Kark Huber, insegnante svizzero, cavaliere della Repubblica italiana e Cittadino onorario

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wettingenElegante nel vestire, alto, portamento eretto, folta canizie, affabile, parlava un italiano corretto: pronuncia, grammatica e lessico appropriati. Dagli anni Settanta, Karl Huber guidava a Cortona, in estate, nutrite scolaresche del Liceo Linguistico di Wettingen per render loro più tangibile la cultura italiana. Huber, originario di Lucerna (dove viveva il padre, falegname in pensione), insegnante di lettere, di sentimenti cristiani (religiosità di cui la moglie era esegeta e saggista), attivo anche nella vita pubblica a Wettingen, nel cantone di Argovia prossimo a Zurigo. Grazie a tali sue relazioni fu organizzata una settimana aretina a Wettingen, dove intervennero ristoratori cortonesi con prodotti gastronomici toscani, dai quali Huber era stato sedotto. Egli conosceva l’Italia in modo incredibile. Non solo letteraria, bagaglio del suo mestiere (come nel caso di Italo Calvino che conosceva mane dito), ma pure politica, sociale, artistica e storica, specie sui luoghi da lui visitati era informatissimo. Sul cielo toscano diceva: “Scendendo in autostrada verso Firenze cambia la luce… par d’entrare in paradiso!”. Amante dell’ospitalità, s’inebriava davanti a piatti casarecci: crostini neri, prosciutto, tagliatelle, gnocchi al sugo d’anatra, arrosti, salmì,…, dimostrandosi eccellente forchetta. Con pari avidità e stupore s’immergeva in paesaggi peculiari come Bagno Vignoni, sospintosi in omaggio al film Nostalghia di Tarkovskij (1983). (A parte i capogiri di cui il Prof. soffrì nel tortuoso percorso stradale). In seguito, Huber volle ricambiare l’ospitalità invitandomi alcuni giorni a casa sua, per guidarmi in escursioni indimenticabili nella Svizzera a lui prossima.
A Baden, località termale, l’acqua sgorga a 47 gradi da 18 sorgenti sulfuree, frequentata da tempi remoti dai ricchi centro europei. Il fiume Limmat, che scorre a Baden, è rappresentato sullo stemma del Cantone di Argovia sotto una grande stella. Il castello medievale di Habsburg, residenza originaria della dinastia degli Asburgo (dinastia millenaria, un cui ramo regnò pure sul Granducato di Toscana); non lontano, una chiesa barocca accoglie alcune sepolture imperiali asburgiche. Interessante l’influenza italiana sulla edilizia religiosa barocca di molte chiese, dai colori confetto, e dai decori e allestimenti fantasmagorici. Le cascate spettacolari a Neuhausen am Rheinfall, nota come Sciaffusa, sul lago di Costanza. Nei pressi, visitammo il paese del monumento ai Lanzichenecchi. Mercenari in prevalenza tedeschi, ma il mestiere era stato in origine svizzero. Paese all’epoca povero di lavoro, per molti mesi innevato, dove gli uomini validi si dedicavano alla guerra a integrazione del reddito familiare… Tra le ultime tappe del viaggio, passeggiando sull’originale pontile ligneo coperto, fu lo spettacolare lago di Lucerna, dove facemmo visita al vecchio ma ancora sbrinco padre di Karl.
Giornate piene, organizzate con meticolosità svizzera, come gli incontri con personaggi pubblici o i colleghi insegnanti di Huber, e, soprattutto, dedicate a visite turistiche, dettagliate e ragionate. Incontrammo ad esempio un insegnante del Liceo in divisa militare. In Svizzera l’obbligo militare durava fino a età avanzata. Dopo l’intruppamento, congedato, il cittadino veniva richiamato per esercitazioni e aggiornamenti su tattiche militari e uso delle armi, a cadenze regolari (ogni anno?) e per brevi periodi. Caposaldo della neutralità Svizzera, infatti, era l’organizzazione di una difesa militare senza pari. I cittadini e l’intero territorio predisposti alla difesa. Nelle pance delle montagne erano nascoste armi, munizioni, velivoli, carri armati, missili, cannoni,… e le strade principali occultavano pilomat, che uscendo dal suolo avrebbero formato barriere di acciaio e cemento,… In sintesi, Huber profuse così tante nozioni sulla Svizzera per le quali avrei dovuto leggere molti libri e guide turistiche.
Di primo acchito, del Paese dei Cantoni, ero stato preso dal paesaggio armonioso tra edificato e natura fatta di monti, foreste, valli, laghi, fiumi, dove l’intervento umano non disturbava. Consentito con poche regole ma efficaci, e rispettate alla lettera. Una civiltà confinante con l’Italia, che, purtroppo, risulta a distanze siderali nella organizzazione statale e nella sensibilità civile del popolo, che favoriscono benessere materiale diffuso, pur disponendo di un territorio piccolo e prevalentemente montano.
A Huber piacevano gli aforismi. Pillole di saggezza e arguzie estratte dalla letteratura universale, o inventate da lui stesso, oltre a scrivere di arte storia e letteratura. Purtroppo per me, non conoscendo il tedesco, non potei apprezzare il valore dei suoi libri, mentre Karl era esperto lettore di pubblicazioni su Cortona, in prevalenza edite in lingua italiana ma non solo, delle quali era pure un collezionista competente.
Ogni anno, guidando drappelli di liceali nei soggiorni estivi di studio, Huber si era integrato come un qualsiasi cittadino cortonese. Seguiva l’insegnamento e, con occhio paterno scevro da moralismi, vigilava sulla sicurezza degli studenti, maschi e femmine, che non vivevano certo appartati ma curiosi e coinvolti, specialmente nella dolce vita notturna. Nel tempo libero, il Prof. coltivava amicizie e conoscenze, interessandosi anche a questioni spicciole del territorio, quanto, e a volte più, dei resistenti stabili. Meritava, insomma, la cittadinanza onoraria, e la ricevette.
Maggior sorpresa e commozione investì Karl Huber ricevendo la nomina a Cavaliere della Repubblica italiana, per interessamento di Giuseppe Favilli, presidente dell’Azienda turistica. D’allora in poi, fiero, viaggiava con la piccola coccarda di cavaliere sul bavero della giacca. Mai riconoscimento fu tanto meritato da uno straniero quanto Karl Huber. Paladino nel trasmettere ai suoi ragazzi conoscenza e ammirazione per la cultura italiana, intesa nel senso più esteso possibile. Esempio ammirevole di connubio intellettuale e affettivo tra popoli, travalicante le frontiere.
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