La fantastica colonna sonora che sale dai cascinali della Val di Loreto

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Berni - OlivetiDecenni fa, in Valdichiana, era naturale che risuonassero voci umane confuse con varie espressioni animali di uccelli, cani, galli, maiali, bovi, pecore, asini … segni d’una agricoltura tradizionale ancor viva, insieme alle invadenze olfattive tipo la puzza di porcili e pollerie. Sinfonie naso uditive lentamente spentesi, cancellando così la diversità tra il vivere in città o in campagna; sempre gli stessi rumori: traffico, treni, ambulanze, e motociclisti rombanti nella buona stagione. Da casa, in collina, tale metamorfosi è percettibile –  par d’essere a teatro per quanto giungono chiari i suoni dal basso –, se non che, ai piedi dell’altura, dalla casa colonica degli eredi di Gino e Piero Conti partono ogni tanto scoppiettanti avvisi di presenze bovine, e degli asinelli di Corrado e dei Milani, prodi allevatori. (Per fortuna, è chiuso il vicino porcile che, soffiando vento senese, ammorbava l’aria). Gino ci ha lasciato anzitempo, ma gli eredi mantengono la fattoria canterina di animali a ricordo che un tempo loro, nelle stalle e nei cortili, erano più numerosi degli umani. Ragliando e muggendo avvertono d’aver fame, o, forse, di soffrire solitudine e clausura. Il loro controcanto naturale, opposto ai rumori tecnologici dilaganti, è godibile compagnia. Dalla fattoria, nei pomeriggi festivi, partiva Piero per l’aeroporto a guidare un piccolo aereo per volteggiare sulla Val di Loreto, e, per quanto tecnologico, quel sorvolo rimarcava la festa, il bel tempo (col brutto non volava), e l’amicizia per i concittadini. Motivi di salute hanno distolto Piero dal volo, e le giornate risultano meno spensierate senza quei volteggi. Come se un passero stagionale rinunciasse al suo ritorno.

Un lontano legame incrociò le nostre vicende familiari. Nel podere a Casa Bianca di Piazzano, lasciato dalla mia famiglia mezzadrile diretta al podere di Caldarino, vi subentrò la famiglia Conti, retta da mamma Rosa. Mezzadri nelle stesse proprietà Catani di Montalla. Con Gino, per un trentennio, siamo stati vicini di casa e amici. Con Piero ci fu l’incontro d’una sera alla Polisportiva di Tavarnelle, dove, generoso, appena conosciuti si offrì di portarmi con l’aereo in vacanza all’Elba. L’evento non si verificò per i mutevoli casi della vita, non per volontà di Piero. Gino era assai attivo nella vita sociale. Piacente, pare fosse uno sciupa femmine, passava elegantemente dalla cura del podere e degli animali a serate galanti, allegro e vitale.

Nell’irreale silenzio indotto dal coronavirus, rotto dalle sirene spiegate delle ambulanze, fortunatamente, è ancor vivo l’allegro coro animale che rompe il silenzio senza precise cadenze, mentre i rintocchi delle campane han cadenze più prevedibili. E le sere delle vigilie festive non echeggiano più all’altoparlante i richiami di don Ferruccio, i quali, anche se inosservati dal sottoscritto, erano benauguranti a riprova del dimani al dì di festa… sperando che  tornino  feste vere.

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