LA SANITA’ PUBBLICA, POSTA IN GIOCO MAGGIORE ALLE ELEZIONI REGIONALI

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Già la campagna elettorale s’era fatta stancante: per giorni, solite facce, soliti discorsi, solita deleteria “propaganda” per ingrossare le file astensioniste,  non mancando persino fino all’ultimo minuto  l’ennesima polemica tra “i” PD sul caso De Luca. Ma, da volenterosi nonostante tutto, ci siamo chiesti se sia giusto guardare la ruota della bicicletta – le beghe interne e tra partiti – o la strada da percorrere: cioè quel che andranno a combinare gli eletti?

Oltre l’ottanta per cento della spesa regionale è  destinata alla sanità, perciò questa è la maggiore posta in gioco alle prossime elezioni. Il ricandidato a Presidente Rossi, in Toscana, ha voluto calare le carte prima delle elezioni, approvando la SUA RIFORMA SANITARIA. La reazione di gran parte degli operatori sanitari e dei cittadini più informati l’ha già giudicata: non va bene, perché pregiudica il futuro di una cosa preziosa: la sanità pubblica per tutti ed efficiente. Per comprendere l’abisso tra la riforma di Rossi e le fosche previsioni di coloro che se ne intendono, rinvio a consultare il sito COMITATO PER LA SANITA’ PUBBLICA. Attiva in tutta la provincia. Le mie parole sarebbero una ripetizione di quanto si è già detto e scritto. Voglio però esprimere l’amarezza di una vita vissuta anche professionalmente in larga parte all’interno del Servizio Sanitario. Quando entrai a metà anni Settanta Infermiere nell’Ospedale di Cortona pensai subito: questo che è un Ospedale?!…  Basti pensare che in sala operatoria ci entravano anche le mosche! Era il frutto di una gestione centralistica statale ( in aggiunta ai difetti degli amministratori locali, che, però, pensai non determinanti). Entrò in vigore la riforma delle regioni, che ebbero la delega alla Sanità, e, nel giro di tre/quattro anni, quell’ospedale inutile e fatiscente fu completamente ammodernato con dentro professionalità mai viste prima! Poi sono arrivati gli accorpamenti ospedalieri di zona, non sempre erogando prestazioni ineccepibili, ma nel complesso la sanità pubblica zonale, provinciale e regionale è a buoni livelli. Alla gestione delle USL è transitato personale in genere di qualità (tolti, di sicuro, gli amministratori della USL di Massa che hanno fatto quel buco milionario pazzesco sotto la “vigilanza” dell’assessore regionale Rossi! ), che hanno mantenuto il sistema in una discreta efficienza. Anche se non bisogna dimenticare le carenze – ad esempio nella diagnostica – per i tempi di attesa per ottenere una prestazione e per i costi aggiuntivi (ticket), per cui si può parlare tranquillamente di privatizzazione di una discreta fetta della sanità. In altre regioni virtuose, già si è provveduto a tagliare in molti casi i tempi di attesa per un esame. Ma su questo aspetto potemmo concedere ancora tempo alla politica per migliorare le cose. Ma è la Riforma Rossi a destare allarme. (Un politico, per quanto bravo, già 10 anni assessore alla sanità e 5 anni presidente di regione – dunque ancora lui a decidere – in una democrazia sana sarebbe ricandidabile per altri 5 anni? Nella “democratica” America, qualsiasi incarico non può durare più di due mandati di 4 più quattro anni, poi si passa a fare altro!).

Perché sono partito dalle condizioni pietose a metà anni Settanta dell’ospedale di Cortona? Il nodo è qui. La riforma Rossi, con il pretesto di ridurre i costi di gestione di amministratori e primariati, ha previsto un massiccio taglio di personale, compreso quello assistenziale sostituendo pure gli infermieri –  dagli stipendi non certo da nababbi – con personale meno qualificato (gli OSS), per il semplice fatto che costa meno. (A quel poco che ne so, già gli infermieri sarebbero carenti in molte situazioni assistenziali). Ha creato mega direzioni galattiche concentrate in circa tre/quattro aree regionali, in base a quale logica? se non del diretto controllo sulle USL da parte del Governatore toscano? Ma così non si tornerà alla situazione deprimente in cui versava il vecchio ospedale di Cortona – scarso di personale, fatiscente e con le mosche in sala operatoria – a causa di un centralismo amministrativo esasperato? Non esistevano altre soluzioni in Toscana per garantire maggiore partecipazione dei territori? Non dico tanto sulla programmazione delle risorse, ma almeno sull’indirizzo e sul controllo dell’efficienza  dei servizi e il loro adeguamento ai fabbisogni territoriali. Inoltre – la cosa è molto grave – si è parlato di un super ticket di migliaia di euro, a cranio, in caso di  accesso a certe prestazioni, tipo interventi chirurgici. Ma quale sarebbe il problema: che non paghiamo già abbastanza IVA, IRPEF, IRAP, tasse a favore del SSN e Accise varie in Toscana? O non sarà piuttosto un grimaldello – il super-ticket su certe prestazioni sanitarie – per aprire il campo alle assicurazioni private?

Diciamola tutta. Il presidente Rossi, nell’intento di ricandidarsi e non inimicarsi il nuovo corso Renziano, ha mollato le brache di fronte ai tagli sulla sanità di centinaia di milioni, contando sul consenso Bulgaro del PD in Toscana. Così come si è assistito alla afasia politica di gran parte dei sindaci per non turbare la Guida Suprema Fiorentina che sta a Roma. Ma ha che senso politico ha tutto ciò?

Dunque domani – al di là delle valutazioni politiche che ogni partito farà sull’esito delle elezioni – quel che conta per noi cittadini è conoscere concretamente le intenzioni dei candidati, oggi, e, domani, eletti al Consiglio Regionale. Io dico: in particolare sulla sanità pubblica. Oltretutto è possibile anche votare disgiuntamente il nome del candidato Presidente della giunta regionale dal/dai candidato/i al Consiglio.

 

Una risposta

  1. Ho aspettato molto tempo per leggere qualcosa di così bello e
    interessante. Grazie!