ELEZIONI A CORTONA: CASUCCI MASTINO, MENNINI SIGNORE E VIGNINI DISARCIONATO

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Se fa comodo, si dice: “Quando il popolo vota ha ragione”, la massima o vale sempre o è sbagliata. Mi riferisco a una reazione tra i candidati cortonesi più in vista nelle elezioni regionali: quasi tutti – anche chi ha preso poche preferenze – hanno ringraziato gli elettori, confermando disponibilità e attaccamento ai partiti o movimenti di appartenenza. Salvo uno: Vignini. Che in un colpo solo ha mandato a quel paese il PD (lasciando la tessera), s’è dimesso dalla segreteria provinciale del partito e ha somministrato pistolotti. Prima a quelli del partito, che si sarebbero limitati a fare da “notai” (che vuol dire? avranno lavorato per il candidato preferito), poi agli ingrati chianini, che senza lui al Consiglio regionale saranno destinati alla “marginalità” politica (?)… non si capisce di che parla. Che lui sia stato il mancato depositario unico degli interessi chianini a Firenze? mi pare una panzana. Caso mai avrebbe dovuto rifletter sui motivi della sconfitta guardandosi allo specchio. Anche perché – volendo esser campanilisti – c’è il neoconsigliere Casucci di San Pietro a Dame. Marco Casucci, unico cortonese vincitore nelle liste della Lega.

Da anni, ne conosciamo l’attaccamento alla bandiera così come la determinazione a entrare nell’agone politico. Già alle comunali del 2009 sfiorò d’un soffio il seggio da consigliere. Era nella lista civica che, allora, da certi furboni fu etichettata come coacervo impresentabile di tendenze politiche, da destra a sinistra, per dipiù alleati con la destra…uno scandalo mai visto! Bisognerebbe chiedere agli stessi furboni, oggi, cosa pensano (se pensano) dell’accordo successivo, a livello nazionale, tra tutte le forze politiche – imposto da Napolitano – escluso la Lega e il M5S?!… Casucci ha speso energie (presumo anche soldi propri) per seguire ogni iniziativa del suo partito, che, entusiasta, riversava anche su Facebook. E, quando iniziò quel percorso, non era alle viste il fenomeno Salvini che avrebbe guadagnato un botto di voti, trainando al successo anche Casucci, che tre o quattro anni fa non ci avrebbe sperato, sembrava quasi un venditore d’ombrelli nel deserto. Lo spirito da can mastino di Marco s’è visto anche nella caccia alle preferenze, raccolte nei posti più disparati. Concludendo: il colpo di culo l’ha avuto, ma sudato!

L’altro cortonese che merita attenzione e plauso per la generosa dedizione alla causa di una Forza Italia allo sbando, specie in Toscana, è Bernardo Mennini. Una Forza Italia divisa in almeno tre anime: i Berlusconiani Doc, quelli di Fitto con Maurizio Bianconi e quelli di Verdini e Parisi (che da tempo inciuciavano col PD, prima regionale – basti citare la legge elettorale Toscana concordata tra il presidente PD Martini e lo stesso Verdini – poi nazionale con Renzi, da cui non vogliono ancor oggi staccarsi, nonostante lo stop di Berlusconi al patto del Nazareno). Mennini ha ottenuto molte preferenze, ma la candidatura al consiglio regionale gli è capitata nel momento peggiore della storia di Forza Italia. Però lui, nonostante la sconfitta, ha ringraziato gli elettori promettendo di impegnarsi ancora con e per loro. Un gesto che definirei signorile, magari dopo aver mortificato un amor proprio insoddisfatto. Noi di Bernardo siamo vicini di casa, e, pur non condividendo le stesse idee politiche, gli riconosciamo da sempre gentilezza e disponibilità al dialogo non comuni. Mennini ha ricoperto e ricopre importanti incarichi privati e pubblici, ma – per caso o per scelta – non ha svolto incarichi politici rilevanti. Eppure, fin dagli esordi tra i giovani Socialisti, molti suoi compagni ne descrivevano le ottime qualità dirigenziali. Purtroppo per lui, allorché stava emergendo nel PSI, quel partito finì come  sappiamo. Una “sfortuna” simile  l’ha perseguitato in questa tornata elettorale. Ma, per le capacità e l’impegno dimostrato, avrà il tempo di rifarsi!

La parabola di Vignini è diversa dagli altri due. Non solo nel finale, in cui ha fatto volar stracci contro i suoi stessi generosi e immeritati sostenitori. Il suo si direbbe un percorso “democristiano”. Iniziò l’attivismo politico bordeggiando molto, molto a destra. Ma appena capì che nella rossa – allora – Cortona per far carriera era necessario cambiar maglia, si tuffò nell’avventura dei Cristiani Sociali, che esaurita l’esperienza  DC, ebbero pronto il tragetto per saltare nel carro superstite –  dei DS – riservato ai democristiano di “sinistra”. Che lui non era sprovveduto lo dimostrò subito iscrivendosi direttamente alla segreteria provinciale dei DS, oggi PD. Vedi caso, passati molti anni,  e da un partito – i DS – si è passati a un altro dal nome nuovo – il PD -, dalle sue dimissioni, veniamo a sapere che faceva parte ancora della segreteria provinciale! Un posto strategico nello sviluppo di una carriera a certi livelli, superiori a quella di sindaco. Anche se in mezzo a volponi pari o superiori a lui. Però, nonostante la posizione privilegiata ed essere stato sindaco di Cortona, alle regionali è stato trombato. Forse avrà ritenuto sufficienti i galloni di cui era insignito, a cui avrebbe aggiunto “intese” coi sindaci chianini favorevoli alla sua elezione? Fatto sta che l’elettore vota chi gli è simpatico e, nel suo caso, nonostante il contributo di preferenze cortonesi espresse , non è bastato. Anzi, s’è lamentato di una ottantina di preferenze date a Cortona a candidati PD di altre zone. Dimenticandosi – sempre forse – che ogni candidato ha diritto a cercare voti in tutta la provincia. Come ha fatto con successo Casucci, pur partendo da una base elettorale d’incerta consistenza. Inutile chiedere a Vignini di interrogarsi – non lo farà! –  perché non è tanto simpatico? Che gli sarebbe utile, non solo a scopo elettorale. Con un colpo di palazzo estromesse il sindaco Rachini, senza neppure dargli la riprova delle primarie. Eletto sindaco, per parlarci ci volevano le carte bollate. Stessa spocchia l’ebbe coi dipendenti. Favorì l’inceneritore  a olio di palma di Renaia, autorizzò un pollificio a dispetto degli abitanti del Borghetto… Ma fermiamoci qui. Tanto non ascolta, è superiore alle minuzie. Ricorda il Marchese del Grillo: Io sono io e voi siete tutti…