Il cambio della guida a Cortona costringe tutti i partiti a riflettere e impegnarsi

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cortonaL’esito, in controtendenza nazionale, del Referendum del 4 dicembre 2016, segnando il sessanta per cento a favore del SI, faceva pensare all’esistenza a Cortona di un granitico elettorato “conformista” allineato alle indicazioni del PD. Mentre nel Paese vincevano i NO di un fronte largo: esteso dai residui comunisti ai nostalgici fascisti. Meno “conformisti” erano stati, invece, i risultati delle successive elezioni politiche, dalle quali usciva un PD intorno al 30%, mentre saliva, inaspettatamente, a primaria grandezza la Lega, spostando decisamente l’asse politico a destra, in precedenza, tradizionalmente, orientato a sinistra.  Assegnando, sulla carta, un ruolo determinante al M5S, che, com’era prevedibile, non lo è stato, date le strane regole di non formare coalizioni a livello locale, mentre a Roma avevano già cestinato la linea stringendo l’alleanza con la Lega, mascherandola da “contratto”, ma sempre alleanza rimane.

L’approccio alle elezioni amministrative del maggio 2019 è stato per ogni parte politica travagliato. Per primo il PD, che ha fatto capire alla Sindaca che era al suo termine, scommettendo su Bernardini sul quale, tuttavia, pesava di aver fatto parte della Giunta Basanieri. Niente primarie, né di partito né di coalizione. Ma quale coalizione? Coi comunisti il PD da quel dì aveva rotto, anzi, ultimamente aveva rotto anche con SEL e i transfughi di LEU, cacciando dalla Giunta l’unico loro esponente. Di fronte al pericolo di non farcela da solo, il PD ha in qualche modo portato comunisti e ed ex-comunisti a rinunciare a proprie liste, nella speranza di raccoglierne i voti in quanto unici difensori del “Comune di sinistra da oltre settanta anni”; mentre con LEU c’è stato l’accordo di non presentare il loro simbolo (almeno due simboli in meno dei resti della sinistra!) bensì presentarsi in forma di lista civica.

Non meno travagliato è risultato il compito della destra nel formare una coalizione intorno a Meoni. Da un lato erano speranzosi di avere finalmente una chance di vittoria, stando ai numeri delle elezioni politiche, dall’altro però molti si ponevano l’interrogativo: perché dovremmo  rinunciare (come partito o come persona) alla candidatura a sindaco a favore di Meoni che non ha neppure un partito? A sciogliere il nodo ha giocato l’esperienza di Meoni, nel muoversi tempestivamente  costruendo una vasta coalizione di centrodestra, lasciando fuori solo l’estrema destra.

Il compito del M5S è stato più facile nella scelta del candidato sindaco, dovendo  limitarsi al confronto  tra i propri attivisti.

Lo scenario prevedibile si è verificato: il candidato del PD andava al ballottaggio con poche centinaia di voti di vantaggio su Meoni.

Un caffè preso alla vigilia del ballottaggio con un vecchio attivista del PD, mi ha convinto di essere alla vigilia della svolta elettorale. Vera rivoluzione o rivolta elettorale. Quell’attivista,  turbato, mi pose un quesito: “Secondo te, come mai tutti ce l’hanno col ‘Vecchio Sindaco’ e col ‘Babbo’”? come gli era capitato di sentire nella stretta elettorale finale, andando casa per casa a sollecitare il voto per il candidato PD. Sorpreso, non più di tanto, ho glissato sulla risposta. La rivolta del popolo, a cui assisteva, aveva personalizzato, semplificando, le cause del malcontento su un sistema di potere di cui i due erano stati la punta d’iceberg. Altri dirigenti dello stesso partito e di partiti cespugli del PD insieme a figure apicali dell’apparato comunale hanno ridotto a zero, da oltre un trentennio, la necessaria dialettica politico amministrativa tra tutte le forze in campo, di maggioranza e opposizione. Gli affari del Comune ridotti a gestione privata dal “cerchio magico cortonese”. Incurante di critiche e suggerimenti che non rispondessero alle loro logiche: obiettivi personali, carriere politiche e impiegatizie, scelte amministrative,  tutto soggetto al loro placet. (Nel Corriere della Sera del 14 luglio, ecco ciò che ha detto ai suoi del PD Zingaretti, quel che in molti abbiamo sostenuto da illo die: “Troppo spesso questo partito è un arcipelago in cui si esercita il potere. C’è un regime correntizio che appesantisce tutto. Ci sono realtà territoriali feudalizzate, che si collocano con un leader o con un altro a prescindere dalle idee”).

Non che segnali di insofferenza e critica aperta a quel sistema di potere non fossero emersi, anche clamorosi, come accadde dieci anni fa con la nascita di una lista Civica, politicamente trasversale,  che portò ben 2 consiglieri in Consiglio comunale. Tra i motivi della nascita della lista Civica fu la defenestrazione del sindaco PD, da parte di un altro smanioso pretendente PD, senza concedergli la controprova delle primarie. L’apparente facile vittoria spinse il “cerchio magico”  a seguitare con gli stessi metodi di asfaltare chiunque l’avesse criticato. Con rinnovata arroganza.

Un po’ di storia. Dal 1995 il PCI non esiste più nelle liste  elettorali cortonesi. Ad esso sono seguite nuove sigle che, pure divise tra loro, ottenevano nell’insieme positivi risultati elettorali. Grazie al richiamo al “voto utile a sinistra” (quale sinistra democratica rappresenterebbe un sistema di potere personalistico ‘feudalizzato’, qualcuno può spiegarlo?), il cui Partito maggiore (pur cambiando spesso nome) offriva garanzia di successo e sviluppo di tante piccole e grandi ambizioni di carriera, purché con l’assenso dei capi bastone del cerchio magico. Alle logiche del PCI, che nelle occasioni amministrative cercava di aderire al meglio alle esigenze del Comune, cioè della gente, dal ’90, a Cortona, sono subentrate logiche di  gruppi ristretti, d’un cerchio povero di cultura di governo quanto arrogante e affarista. Gli elettori non sono stupidi, ci mettono tempo, ma alla fine afferrano il problema.  L’augurio è che, giunti al fondo, nel centrosinistra, nel suo insieme e nelle singole componenti, si faccia un bell’esame di coscienza, e si inizi a dare spazio alle energie migliori senza tutoraggi, soprattutto tornando in mezzo al popolo a parlare dei problemi da risolvere.

Compito impegnativo attende anche Meoni, a cui non mancherebbe l’esperienza per non copiare le cattive pratiche, sulle cui denunce ha creato la sua credibilità. Svincolandosi da logiche di partito, far crescere intorno a sé nuovi quadri amministrativi, coscienti della storia e della identità forte di Cortona, che si è creata nel tempo, seguendo il filo delle migliori pratiche amministrative, su cui innestare nuovi progetti di solidarietà civica e benessere economico. Perseguendo l’interesse generale della popolazione. È l’augurio di tutti. È, comunque, una vicenda i cui sviluppi avremo modo di vedere e valutare.

fabilli1952@gmail.com