AVRA’ VITA DIFFICILE IL CORTONESE NEODIRETTORE DELL’ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

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Le felicitazioni per la nomina di Paolo Giulierini, cortonese alla direzione di uno dei Musei Archeologici italiani più importanti, hanno presto lasciato il posto alle polemiche, soprattutto a livello nazionale sui criteri della nomina. C’è stato chi ha messo in discussione l’intero pacchetto di nomine – grosso modo – con queste due obiezioni: non rappresenterebbero le eccellenze tecno-scientifiche, e perché risultano esclusi eccellenti funzionari delle Soprintendenze?  C’è stato pure chi ha mirato a criticare figure specifiche come nel caso di Giulierini: il suo incarico a Conservatore del MAEC non fu frutto di selezione pubblica, ma di cooptazione, le sue pubblicazioni scientifiche sarebbero di modesta caratura,…e via discorrendo, insistendo sulla presunta non idoneità all’alto compito, inoltre si segnalano – a paragone delle sua scelta – esclusi che avrebbero avuto più esperienza e altisonanti produzioni di ricerche scientifiche. Senza escludere che costoro procederanno a ricorsi per vie legali.

Insomma Giulierini, da certi punti di vista, pare in una situazione poco invidiabile.

Resta il fatto che il Ministro Franceschini ha voluto imprimere sulle 20 nomine il proprio marchio: una sostanziale rottamazione dei funzionari delle Soprintendenze e la ricerca di nuove energie in Italia e in Europa per dare maggiore dinamismo alle strutture museali, che, in verità, anche per colpe politiche ministeriali, non hanno dato alle eccellenti raccolte italiane quella visibilità internazionale ottenute da pari strutture straniere. Ricordavo come da solo il Louvre ha le stesse presenze di tutti i musei italiani messi insieme.

Non c’è dubbio che tra i criteri per i nuovi scelti ci siano stati margini di discrezionalità nel valutarne le candidature, consentendo manovre al Ministro  Franceschini che se ne è avvalso con una certa spregiudicatezza. In questa alea discrezionale ci si è vista anche qualche mossa di partito, come nel caso di Giulierini. La riprova di eventuali errori di valutazione sui candidati non potrà che venire dai fatti futuri, quando i nuovi direttori si metteranno all’opera. Sul cui buono o meno felice esito, teoricamente, dovrebbe risponderne lo stesso Ministro.

Tuttavia, pur essendo questioni lontane dalla nostra portata, la vicenda pare non avere insegnato molto a livello locale, allorché in tutta fretta è apparsa sulla stampa la conferma di Giulierini a Conservatore anche al MAEC. Cosa che alcuni cortonesi avevano anche caldeggiato, credo, sottovalutando l’impegno. Per quanto piccola, ogni organizzazione Museale ha i suoi impegni quotidiani nel seguire il corretto andamento gestionale, oltre al fatto che se non si vuol sedere sugli allori c’è molto da lavorare in politiche di sviluppo che richiedono altrettanto se non superiore tempo, energie, capacità. Pensiamo, ad esempio, a uno scambio di materiale tra Musei. C’è la ricerca degli interlocutori di un certo livello qualitativo, per cui non basta avvalersi di agenzie, oltre alla stesura di programmi attuativi da sottoporre sia agli interlocutori sia agli organi di gestione e agli eventuali sponsor; e, una volta ottenuti tutti i semafori verdi,  seguono le delicate fasi attuative che necessariamente gravano sulla figura del Conservatore, garante per tutti del buon fine del progetto e della incolumità del materiale prestato. Insomma di pronto e fatto non c’è nulla, ogni idea per svilupparsi richiede  complesse azioni.

Nulla vieterebbe che si garantisca in futuro la conservazione del posto al Giulierini nell’ambito del MAEC, altro è vederlo protagonista contemporaneamente della direzione del MAEC e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un impegno insostenibile anche da Nembo Kid.

Oltretutto perché negare, a livello locale, di far fare una esperienza di direzione del MAEC, procedendo a una selezione tra giovani esperti di antichità, nel frattempo che Giulierini ha il suo bel premio (comprese tante gatte da pelare) in quel di Napoli?