EXPO, IMMIGRATI,  E LE SPACCONATE FIORENTINE

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Dopo una trionfale marcia di avvicinamento, con sequestri di cantieri per aste truccate o non fatte, per tangenti milionarie, ritardi nel completamento delle opere… il Capo del governo ha celebrato il battesimo all’EXPO 2015, consentendo pure ai giovani canterini dell’Inno di Mameli di trasformare  “…siam pronti alla morte!” in “…siam pronti alla vita!”, che puffata geniale! L’iniziativa – con la quale il Papa avrebbe chiesto di aiutare i milioni di persone affamate – sta invece nel solco della migliore tradizione capitalistica: esibendo le più buone (?) ma anche le più costose produzioni alimentari, e, perché no, pure gioiellerie da abbinarci, intanto che agli stand dei poveracci, come il Gabon, hanno dato un locale, ma senza portargli – come promesso – i prodotti che intanto stanno marcendo in qualche porto africano; però, hanno già messo in quello stand un pianta di ibisco invece del caffè, credo neanche commestibile… Cioè hanno dato spazio anche a Paesi dove ancora si stenta ad avere i tre pasti al giorno, ma relegandoli a spettacoli folkloristici, se va bene. Mentre i critici dell’EXPO hanno mandato avanti un manipolo di delinquenti a sfasciare il centro di Milano, oscurando miseramente eventuali ragioni critiche. Anzi. Hanno fatto il gioco degli esaltatori dell’EXPO. E il mondo occidentale, non solo all’EXPO, ma soprattutto per via etere – in mezzo a vere eccellenze frutto di anni di ricerca e di investimenti – seguita a vendere illusioni di facili guadagni, arricchimenti e una vita più agiata migliore che ai tropici. Allora gli africani si sono messi in marcia a valanga questa volta, riempiendo l’Italia di disperati dalle Alpi al Lilibeo, sistemati  a fianco di un numero maggiore di altri disperati. disoccupati, licenziati, pensionati che vendono casa per comprarsi il mangiare… Nell’occasione dell’EXPO, il “saggio” sponsor di Monti, Letta e Renzi ha pronunciato un discorso storico: “E’ giunto il momento di ridare al Sud del Mondo quanto gli si è stato sottratto!” E’ vero! Ma da chi e cosa gli è stato sottratto? I terreni, che prima coltivavano i contadini africani sono stati “comprati”, da multinazionali di tutto il mondo, Cina compresa, complici politici locali corrotti; il petrolio, inutile dire chi lo sfrutta; le foreste di legame; persino gli animali selvaggi sono stati oggetto di rapine secolari da spietati bianchi inglesi, belgi, francesi, tedeschi, olandesi…Dunque, cosa dovrebbe compensare l’Italiano medio? Ha già avuto tanta pazienza a sopportarlo come presidente, ora che è in pensione superlativamente dorata, ci lasci in pace per favore, Napolitano. Se avesse coraggio, codesti ragionamenti dovrebbe farli nelle più o meno occulte congreghe di miliardari che ha frequentato, per dire  – a loro che potrebbero e dovrebbero – di far qualcosa, per fermare questa fiumana disperata che tra un po’ affonderà con se pure l’Italia. Non solo i politici in pensione rompono i coglioni, ma – in una delle maratone televisive infinite – ho sentito tra gli altri un altro privilegiato della casta , l’ex sindaco di Bari, nonché magistrato, Emiliano,  sostenere che è il welfare (la giornalista ha precisato: meglio dire: stato sociale!) da rivedere, perché è nato in epoca di vacche grasse…Ma, mentre per un onesto cittadino ci sarebbero vacche grasse e magre da rispettare, per costoro che pontificano in TV perché son sempre vacche grasse? (Qui non ho bisogno di altre spiegazioni, se non che in Italia solo alle casse INPS succhiano all’anno più di dodici miliardi pensioni equivalenti a oltre 10.000 euro al mese!). E, a proposito di immigrati, per impietosire lo spettatore si evidenzia come tanti provengano da zone di conflitto: Siriani, Iracheni, Afgani…e la Libia, nel caos totale, non farebbe più da filtro. Bene. E chi ha esportato la democrazia coi bombardamenti, i finanziamenti, i complotti, le armi…? Non certo onesti e pacifici cittadini ai quali ogni volta si chiede di stringere la cinghia – accada quel che accada – ci sono ritenute sullo stipendio o aumenti da pagare: accise, IRPEF, ICI,… In mezzo a questa complicata matassa è piombato il risolutore, il decisionista, quello che scarica la sua potenza di fuoco e prove muscolari su proposte di legge che fanno schifo pure ai suoi del PD, considerati “traditori”. Molti dei quali, come la maggior parte degli italiani, si domandano come sarebbe possibile aumentare posti di lavoro con l’Italicum o la riforma del Senato.  Ma lui se ne frega: vuol più potere al Principe! ha il coltello dalla parte del manico e l’usa senza riguardi, è il suo stile: “prendere o lasciare” “abbiamo stravinto, li abbiamo distrutti” “li abbiamo asfaltati”…. Anche Prodi, vecchio fondatore del partito – che ne ha combinate grosse, ma si giustifica: la colpa è degli attuali governanti europei! – sul metodo Renzi fa giuste obiezioni: “Guai alla decisione che precede l’analisi”. A scuola ci avrebbero detto: “Studiate, che non avete le basi…!”

Non fosse che tra le “vittime” dello Spaccone Fiorentino ci andasse di mezzo gran parte dell’Italia – salvo disonesti, corrotti, chi è nato con la camicia e l’imperturbabile Casta -, avemmo materia per farci un sacco di risate. Basterebbe rileggere il Don Chisciotte di Cervantes, trasponendolo alla realtà Italiana. Abbiamo il Cavaliere senza macchia né paura, formatosi col “Manuale del Lupetto” anziché con romanzi cavallereschi, che quanto a profondità di pensiero si equivalgono. Abbiamo una Dulcinea da salvare: la povera Italia preoccupata dalle braccia che vorrebbero salvarla – col salva-Italia!-  temendo di cadere, da un attimo all’altro, dalla padella nella brace. Abbiamo il campo di battaglia, dove i Mulini a vento da battere sarebbero una sfilza: l’Europa dell’Austerità; la Banca Europea;  il capitalismo mondiale del Fondo Monetario; la disoccupazione; la deindustrializzazione; la decrescita… ora ci si metterebbero pure a rompere i coglioni (pardon!  a disturbare il riformatore ) ricchi pensionati sopra i 1.100 euro netti mensili, soccorsi da una sentenza immediatamente eseguibile della Corte Costituzionale. Ma non è ancora detta l’ultima parola…  Stando alla fine del Don Donchisciotte di Cervantes, non sarebbe proprio ora  il caso di cambiare l’Inno di Mameli, meglio lasciare: “…Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò…”, ben inteso, sto scherzando!