Giuseppe Cavallucci, impegnato onestamente nella vita sociale della Valdesse

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Beppe CavallucciGiuseppe Cavallucci, conosciuto come “Beppe della Mirella” per il forte legame della coppia ben assortita, fu personaggio reso popolare dall’impegno civico in Valdesse. Nel Partito (PCI, fino al PD), in Circoscrizione (di cui fu Presidente), e nella Società di Calcio a Pergo. Metodico e tenace, sempre disposto a rimboccarsi le maniche, anche in momenti critici in cui serviva uno deciso a tener la barra dritta.

Nei ricordi giovanili dell’amico comune Fernando Ciufini, colpiva l’aspetto di Beppe, ambrato dal sole, energico, zucca pelata, faccia squadrata, denti radi davanti, fidanzato con Mirella, riservata e fascinosa. Lui segretario della sezione comunista, e lei democristiana, molto religiosa. 

Beppe, come tanti giovanotti degli anni Sessanta, ambendo a lasciare lavori pesanti e mal pagati – prima contadino e poi carpentiere -, frequentò scuole serali quel tanto che gli bastò per “entrare in ferrovia”. Oltre ad esser meno gravoso, quell’impiego gli lasciava abbastanza tempo per curare interessi personali e civici.

Presenza utile in ambiti in cui si decidevano iniziative a favore della collettività. Di poche parole, davanti a un problema era tra i primi a trovare la soluzione. Allo stesso modo, risolse il problema familiare della casa. A colpi di piccone, mazza, e martello, abbatté un seccatoio del tabacco in disuso – lungo la via provinciale per Mercatale, presso il Passaggio –, e, al suo posto, costruì,  aiutato dal fratello Angiolino, una bella casa in bozze e pietra. Insomma, non passava il tempo girandosi i pollici. Anzi, finito quel cantiere, smessi gli abiti da ferroviere, si trasformava in allevatore di fagiani da ripopolamento. Senza esser cacciatore. Doppio lavoro essenziale per meglio favorire gli studi ai figli: un maschio e una femmina.

D’altronde, anche Mirella si prestava a integrare il reddito familiare, da  brava cuoca, preparando pranzi su commissione. O anche a gratis, in ossequio a impeti spontanei di solidarietà: Nando ricorda,  in occasione di morti in famiglia, la coppia, Beppe e Mirella, portare cibo da loro confezionato alla famiglia in lutto.

Morigerato e riservato, non beveva alcolici, non fumava, e non usciva la sera al bar, tuttavia Beppe interveniva, caricandosi di responsabilità e lavoro, nella sezione di Partito, in Circoscrizione – di cui fu consigliere e presidente -, e nella Società di  Calcio, specie quando altri non se la sentivano di impegnarsi. Infatti, non era l’ambizione a spingerlo, ma la marcata attitudine sociale. Traduzione dell’atavico senso solidale che aveva caratterizzato secoli di storia contadina. Al bisogno, il vicinato dava una mano in caso di difficoltà, o anche, semplicemente, prestandosi a  scambi di opere gratuite, circolando tra i contadini poca o nulla moneta. Tanta sollecitudine e presenza sul territorio ne fecero il referente naturale per tanti, alle prese con piccoli o più seri problemi. Fiduciosi che, da Beppe, avrebbero avuto comunque un qualche “aiuto”, o un consiglio.

Un momento lo turbò in modo particolare: la scissione del PCI. Beppe seguì la maggioranza nelle successive mille evoluzioni di quel partito. Non tanto loquace, teneva per sé il processo logico che l’avrebbe portato a scegliere. C’è da credere che, al fondo, scegliesse la corrente maggioritaria per restare in ballo, offrendo le sue energie e la sua presenza, che il tempo avrebbe dimostrato essere utile non tanto quale testimonianza politica, quanto, invece, fruttuosa al prosieguo di azioni positive nell’accrescere il benessere collettivo, del pur ristretto ambito locale.

Sempre a fianco di Mirella, anche in omaggio alla sua pressante religiosità, festeggiarono solennemente un anniversario di matrimonio nella chiesa del Bagno, a mo’ di rinnovo dell’originaria promessa.

Finchè non lo colse una malattia grave, invalidante. E c’è chi lo ricorda ancora deciso a non rassegnarsi all’invalidità. Riprendendo a camminare col girello, come da bambini, sforzandosi di recuperare i ritmi vitali giusti: nel movimento, nel sonno, nella conversazione… non era stato un chiacchierone, ma l’interlocutore era colpito, nelle sue difficoltà, dalle poche parole proferite: sagge, convinte, di grande umanità.

Molto può insegnare il suo ricordo, di uomo semplice, d’animo generoso. Con rammarico, non ci resta che considerare non tanto la rarità di tali persone, quanto il venir meno delle condizioni favorevoli a nuove fioriture di simili individui gentili e altruisti. Oggi l’istruzione non è un problema per chi voglia studiare, anche senza frequentare scuole serali. Come non mancano associazioni culturali, sportive, politiche, dove dare il proprio contributo di idee ed azione. È carente, però, – mi pare –  quel sostrato ideale che dia la spinta allo sviluppo d’una socialità, individuale  e collettiva, filantropa e serena, non aggressiva verso chi la pensi diversamente. Mancando, oltretutto, i sostituti dell’università politica popolare d’un tempo: i partiti. È di questi giorni la notizia del noto scrittore giallista anglosassone che ha abbandonato Facebook – piazza virtuale universale per antonomasia -, perché funestato da false notizie, odi e rancori, e cattiva educazione. Senza tacere il discredito gravante su certo attivismo politico che, quando non è farsesco, in recite false e tendenziose, nasconde impegni interessati a tornaconti economici, sfociando sino al peculato:  tra i mali odierni il più diffuso e occulto, che dalla politica s’irradia alla società, e viceversa. Tali deformazioni son sempre esistite? Non lo escludiamo. Ma, oggi, l’assalto al potere, senza etica personale, è più sfacciato, incontrollabile, e diffuso.

Dunque, teniamoci buoni e onoriamo Beppe Cavallucci e i suoi simili.

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