Augusto Cauchi, “Primula Nera”, è uscito di scena [prima parte]

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CauchiNon disponendo di dati certi sul destino del cortonese Augusto Cauchi, residente a Buenos Aires, ho pensato all’uscita di scena, che ben si adatta a un certa sua teatralità nell’approccio alla vita. Dalla pubblicazione del mio libro – romanzo della sua vita, Il Nero dell’oblio della violenza e della ragione di Stato, ci siamo tenuti in contatto tramite e-mail, fino ai sui ultimi auguri di Buona Pasqua di un paio di anni fa. Da lì in poi non ho ricevuto più risposte, neppure all’ultima e-mail in cui gli notificavo la scomparsa del suo camerata Albertone, con cui aveva trascorso estati in gran sintonia, zubbando da ragazzi, al campeggio di Badiaccia. Silenzio sospetto, dopo che negli ultimi 10/15 anni aveva ottenuto ospitalità, nelle vacanze estive, presso amici cortonesi. Generoso da ragazzo, non più giovane si era riciclato in allegro ospite altrui. Possessore di una quindicina di immobili messi a profitto in Buenos Aires, ricambiava, a chi l’avesse voluto, l’ospitalità a casa sua.

Pur considerandosi “super sportivo”, aveva il vizio poco salutista di abbondare la sera in whisky e Coca Cola, abbandonandosi ai ricordi di un passato con cui, a ogni costo, desiderava fare i conti. Allo scopo, considerò fondamentali i suoi racconti che raccolsi nel libro da lui stesso sollecitato. Sul quale non evitai  approfondimenti e raffronti con quanto trovai scritto sui giornali e sul web a suo nome, anche episodi non lusinghieri della sua vita: come i rapporti con Licio Gelli, e possibili contatti avuti con servizi segreti italiani, spagnoli, portoghesi, cileni, argentini… che egli non smentì. Sul  libro, l’unico errore che mi rimproverò fu la didascalia a una foto: chiamavo lupo marino un leone marino!

Dal punto di vista storiografico, due coetanei aretini, Augusto Cauchi e Luciano  Franci, disposti a raccontare parte della loro vita calata nella stagione terroristica, delle stragi e degli attentati negli anni Settanta (Italicus e Vaiano su tutti), la considerai una grande opportunità. Vissuto vicino a personaggi coinvolti in prima persona nella “strategia della tensione”, avrei tentato di approfondire un periodo storico oscuro e malmestoso di cui, come molti, avevo nozioni superficiali. Oltretutto, in letteratura, pochi neofascisti si erano confidati apertamente, con poche eccezioni come quelle capitate a Nicola Rao, riversate nella “Trilogia della Celtica”. Tantoché il mio libro è stato inserito nella biblioteca della Fondazione dedicata alla Strage di Brescia; ed è citato da Sergio Flamigni, tra i maggiori esperti italiani di terrorismo, e dallo storico Massimiliano Griner. Precisazioni che dedico a chi volle sindacare, ritenendolo assurdo, sul comunista indagatore in storie di neofascisti.

Polemica a parte, se uno scontò sulla propria pelle l’avere tentato di ricostruire il proprio travagliato percorso politico, attraverso un libro, fu senz’altro Augusto Cauchi. Il quale, da anni in pensione, dichiarandosi analista (esperto di spionaggio) aveva postato su You Tube, firmandosi Primula Nera, sue tesi sul terrorismo, sulla fine di Aldo Moro, sulla strage alla stazione di Bologna… Teorie non so quanto azzeccate, di certo originali. Ma quel che, presumo, gli abbia fatto perdere sonno e tranquillità, come notai nell’ultimo incontro allorché si imbottiva di forti tranquillanti, è stata la sua presunta contiguità con i servizi segreti strani e nostrani.

Dopo la strage di poliziotti fatta da Tuti a Empoli (1975), Augusto, ricercato per sospetta vicinanza con quel soggetto, nel mio libro dichiarava di essere fuggito dall’Italia d’accordo con i carabinieri, avendo promesso loro di aiutarli in Francia a catturare Tuti. Però – insisteva a dire Augusto – era una bugia, un escamotage per allontanarsi dall’Italia, giusto il tempo in cui si sarebbe chiarita la sua estraneità al sodalizio con Tuti. Comunque, gli feci notare, sul web circolava il verbale dell’ufficiale fiorentino del SISDE Federico Mannucci, in risposta a un sollecito dei superiori, in cui giustificava la fuga di Cauchi per l’impegno preso da costui nel trovare il nascondiglio di Tuti. Due fatti gravi, messi nero su bianco, per un “camerata” quale si considerava Cauchi: sospetto confidente dei servizi segreti, e impegnato a scovare un camerata in fuga!

Di colpo, Cauchi si trovò allontanato dai camerati di Buenos Aires, contigui ai servizi segreti argentini, con i quali spesso si incontrava in allegri convivi a base di azados, fino ad essere minacciato pesantemente…la vita di Augusto in pericolo! Quanto mi confidò con mezze parole a denti stretti. E, come si sa, tra le cose più pregiudizievoli per la salute c’è subire l’ostracismo sociale.

Cauchi aveva superato un mare di guai: da clandestino fuggitivo, con condanne sulle spalle a vari anni di prigione in Italia. Nonostante tutto era riuscito a ricostruirsi una nuova vita, una famiglia, lavorando duro nel commercio aveva accumulato un discreto capitale immobiliare, e, finalmente, aveva chiuso pure i conti con la giustizia italiana. Riabilitato, tutto contento aveva pure votato al referendum, in Italia, per la ri-pubblicizzazione degli acquedotti.  Tornare in Italia, ogni estate, era in cima ai suoi desideri. Finché qualcosa del passato controverso gli si è presentato nella sua crudezza. Per lo meno questo è quanto, presumo, gli sia capitato. Una storia controversa, dura, vissuta dalla nostra generazione, non dipesa sola dai cattivi comportamenti di quei ragazzi che presero strade pericolose, mentre vi erano sottese gravi responsabilità di un sistema politico su cui ancor oggi siamo in attesa di capirne gli esatti contorni e i responsabili. Se mai sarà possibile giungerci.

[segue parte seconda e ultima]

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