AMARCORD IN VISITA A CORTONANTIQUARIA

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Non essendo un compratore, vado in visita alla annuale Mostra del mobile Antico, ribattezzata di recente Cortonantiquaria, solo per il piacere di vedere cose vecchie, artistiche o artigianali, oggetti che, poco o tanto tempo fa, sono entrati nella vita di famiglie, persone, o luoghi di culto. (Anche quest’anno non mancano arredi, statue, crocifissi e oggetti usati nel culto cattolico, di qualità non eccezionale, ma certuni di buona fattura, come certe statue lignee di dimensioni quasi reali, tra le quali è notevole una statua lignea della Madonna col Bambino che sembra saltar giù dalle ginocchia della madre da un momento all’altro).

Entrando devi spogliarti del punto di vista del visitatore museale – anche se alcuni  oggetti, quest’anno non molti, potrebbero farne parte –  dovendo  ragionare da collezionista immerso nel caotico bric a brac  alla ricerca del pezzo desiderato, o con l’aspirazione generica d’essere affascinato da qualcosa di imprevedibile da portar via.

Nel solco della tradizione della Mostra mercato, ci sono – non molti – espositori specialisti di una materia: oreficeria, ventagli, stampe, quadri,…, a prima vista, è mancata dal passato la simpatica collezionista di armi antiche, presente in tante edizioni. Prevalgono esposizioni composite: tavoli, armadi, serviti da tavola o da pompa in argento o ceramici, trumeau più o meno preziosamente intarsiati, seggiole, arredi sacri, statue in prevalenza lignee, quadri,… Molti quadri, come sempre. Alcuni di autori “secondari”, se pure di elevata qualità: pennelli espressivi del buon gusto o di un’epoca, mentre in gran parte sono tele oscurate dal tempo, il cui fascino si limita poco più che alla patina antica. Forse, restaurati all’originaria luminosità, alcuni, potrebbero ancora suscitare emozioni.

Gli spazi espositivi accolgono antiquari provenienti da più parti d’Italia. Ma non ritrovi quella concentrazione di cortonesi, aretini, toscani del passato. Salvo il cortonese Bucaletti che espone oggetti di ottimo gusto e fattura, come usava negli standard degli anni più floridi in cui la concorrenza era tra prodotti eccellenti. Così ospitale che aveva lasciato sul tavolo centrale un pacchetto aperto di Toscani di mio gusto. Tranquillizzo Bucaletti, non ne ho approfittato. In un altro stand ho rivisto la presenza dei fiorentini Velona. Senza più la presenza del patriarca della ditta , tra i più simpatici animatori di questi giorni di Mercato. Così come, perché scomparsi o non più interessati, non si trovano più remoti e fedeli espositori: Stanganini, Billi, Rachini, Borgogni, Marri,.. e il grande patrono della manifestazione, l’aretino Ivan Bruschi, che morendo ha lasciato in dono alla città di Arezzo una collezione antiquaria degna d’essere elevata a Museo. Di lui, come degli altri che non tutti ho mentovato, ho cari ricordi di persone competenti e disponibili a condividere le loro aspettative, questioni private, difficoltà di mercato, suggerimenti per migliorare ogni anno il tasso qualitativo della manifestazione a cui dimostravano grande attaccamento. Per amore di Cortona, si sforzavano ogni anno, anche con cospicui impegni economici, di portare sempre il meglio. Bruschi, di animo  nobile, mi rese leggera la non facile incombenza di comunicargli che il Consiglio Comunale si era rifiutato di assegnargli la cittadinanza onoraria. Negli anni Ottanta una certa etica politica aveva sindacato sul suo essere apparso negli elenchi della P2. Penso sinceramente che lui avesse consentito quella iscrizione per semplice atto di cortesia verso qualche suo concittadino (gli aretini nella P2 erano uno stuolo), non certo per aumentare prestigio professionale o profitti economici di cui non aveva certo bisogno. Ebbene, proprio in quell’incontro, lui, certamente dispiaciuto del mancato conferimento di una cittadinanza onoraria strameritata, mi accompagnò con estrema gentilezza  a visitare casa sua, quella che poi è diventata la Casa Museo Ivan Bruschi. Senza trascurare di suggerirmi qualche ottimo ristorante a Londra dove sarei andato di lì a poco. Dall’accostamento di due imbarazzi, insomma,  si rafforzò l’amicizia.

Come ogni anno Cortonantiquaria presenta una piccola mostra a tema: quest’anno è l’erotismo e la seduzione del corpo femminile. Rappresentati in oli, stampe e disegni di elevata qualità. Tra tutti spiccano una serie di disegni di Picasso, un vero maestro anche su questo argomento. Quasi novantenne, ancora apprezzava non solo artisticamente il fascino femminile, tradotto in una grafica chiara ed estremamente efficace nel trascinare l’osservatore fin nelle pieghe della sua passione.

Volendo riassumere l’esperienza d’una mattina, oltre ai ricordi del tempo passato di personaggi meravigliosi nella loro passione per i “tarli”, girovagando per gli stand di Cortonantiquaria di fronte ad oggetti consunti dal tempo e dall’uso, è stato un esercizio della memoria storica e artistica sull’uomo faber, che dovremmo regalarci di frequente, anche per rammentare che, mentre l’uomo è transeunte, molte cose da lui prodotte seguitano a testimoniarne nel tempo il passaggio.  Non senza un velo di nostalgia per quelle  amicizie passate che si battevano fieramente nella promozione della cultura antiquaria, oggi – mi è parso – non più tanto in florida salute, stante una crisi economica che colpisce senza pietà, a cominciare dai più poveri, ma pure le classi medie, un tempo tra i migliori acquirenti e cultori delle cose belle. Seguitando di questo passo, insieme al venire meno degli acquirenti italiani di antiquariato, il rischio più che remoto è che gli oggetti migliori del nostro patrimonio artistico finiranno – com’è accaduto – per dispendersi del tutto in mercati lontani.