I motivi del crollo politico della “sinistra” a Cortona vengono da lontano

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cortonaInnanzi tutto sfatiamo un mito: è la sinistra a governare Cortona o non già una lobbie di persone che da un quarantennio comandano scambiandosi ruoli tra loro?

Prima di rispondere, parliamo un po’ di politica generale. Dal 1990 non esiste più il PCI, che dal dopoguerra aveva avuto la maggioranza, per un periodo anche assoluta, in Consiglio comunale.  Uno dei motivi di tanto successo, anche in momenti di calo dei voti al PCI  (basta ricordare, nel 1985, il PCI nazionale calava mentre a  Cortona raggiunse l’apice della maggioranza assoluta) era dovuto al fatto che,  pur essendo la Giunta un monocolore comunista, avresti trovato in Giunta e in Consiglio comunale numerosi “indipendenti”, persone che non solo non avevano la tessera del partito ma avevano tutt’altre idee politiche. Perché era piena coscienza che la quantità di voti raccolta (tantissimi) non significava che le risorse umane e culturali interne al partito coprissero altrettanta capacità di dare le opportune risposte alla società in forte trasformazione, da agricola e artigianale in post industriale, dei servizi, del turismo,… Insomma bisognava (almeno) tentar di pescare nella società civile le competenze necessarie. Gli esiti non è che fossero sempre pari alle aspettative, ma, intanto, ci si  provava, guadagnando all’amministrazione persone che mai avrebbero pensato di fare il consigliere o l’assessore, men che meno insieme ai comunisti. E se qualcuno della squadra zoppicava, poco male, il resto gli veniva in soccorso. Non starò qui a giudicare se fu fatto tutto bene o se si poteva far meglio, essendo personalmente coinvolto a vario titolo fino alla fine degli anni 80. (Solo a mo’ di rimando storico ricordo qualcosa di ciò che si fece: la metanizzazione, le prime aree artigianali e commerciali, la piscina, il depuratore, l’avvio del centro convegni s. Agostino, i primi interventi sul Museo, molta edilizia popolare, compreso nel Centro storico, il ponte sull’Esse a Camucia, la palestra a Camucia,…per ora, basta così). Oltre al contributo degli “indipendenti” e il lavoro di squadra, avevamo avuto una eredità amministrativa ben strutturata dai predecessori,  una macchina comunale efficiente, e una contingenza finanziaria molto favorevole nell’accedere al credito. E noi la usammo, recuperando alla grande il gap che ci distanziava da città importanti come Arezzo.

Nel 1989, per la nota ragione del dissolvimento del PCI, le strade dei dirigenti e della base di quel gruppo si frantumarono pian piano, creandosi al vertice come alla base spaccature e incomprensioni, in molti casi mai risolti. Furono sciolte pure le Circoscrizioni che, come palestra politica per tutti i partiti, non erano male. Da lì si pescavano i futuri assessori e consiglieri comunali di ogni partito. Mentre negli altri partiti c’erano le “correnti”, nel PCI emersero alla fine, all’atto dello scioglimento, sotto forma di “mozioni”, trasformatesi poi in partiti. Il PDS e Rifondazione comunista (che, a sua volta, partorì i Comunisti Italiani) tutto sommato, pur divisi, quei partiti non persero i consensi precedenti dello scomparso PCI. A quel passaggio storico farei risalire molti “vizi” futuri della sinistra. Cambiare nome, ogni tanto, portava bene al partito, pur mantenendo gli stessi dirigenti. (Ricordo a proposito la battuta del prof. Karl Huber: PDS significa Partito degli Stessi! Lì per lì mi rose, ma aveva ragione!). Cioè a politiche nuove – al centro e in periferia – restavano al mestolo sempre i soliti con qualche cooptazione in più. Insomma, pur riuscendo nel nuovo millennio a distruggere – inesorabilmente – l’identità di “sinistra” dei soggetti politici sopravvissuti (un gran casino di nomi da ricordare, alcuni effimeri come le lucciole, dai programmi illeggibili, assurdi, che la gente votava sulla “fiducia” senza averci capito una mazza) in tantissimi della mia generazione di ultra sessantenni ci sono arrivati fino alla pensione, vivendo solo di politica! Evviva. Poi non ci si meravigli, come ultimamente sta succedendo, che la gente si sia rotta le scatole di quel teatrino (a destra e a sinistra è stato lo stesso) ed abbia votato in massa prima 5 Stelle e oggi Lega. Per disperazione!

Torniamo alle vicende del Comune. Seguendo lo stesso processo, dal Centro alla periferia,  a cosa abbiamo assistito? Crollato il PCI sono avanzate seconde e terze file con la fredda determinazione non solo di scalare tutti i livelli degli incarichi (normale ambizione) da consigliere comunale a sindaco a presidente Usl o Provincia, consigliere regionale, deputato,…ma con un’aggravante territoriale: costruendo un cerchio di comando con un nocciolo duro di alleati – cambiandosi i ruoli e cooptando nel cerchio magico solo persone affidabili e controllabili  - essere riusciti per 40 anni (e forse anche più!) a detenere a Cortona il potere! Come faccio a sostenerlo? non sarebbe neanche necessario farlo, perché in giro sono tanti coloro che han capito l’esistenza dei burattinai, pochi ma potenti. Mi limiterò a dare un indizio. Avete presente la lista Cortona Civica? Bene. Ci sono tante persone perbene e in buona fede, che mi auguro daranno il loro contributo al futuro amministrativo, visto che alla presentazione della lista sono intervenuti a sostegno ben tre ex sindaci. Ma, tra tutti costoro, chi ha raccolto un botto di preferenze? Un giovane, una persona impegnata nella società civile distintasi per meriti? No, è stato un “dinosauro” della politica locale che ha ricoperto, e potrebbe ancora ricoprire, incarichi istituzionali o in società partecipate, sempre collegate alla politica.

Quindi, qual è il mio augurio? Che il candidato sindaco del PD, Bernardini, chieda alla vecchia nomenclatura di ritirarsi e lasciarlo far da sé, con facce nuove non attaccate al filo dei burattinai occulti. Magari dando, prima del voto, segnali  in tal senso. Perché gli farebbe bene rimarcare anche platealmente questo scarto? C’è stato buon governo prima di lui? Certo. Quando si è trattato di gestire attività, ad esempio il turismo, dove il pilota doveva  solo tenere la barra dritta è stato facile. Le basi di tanto successo ricorrono al dopoguerra, persino alla vecchia Azienda di Soggiorno del commendator Favilli, bravo promotore. Ma sulla sanità ad esempio, cari miei, che fallimento! Avevamo un’eccellenza alla Fratta: l’ortopedia. Che fine ha fatto? Gli operatori se ne sono andati in una clinica privata perché l’azienda USL non avrebbe consentito loro di avere a disposizione quanto gli serviva. Cioè ne è stata “impedita” l’operatività, che invece nel privato è consentita loro, e, per fortuna dei pazienti, pagata dalla stessa USL!!! Sorvoliamo poi sul livello di sicurezza, in caso di ricovero d’urgenza alla Fratta, perché, da persona assennata, non voglio alimentare un discredito che danneggerebbe ciò che già è precario.

Formulata in modo diverso, farei una richiesta anche al suo contendente di centrodestra Meoni, (che, a modo suo, si è battuto negli anni a migliorare l’attività amministrativa del Comune) nella stessa logica della trasparenza: presenti la sua squadra di amministratori. Contentarsi dell’uomo solo al comando a molti piacerà, ma non a tutti.

Due parole, infine, all’improvvido candidato sindaco 5Stelle Donzelli: che i suoi elettori siano liberi di votare il sindaco che vorranno è lapalissiano. Ma che egli lo abbia “certificato” in un comunicato stampa prima della riunione del meet up, nel quale – per ipotesi – avrebbero potuto decidere diversamente, mi sembra un esordio infelice come “portavoce”. Designando – temo – il suo ruolo futuro all’insignificanza politica. Senza aver dietro un gruppo coinvolto  in ogni scelta non si può andar lontano.  Vista l’esigua differenza di voti tra i due candidati, un attimo di riflessione comune prima dell’uscita sulla stampa – penso – sarebbe stato meglio. Non sarebbe stato un pregio grillino votare su ogni decisione importante?

fabilli1952@gmail.com