San Pietroburgo, notti bianche e ponti levatoi, culla europea d’arte politica e letteratura

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P_20160624_131609Ancora incerti i futuri scenari turistici, voleremo nei ricordi d’un viaggio adatto a questo periodo, che feci con mia figlia Brunella, a San Pietroburgo, a  giugno. Mese delle notti bianche, protagoniste nell’eccelsa narrativa di Dostoevskij.

Pietro il Grande zar di Russia (dagli undici fusi orari) costruì dal nulla una capitale degna dell’impero sterminato, dirigendo i lavori dalla Casetta di Pietro il Grande, nel cuore della Città futura. Cambierà nome più volte. Pietroburgo, in origine. Leningrado, bolscevica. Post comunista, rinominata San Pietroburgo, in omaggio al fondatore e a uno dei Santi, Pietro e Paolo, titolari della Cattedrale nella Cittadella fortificata. Suggestiva enclave densa di memorie zariste, sorta in area paludosa, infatti un leprotto è simbolo della Città,  essendovi stato cacciato in gran quantità.

Alloggiando nel centrale viale Bolshoi, avevamo più alternative tra itinerari a piedi e in Metro, col vantaggio di quasi ventiquattro ore di luce, nelle notti bianche. Giorni in cui l’immensa Piazza del Palazzo d’Inverno, sede del Museo Ermitage, stracolma di gente si trasforma in macchina per spettacoli notturni: come quello del Vascello dalle vele rosse spiegate attraversare il fiume Neva; omaggio agli studenti neo diplomati. Dopo cena, vedevamo il campionato di calcio europeo (2016). Finite le partite, scendevamo per una birra e far due passi, essendo ancora giorno, era meraviglioso!

La Neva, nel gettarsi in mare, forma un reticolo fluviale. Noi eravamo vicini alla Cittadella fortificata Pietro e Paolo, in una delle isole collegate da ponti, certi spettacolari levatoi, consentono traffici urbani e fluviali. Eleganza, dovizia monumentale e architettonica in grande scala, sono i caratteri della Città. Al cui disegno urbanistico e architettonico – della Venezia o Rotterdam del Nord – partecipò il talento italiano Bartolomeo Rastrelli, nell’incantevole stile tardo barocco dai tenui colori pastello, firmando la Cattedrale della Resurrezione, l’Hermitage Pavillon e il Palazzo di Caterina, il Palazzo d’Inverno, il Palazzo Stroganov, il Convento Smolny. Altro italiano naturalizzato russo, Carlo Rossi lasciò tracce notevoli su piazze palazzi teatri in stile neoclassico; egli è sepolto nel Cimitero Tichvin presso il Monastero di Aleksandr Nevskij, necropoli dei Maestri dell’arte e della cultura. Tra costoro: Dostoevskij, Cajkovskij, Borodin, Rubinstejn, Stravinskij,…Puskin, vissuto a Pietroburgo, giace fuori nella tomba di famiglia. Scrittore amato, perseguitato dallo zar, esiliato per filo populismo contrario alla servitù della gleba, pur di famiglia possidente. I populisti, precursori dei rivoluzionari, compirono attentati mortali contro gli zar, come quello su Alessandro II, ricordato dal sangue sul pavimento nella chiesa del Salvatore sul Sangue Versato; dalle cupole a cipolla multicolori (stile neo bizantino). Altrettanto grandiosa la cattedrale di Sant’Isacco, neoclassica, cupola alta oltre 100 metri (su gigantesche colonne di granito rosso) da cui si gode un panorama unico. La Città, in appena 300 anni di vita, ha una storia intensa e cruciale per la Russia e l’Europa. Le collezioni museali dell’Ermitage, tra le più vaste al mondo; da qui partì la Rivoluzione bolscevica, condizionando 70 anni di storia nazionale e mondiale; nella seconda guerra mondiale, la Città subì il più feroce assedio  delle truppe tedesche a cui resistette 900 giorni, perdendo per fame e per armi oltre 600mila  abitanti, su poco più di 2 milioni.  Oggi, supera i 5milioni. Senza dubbio, il Centro Storico  “zarista” è  di gran lunga più affascinante, anche se non escluderei una capatina alla stazione Metro Moskovskaya, per l’architettura del regime comunista: la Casa dei Soviet; la gigantesca statua di Lenin; e il Monumento agli Eroici Difensori di Leningrado. Il quartiere offre poi una sorpresa: l’imperdibile Chiesa di Chesma (1780), dedicata da Caterina la Grande alla vittoria sulla Baia di Chesma (1770). Perché così periferica rispetto al Centro Storico? In quel luogo la Zarina ebbe la lieta notizia, durante una battuta di caccia!

Ampi volumi architettonici e distanze enormi, in scala col ruolo di capitale d’un impero sconfinato. Ciò non scoraggi passeggiate, aiutati dalla Metro. Purché non facciate come noi due, che, visitata la fortezza Pietro e Paolo, volendo vedere la corazzata Aurora (da cui fu sparata la cannonata dell’assalto del Palazzo d’Inverno), camminammo a vuoto una mattinata… Aurora era in restauro! Meglio informarsi sulle “aperture”. Memorabile l’escursione da Piazza dell’Ermitage alla Chiesa del Salvatore, a Palazzo Singer (il produttore delle macchine da cucire) stile liberty, sede d’una fornita libreria; infine, imboccammo l’immenso viale Prospettiva Nevskij, finendo al Monastero Nevskij e al Cimitero Tichvin. Area frequentata da turisti e fedeli; dove si affittano fazzoletti copricapo per signore per entrare nella chiesa ortodossa. La guida, Maria Lomaeva, risultò preziosa per non perdersi nell’immenso Museo Ermitage, portandoci diritti alle collezioni preferite. Perdemmo la pittura francese otto novecentesca per una manifestazione commerciale in atto – per campare i musei s’ingegnano. Mancammo pure la Camera d’Ambra, nel Palazzo di Caterina, non avendo prenotato a tempo, la meta è molto ambita. La stanza istoriata in ambra, depredata nella seconda guerra mondiale, è stata ricostruita integralmente.

Avevo visitato Mosca post comunista, bella e interessante per conoscere la millenaria storia Russa, che, nel Novecento, riprese il ruolo di Capitale, ma San Pietroburgo ti rimane dentro: i suoi colori e la luce incredibile  non ti abbandoneranno mai più, e ti strega la sua storia che rivisiti a ogni passo. Gli elementi culturali ed estetici sono sintesi mirabili d’un’Europa dal grande passato: nelle arti, nelle lettere, nella musica, in politica,… promettendo un futuro altrettanto radioso, anche solo conservando il bello che ha già, permettendoci di goderlo. Sebbene chi ha nozioni profonde su San Pietroburgo stimi che la sua vitalità presente sia all’altezza del passato. Di certo,  è un lato diverso e straordinario della Russia e dell’Europa.

fabilli1952@gmail.com

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