Venezuela, note di colore

postato in: Senza categoria | 1

Come ci si diverte in Venezuela? Senza banalizzare, mi par d’avere capito – come dappertutto – vigono bacco, tabacco e Venere. Poco tabacco. Ma, specie a fine settimana, ricchi e poveri s’imborracciano alla grande! In base alle finanze, birra,  rhum, e whiskey invecchiato sono i compagni di serate e nottate di brindisi a non finire, fino allo stordimento (nel caldo tropicale, il Venezuela è uno dei maggiori consumatori al mondo di whiskey!). Con più moderazione in pubblico – nelle discoteche o nelle feste danzanti all’aperto -, ma nel privato si va giù duro, in gara a chi più resiste all’alcol. Col sottofondo musicale di canzoni d’amore e tradimenti, ideale a scatenare arsione alcolica derivata da nostalgie e amarezze. In effetti, quando ho chiesto a una persona giovane e acculturata se gli piaceva quella musica, mi ha risposto: “No! è musica da borrachos (ubriachi)!  A me piace Zucchero, Pausini, Jovanotti, Ferro, Ramazzotti…” insomma, cantanti italiani. Tuttavia, dal vivo ed eseguita da orchestre professionali, quella musica ha fascino e i giusti ritmi per stimolare danze erotiche allusive. Fondamentali per il  “Buen vivir” – scritto di recente addirittura in molte costituzioni sud Americane. I miei ospiti, un tantino conservatori, spesso ironizzavano sulle funzioni del neo-istituito Ministerio de la Felicitad…anche se non facile da favorire tra tutto il popolo, onore al merito per lo meno di provarci.

Ho scritto che in Venezuela non solo che la famiglia negli strati medio bassi è  instabile – negli alti è più stabile, presumo, a salvaguardia dei patrimoni, perché, di fatto, è incasinata come nelle soap opera alla Beautiful  – ma la licenziosità sessuale è pari se non superiore alle nostre latitudini. L’ha capito pure il Papa nel viaggio odierno in sud America, riempiendoli di pistolotti sulla famiglia, chissà se efficaci?!

Così come ci sono divertenti luoghi comuni, da sfatare. Ad esempio, si dice che gli uomini italiani di seconda generazione son tutti gay! Ma a Isola Margarita ho incontrato il taxista Luigi – d’origini campane – che ha contemporaneamente due famiglie con due compagne diverse!… Dunque, più che di licenziosità sessuale tropicale, penso si tratti di una promiscuità dovuta alla instabilità economica e a un coacervo di culture in un popolo ad alta percentuale di emigranti, propensi alla sopravvivenza e al distacco da retaggi conformisti tradizionali. In fondo, tra le principali attrattive per l’uomo medievale europeo, fu  favoleggiata la nudità dei nativi e la loro promiscuità sessuale. Della nudità non è rimasto nulla (salvo tra i nativi sperduti nelle foreste), ma il clima caldo, 365 giorni all’anno, porta a vivere a ritmi blandi e lunghe pause nelle ore della massima calura, associata spesso a una umidità stordente. Perciò non è tutt’oro quel che luccica. Sempre che non si abbiano le possibilità economiche di acquistare condizionatori d’aria. Rari, se non inesistenti nei barrios.

Dai quali, una sera appostato al fresco, ho udito un crepitio d’armi, non certamente a festa. Mentre tra i ricchi c’è il timore di rapimenti a scopo di riscatto, perciò si barricano tra alte muraglie e fili ad alta tensione, nei barrios la delinquenza (quasi sempre organizzata) si spartisce con violenza i proventi del malaffare: droga, furti, rapimenti, estorsioni… tutto mondo è paese.

Sempre per bocca dei miei ospiti, un tantino conservatori, il fenomeno Chavez avrebbe alimentato nella gente comune sentimenti di odio, prossimi al farsi giustizia da sé, nei confronti dei ricchi.  Non saprei dire se l’affermazione corrisponda a verità. Il fatto è che mentre i ricchi si barricano nelle loro case, anche i negozi, fatti oggetto di frequenti rapine, hanno le loro barriere protettive. Ad esempio, un negozio 24 ore distribuisce sigarette, cibo, o bevande da una piccola finestra inferriata. I clienti sono interdetti dall’accedervi. Anche di giorno, vengono fatti entrare solo clienti ben conosciuti, altrimenti si serve dalla finestrella inferriata.

Così come in strada circolano vetture scassatissime, a fianco  di fuoriserie, anche le armi in circolazione vanno da ferrivecchi a pistole o mitragliatori in dotazione alle forze speciali di polizia.

Isola Margarita, fino a non molti anni fa, ospitava molti europei, italiani e francesi in particolare. Oggi i turisti, in prevalenza, sono Colombiani. La loro moneta è più forte, quindi frequentano i centri commerciali e, soprattutto, attratti dai Casinò. Di cui sono dotati anche i maggiori alberghi. Ho trovato una situazione analoga in Cambogia, meta vacanziera di Tailandesi e Vietnamiti dal maggiore potere di acquisto e attratti dal gioco di azzardo, proibito nei loro stati. L’impressione è, comunque, che l’Isola attraversi un momento di stallo economico. Confermato dai nostri tassisti,  Pedro e Luigi. Dove l’aria è molto meno carica di umidità delle aree interne e il mare offre possibilità di snorkeling, balneazione, e surf in tutte le salse. E il costo dei servizi e della vita in generale, pur variabile, non è molto caro.

Abbiamo mangiato la migliore paella nel ristorante da Pablo, grazie alla nostra guida. Che non è un luogo di VIP – più cari e meno gustosi -, anzi, fuori di lì circolavano oscuri figuri che chiamandoti “Hermano!”, offrivano di tutto… Il piccolo centro storico, con resti di fortificazioni spagnole, è molto frequentato di sera per i suoi negozietti pretenziosi, e, soprattutto per ristoranti di una certa classe e dai costi contenuti. Un paio di whiskey invecchiati ci sono costati meno di cinque euro.

Dappertutto, in Venezuela, le persone sono gentili e curiose. Pronte a risolvere qualsiasi problema, meglio se con una manciata di Bolivares. Già, ci siamo domandati come mai si debba viaggiare con pacchi di monete da 100 Bolivares (il taglio più grande) anche in presenza di una inflazione che suggerirebbe tagli maggiori? Sarà per risparmiare la carta? Solo di recente sono impiantati  ettari di pini per estrazione della carta, dipendendo totalmente dall’estero, compresa la usatissima carta igienica di difficile reperimento! O non hanno fatto l’errore europeo di stampare solo monete di grosso taglio che volano via rapide dalle nostre tasche!

Quando comunicai a mia figlia che stavo seguendo una Colea – una specie di corrida che si risolve facendo ruzzolare a terra un toro tirandolo per la coda – dalla sua disgustata reazione mi sforzai di capire se quel gioco fosse o meno da bandire. Ancora non sono giunto a una conclusione. Di fatto sarei un buono, gli animali sono fatti per essere i nostri compagni di vita. Ma, in realtà, la Colea è la ritualizzazione in gioco dell’azione quotidiana di atterramento fatta dai bovari per marcare tori e vacche. Ben peggiore è il loro destino: al macello. In definitiva il vero interrogativo potrebbe essere un altro: è possibile cancellare dalla nostra vita ogni forma di violenza? Per lo meno quella inutile?…è un ragionamento che ci porterebbe lontano, non risolvibile in poche battute. Specie da un viaggiatore sotto i cui occhi scorrono per un attimo film che, spesso, mai più rivedrà.

Una risposta

  1. Carlo Viviani

    Bravissimo Ferruccio, sei un reporter professionista. Dimostri una stupefacente capacità di cogliere l’essenza di un popolo , di una regione, dei costumi, del modo di ragionare. Di nuovo i miei complimenti.