni e iscritti; molti comunisti e socialisti, interessati alla proprietà, erano entrati nella sfera Coldiretti. Intanto, gran parte dei mezzadri locali erano fuggiti, e Coldiretti e il sistema collegato (DC, parrocchie, …) attrassero in Valdichiana numerose famiglie immigrate dal sud Italia, cercando di coprire la voragine lasciata dall’emigrazione. Operazione criticata a sinistra, ma anche questa ebbe successo.
Quando con Guerriero ripercorrevamo le tappe del movimento sindacale contadino cortonese, in lui non c’era la spocchia di chi era stato dalla parte della ragione; mentre guardava al presente e al futuro incerto dei coltivatori, minacciati dal globalismo e da grandi concentrazioni fondiarie che gonfiarono i prezzi dei terreni: era l’epoca dei Gardini e Gabellieri, accaparratori di terre, gran parte lasciate incolte o mal coltivate; ma ormai la frittata era fatta: la lievitazione assurda delle terre. Guerriero guardava avanti, come far sopravvivere i nuovi imprenditori agricoli: valorizzando le tipicità, migliorando standard produttivi, vedendo integrazioni del reddito nel commercio diretto dei prodotti, con gli agriturismi che nel frattempo fiorivano… Guerriero aveva assistito al fallimento di carrozzoni come i Consorzi Agrari, lo Zuccherificio Castiglionese,… ultimi mastodonti burocratici e produttivi tenuti in piedi dallo Stato; alla fine d’un lungo ciclo economico, iniziato durante il fascismo, caratterizzato dall’interventismo sistematico statale: inteso a controllare tutto, compresi i prezzi al consumo. E assisté pure alla riduzione epocale della forza lavoro agricola nel cortonese: scesa da oltre il 70% degli anni Cinquanta, alle odierne percentuali a una cifra. Ma non gli era venuta meno la fiducia nel futuro, consapevole della ricchezza per l’uomo rappresentata dalla terra.
Per godere la vicinanza alla terra, lo ricordo nella sua casetta del Torreone, dove mi invitò a dissetarmi, avendo compiuto la follia (per me non allenato) di salire in bicicletta da Teccognano a Cortona. In quell’angolo era felice, raffigurandogli le cose basilari della vita: la natura e la libertà… in compagnia del mezzo sigaro toscano.
www.ferrucciofabilli.it

Claudio Santori
Purtroppo ogni giorno richiamano qualcuno! Ma nessuno muore veramente se ha chi lo ricorda con tanta cura e affetto come sai fare tu, caro erruccio!
Ferruccio
Grazie Claudio. Quando incontro le persone mi viene spontaneo conservare di loro molti particolari…che mi restano come messaggi utili anche alla mia vita. Non è retorica. Ho vissuto così. Un carissimo saluto.