Ciao Venezuela!

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Ovunque andiamo, tra le prime curiosità mettiamo le “contraddizioni” incontrate, al pari delle “bellezze” o “bruttezze” d’un posto. Contraddizioni coi nostri modi di vivere e pensare, nelle relazioni sociali economiche e culturali del paese che stiamo visitando. Nella guida Lonely Planet il Venezuela è definito un diamante grezzo nascosto. Evidentemente riferito alle potenzialità turistiche, dunque alle sue risorse: – naturalistiche (animali, fiori, piante, pesci, rettili, uccelli…) di una varietà impressionante ed estrema, basti pensare alla presenza di decine, centinaia di grossi felini presenti nella savana; – ambientali (spiagge e fondali marini, savane, zone semidesertiche, foreste, possenti fiumi, cascate, paesaggi di alta quota andini…); – minerarie, essendo uno dei maggiori produttori al mondo di petrolio, ferro, bauxite, diamanti, terre rare (usate nella componentistica elettronica)…; – climatiche: dalla frescura delle montagne andine, al caldo torrido della savana, alle brezze marine, ognuno insomma può trovare le condizioni più gradite… ma non voglio sostituirmi a una guida turistica, sto solo accennando alla qualità di una natura eccezionalmente prodiga.

Però, nonostante le potenzialità attrattive siano enormi, il turismo raccoglie quote insignificanti di visitatori. Basti pensare che dall’Europa si trovano con difficoltà voli per Caracas (per non parlare della scarsa mobilità aerea interna e verso il sud America). Sembrerebbe che le compagnie aeree non abbiamo utenza per questa destinazione. Chi trova la causa di tale disinteresse commerciale nella volatilità della moneta, il Bolivar, che in anno ha perso oltre il 100% del suo valore e che ogni giorno seguita a indebolirsi. Chi accusa un sistema recettivo turistico di basso profilo, com’è in realtà. Chi punta il dito sulle inquietudini politiche, in seguito agli anni di socialismo populista instaurato da Chavez. Probabilmente è l’insieme di queste cause a fare del Venezuela un paese turisticamente poco attrattivo e recettivo. Dall’entrata in scena di Chavez, tutti conosciamo il decennale conflitto economico durissimo tra gli USA e il Venezuela, dichiarato paese dannoso per gli interessi economici americani. In effetti, Chavez avendo preso la bandiera anti-USA, paese capitalista e imperialista per antonomasia, aveva calamitato sentimenti diffusi in Sudamerica in quasi tutti gli schieramenti politici dall’Argentina fino al Messico. Utilizzando le enormi ricchezze petrolifere, nazionalizzando (espropriandole con lauti compensi) compagnie – molte nordamericane – energetiche, idriche, estrattive, manifatturiere,… e, contemporaneamente, assistendo con enorme dispendio di risorse paesi  Centro-Sud-americani dichiaratisi apertamente anti-USA, con Cuba in testa. Moderno Simon Bolivar (non a caso, il Venezuela è stato ribattezzato in costituzione: repubblica socialista Bolivariana) Chavez si fece promotore di una politica antineocolonialista estrema. Alla quale gli USA hanno risposto tentando di strangolare economicamente l’avversario con embarghi rigidi, come ad esempio sulle forniture dei pezzi di ricambio. Dalle batterie per le autovetture, fino alle turbine per le centrali elettriche o ai deterrenti chimici per trasformare il petrolio in benzine e suoi derivati. Con il risultato d’un rallentamento complessivo dell’economia venezuelana.  Quanto durerà questo aspro conflitto e con quali esiti lo vedremo nel passare del tempo. Intanto la povertà in Venezuela è diminuita: i caimani e i coccodrilli che abitavano fiumi e paludi non sono più animali in estinzione, prede di gente affamata, ma protetti. Gli anziani hanno tutti una pur modesta pensione, l’orario di lavoro è stato regolamentato così come lo stipendio minimo mensile e il riposo settimanale. Lo stipendio di un lavoratore oscilla tra gli 8.000 ai 10.000 Bolivares (una ventina di euro). Con pochi spiccioli (cioè con una frazione ridicola di euro) si fa il pieno di carburante; così si vedono in giro – insieme a ferri vecchi di 40-50 anni fa – auto, suv, fuoristrada dalle cilindrate pazzesche dai 4-5000 cc in su! Se da un lato è stata combattuta la povertà e i ragazzi sono incentivati a studiare, il mercato del lavoro ha i suoi problemi nella scarsa affezione al posto di lavoro. Derivante in parte dalle migliori condizioni di vita (basta fare la coda al supermercato per mantenersi il minimo vitale), ma anche da usi e costumi particolari, come l’alcolismo e la labilità dei legami familiari. Per cui le relazioni si sciolgono con estrema facilità e il carico dei figli grava sulle donne, avvalendosi anche della rete parentale.

Certo non giova al viaggiatore ritirare monete al bancomat. Al cambio ufficiale un euro è valutato 180 Bolivares, mentre al mercato nero si può cambiare un euro in 500, fino a 600 Bolivares. (Sono dati di ieri, oggi già potrebbero essere diversi). Ma, per i suoi cittadini, queste paurose oscillazioni monetarie come sono compensate?

Un fenomeno che dà subito nell’occhio sono le code lunghissime ai supermercati dove i prodotti sono venduti ai prezzi imposti dal governo. Tali file non sono un’eccezione, bensì la quotidianità. Uno penserà che i Venezuelani ne siano incazzati. Sembra invece che ne traggano profitto: acquistando i prodotti a prezzi calmierati e rivendendoli al mercato nero, certi non si preoccupano neppure di avere un lavoro stabile, perché fatta la coda una volta al giorno è realizzato il guadagno per la sopravvivenza. Insomma i prodotti non mancano e chi ha soldi compra al nero, e chi non ce l’ha fa la fila per rivenderli!

Per quanto la polizia sia molto presente, affiancata da una specie di polizia popolare (Chavez aveva fatto distribuire ben 800.000 fucili kalashnikov), omicidi, furti, rapine e rapimenti, nelle città maggiori, sono all’ordine del giorno. Come un po’ in tutto il sud America. Senza le punte raggiunte in Messico, dove si stimano 7 rapimenti al minuto, ma, in compenso, gli omicidi in Venezuela sono stimati in 53,6 ogni 100.000 abitanti, contro i 21,5 del Messico. Anche se, in una bidonville vicina al mio soggiorno, si racconta come forma di difesa la tecnica (difficile!) del Flecha.

Un meccanico carrozziere colombiano, al ritorno dal lavoro fu bloccato da alcuni malviventi nell’intento di rapinarlo. Freddamente Flecha, nella sua sporca multicolore tuta da lavoro, domandò agli altri: “Come vi è andata la giornata? Io non ho rubato neppure un Bolivar! Potresti darmi qualcosa per mangiare?…” Impietositi, i manigoldi gli donarono 20 Bolivares!…

Per paradosso, la delinquenza, spesso, è direttamente proporzionale al benessere diffuso e a uno scollamento sociale – parliamo pure di crisi di valori – estesa in  molte parti del mondo. Il sogno di Chavez di una società più giusta ha dato luogo a rilevanti cambiamenti, non c’è dubbio, intanto però scalfendo solo in parte antiche mentalità e relazioni (disgregazioni familiari diffuse, discriminazione tra ricchi e poveri, settarismi religiosi, aspirazione a sopravvivere giorno per giorno…)  ma l’aspetto peggiore è che la sua eredità pare in mano a una casta politica corrotta, insinuatasi per opportunismo in un progetto politico di cui restano solo vacui slogan propagandistici.

Vedremo alle elezioni politiche per il rinnovo del Congresso, del prossimo dicembre, se riceverà ancora consensi o sarà soppiantata da una classe politica più propensa a far affari con gli Stati Uniti, come mi pare si stia accingendo a fare Cuba, considerata fino a ieri il modello da seguire. La situazione economica è in grave stallo – anche in Italia c’è poco da stare allegri. Così come sono scarse le opportunità di lavoro offerte ai giovani che non siano in grado di inventarsele.

In definitiva, posso suggerire il Venezuela come meta turistica?

Direi di sì, a chi ha sufficiente esperienza nel cavarsela senza tante pretese di confort nella ospitalità e nei mezzi di trasporto. E a chi piace addentrarsi in paesaggi incontaminati della natura selvaggia o immischiarsi in interminabili movide e fandango notturni al suono di orchestre popolari di salsa o merengue o di ogni altro ritmo musicale creolo. Il costo della vita è molto basso, e le precauzioni per la sicurezza personale sono, in definitiva, le stesse da adottare in tutto il Sud America. Evitando barrios o bidonville, non ostentando cellulari, orologi, bracciali e catenelle preziose. Affidandosi a persone che ispirino fiducia o suggerite da altri parimenti affidabili, evitando di confondersi col primo incontrato.

Riassumere in poche battute l’impatto col Venezuela è rischioso e arbitrario, ma darne un assaggio, senza le pretese dell’analista ma del semplice racconto della realtà incontrata, può interessare. E questo era l’unico obiettivo che m’ero prefissato.