Napoli, splendida fusione, a toni vivaci, di storia arte cultura sapori folklore…

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Sclinata nel rione SanitàAnche un pigro non ha scuse a compiere un viaggio a Napoli. Dove, l’alta velocità in treno, da Arezzo o Chiusi, porta comodi in meno di tre ore. Lo stesso giorno si possono gustare sfogliatelle e babà, a colazione, visitare angoli cittadini fascinosi, e, prima del treno per casa, saggiare la cucina tipica, non solo pizza; comunque proposta in ogni angolo e in mille versioni. Dunque, in un sol giorno, sarebbe possibile fare un bell’assaggio della città tra le più seducenti al mondo. Ricordi liceali m’hanno spinto a tornarci – con più tempo e senza smanie giovanili -, desideroso di appagare curiosità mai spente, come rileggere un libro per rinfrescare particolari sfocati nella memoria. Mi sfugge se prima vi andai in gita scolastica o alle nozze del prof di Greco e Latino, Petruzzelli. Al quale, rivolto alla scolaresca, sfuggì: “Qualcuno verrebbe alle mie nozze?” In tre prendemmo al volo l’invito. Augusto – a Napoli era stato allievo dell’accademia militare Nunziatella – primo a proporsi convinse a seguirlo, senza fatica, Marco e il sottoscritto. Dopo esserci abbuffati al sontuoso pranzo di nozze, sulla terrazza panoramica d’un hotel in via Caracciolo, la notte dormimmo a Monte di Dio in una pensione scalcinata di un vicolo stretto e ombroso, animato dal campionario umano presente nelle commedie di Eduardo De Filippo, che ci piacque, quanto le pizze e i supplì salati, vere leccornie. Nei tre giorni di gita scolastica, visitammo la Stazione Zoologica, il Vesuvio, gli scavi di Ercolano,…il resto dei ricordi sfuma in ragazzate giocose che, spesso, vincevano sugli intenti pedagogici dei professori. Rassegnati, alla fine, anch’essi si convertivano allo spasso.

Poco tempo fa, con idee precise su quanto desideravo visitare, stazionai in residence a piazza Cavour - prossima al Museo Archeologico Nazionale (MANN) – dove fermano ben due linee metro: una fa capo a Pozzuoli, e l’altra circumnaviga il Centro storico. Avevo alle spalle Spaccanapoli, di fronte il quartiere Stella (che racchiude il rione Sanità, dove nacque Totò), e, vicino, diverse Catacombe e l’Orto Botanico. L’obiettivo era immergersi in città, ammirando monumenti e tesori d’arte, ma anche viverne le strade e conoscerne la storia, munito della tascabile: Napoli, guida per viaggiatori, Edizioni IntraMoenia. In via Costantinopoli, vicino ai ruderi di mura greche, l’Editore ha sede nell’omonimo Ristorante IntraMoenia, fornendo, insieme, informazioni e pasti. Una siluette stilizzata di Totò, illuminata di sera, sovrasta l’accesso al rione Sanità, dedalo di strade e vicoli sopra cui pendono, per esteso, le lettere della canzone Napule è di Pino Daniele. Descrizione poetica di quel mondo: Napule è mille culure/ Napule è mille paure/ Napule è a voce de’ criature/ che saglie  chianu chianu/ e tu sai che ca’ non si sulo…. soli proprio no, anzi, da mattina a sera un fiume di persone preme indaffarato tra bancarelle del mercato, negozi, ristoranti, pizzerie – compresa la stellata Michelin, Concettina ai Tre Santi. Nel ventre del serpentone umano s’infilano pure auto e motorette. Sottostante, al caos della Sanità, c’è l’immota pace delle Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo, e il Cimitero delle Fontanelle, vasto contenitore ipogeo di morti sconosciuti. Dov’è praticata l’adozione di reliquie d’un morto (capuzzella) in cambio di richieste di favori. In quest’area di congiunzione, tra la città vecchia e la sovrastante Reggia di Capodimonte, si trovano splendide chiese, e palazzi come quelli dello Spagnolo e di Sanfelice dalle scalinate ad ali di falco, ritratte anche in qualche film. Per eleggere Napoli ai vertici delle capitali culturali mondiali basterebbero due musei: la Reggia, oggi Museo di Capodimonte, con una quadreria di capolavori (Tiziano, Raffaello, Brueghel il Vecchio e il Giovane, Carracci, Reni, Tintoretto, Ribera) presenti in ogni manuale di Storia dell’arte, al pari delle raccolte, uniche al mondo, nel Museo Archeologico Nazionale (diretto dal Cortonese Paolo Giliarini), di statuaria greco-romana, antichità egizie, e splendidi reperti di scavi, compresi alcuni di Pompei ed Ercolano. Giusto, perciò, riconoscere ai regnanti napoletani l’aver raccolto un ingente patrimonio culturale, emulati dai nobili dalla chiesa e dal popolo (pagante per tutti), costruendo splendide piazze chiese monasteri palazzi e statue. Napoli ha una vita millenaria, fondata dai Greci il 21 dicembre 475 a. c., anche se i primi insediamenti son legati alla leggenda della sirena Partenope (Omero, XII canto Odissea), che, delusa di non essere riuscita a trattenere Ulisse, volando si schiantò sul lido di Megaride, dov’è oggi Castel dell’Ovo. La stessa struttura urbanistica, reticolata in cardini e decumani,  racconta la storia millenaria. Con l’antico Decumano maggiore, di via dei Tribunali, dov’è il MANN, la Galleria Principe di Napoli, Piazza San Gaetano antica Agorà greca, San Lorenzo Maggiore, il Duomo, via San Gregorio Armeno, e vicoli suggestivi, dove miseria e nobiltà sono affiancate. Il Decumano inferiore, attuale Spaccanapoli, presenta molti palazzi nobili, chiese, obelischi, cappelle, monasteri. Forse, è il quartiere a più alta densità turistica giornaliera, dal folklore singolare: misto di turisti e affaccendati venditori di souvenir e posti a tavola nel proprio ristorante. L’accoglienza turistica – va detto – è cortese e di qualità. Prima dello stop causato dal virus, Napoli era molto lanciata nel proporsi al mondo intero, aiutata anche dalla collocazione geografica nel suo golfo magnifico sovrastato dal Vesuvio. Palazzi pregevoli si trovano anche discosti dal centro storico. Come quelli prossimi al mare (Castel dell’Ovo, Palazzo Reale, Teatro San Carlo, Piazza Politeama), e quelli del salotto europeo Liberty in via dei Mille, nel rione Chiaia, che accoglie numerosi negozi del lusso. Suggerisco, imperdibile, l’escursione agli scavi di Ercolano (scoperti dal Cortonese Marcello Venuti, nel 1738). Di minori dimensioni di Pompei, però, più che sufficienti a illustrare la vita romana ai tempi dell’eruzione Vesuviana, compresi gli abitanti pietrificati, in attesa vana di soccorsi dal mare.

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