Cortona Magica, cronache, storie, miti e satire in Raimondo Bistacci “Farfallino”

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Copertina Cortona magicaCenni biografici su Raimondo Bistacci – Farfallino, giornalista

Raimondo Bistacci, nato a Cortona il 30 agosto 1889, vi è morto il 26 Maggio 1973. Per un cinquantennio è stato direttore e stampatore de L’Etruria, specchio della vita e della cronaca cortonese a partire dal 1892. E, pubblicati postumi, gli appunti di guerra in Cronistoria 1943-1945, a cura della Biblioteca Comunale e dell’Accademia Etrusca, Grafiche Calosci, Cortona, 1984; il titolo originale era: Cronistoria dei fatti bellici accaduti in Cortona dalla venuta dei tedeschi fino al 31 gennaio 1945. Appunti storici pel giornale L’Etruria. Proibite le uscite de L’Etruria, prima dai tedeschi poi dagli occupanti inglesi, Raimondo Bistacci aveva seguitato ad annotare gli avvenimenti.

Farfallino riversò ne L’Etruria oltre mezzo secolo di cronache e saghe

Entrava in scena quasi in punta di piedi, dardeggiando sguardi inconfondibili. Occhi vispi e intelligenti, dal taglio simile a un orientale. Abbracciava l’insieme, cercava i dettagli, si soffermava sul focus, quasi simultaneamente. La prima volta, lo vidi entrare nel presbiterio del Duomo di Cortona a cerimonia avviata. (Ragazzino partecipavo alle Messe solenni nel coro delle voci bianche). Qualcuno più grande disse che anche lui era stato seminarista. Si soffermò giusto il tempo per mandare a mente quel che gli interessava, dileguandosi furtivo com’era entrato. Era Raimondo Bistacci, cronista cittadino.
Piccolo di statura, calvo, elegante, mezzo sigaro Toscano tra le dita, indossava il farfallino. Da qui il soprannome. A cui teneva talmente da intitolarci una rubrica: “Farfallino in giro pel territorio cortonese”, e usarlo come firma sotto molti articoli.
Ancor giovane, aveva ereditato il periodico L’Etruria, unico superstite cortonese di “altri 16 giornali che oggi dormono il sonno della morte”, scrisse, spegnendo le 78 candeline di compleanno del suo “giornale”, nell’aprile del 1970. Mentre lui ne compiva 81. Mirabile a dirsi, anche quel numero celebrativo aveva lo stesso slancio degli anni migliori. Senza eredi, era preoccupato per il futuro della sua creatura a stampa, della quale era stato: Gerente, Direttore, Amministratore e Redattore. Sorta di missionario laico, a tempo pieno, dell’informazione. Avendole dedicato tutto quanto era nelle sue disponibilità: soldi, tempo, affetti,… Una vita – all’apparenza – grama, passata dietro al vecchio torchio, usando caratteri di piombo sciolti (i Bodoni) elegantissimi ma consunti, e a racimolar soldi (spesso scarsi) per l’acquisto della carta. Impegno che gli aveva reso popolarità e simpatie anche fuori dal cortonese, pure in ambienti colti. Gli avevano fatto visita Benedetto Croce, Curzio Malaparte, Enzo Tortora, e – anche per merito del critico letterario Pietro Pancrazi – numerosi altri intellettuali. Scrissero di lui e del suo periodico: L’Università P. di Innsbruck, L’Alto Adige, Il Globo, Il Mattino, Anna Bella, La Nazione di Firenze, L’Avanti, Il Giornale d’Italia, e in Borghi e Città d’Italia, edito da Pizzi di Milano. Così come si compiaceva d’aver partecipato alla trasmissione televisiva “Campanile Sera”, durante la quale “parlando di incaciatine di neve e di etimologie etrusche relative al verso fatto dai contadini per chiamare le galline è riuscito a tappar la bocca a Bongiorno, Tortora e Tagliani [conduttori della trasmissione. N.d.R.] per buoni dieci minuti. Impresa epica della quale potrà andare più orgoglioso delle visite domiciliari di Benedetto Croce e Curzio Malaparte”.
Non si capirebbero i motivi di tanta attenzione mediatica, su Farfallino e la sua creatura L’Etruria, senza prenderne in mano una copia. E’ sufficiente un numero qualsiasi di quel che lui chiamava il suo “giornale”.
Tecnicamente era un periodico, non un quotidiano, ciononostante non gli sfuggivano gli eventi principali della città e del territorio, fino alle minuzie: dal prezzo al quintale dei “lattoni, figli di troia” nel mercato di Camucia; o “una perturbazione nel 16 marzo, vento freddo e nevischio fece rincasare gli abitanti e in Ruga Piana nn se vedde un annema chiué en duelle” [in giro, non si vide un’anima]. Ecco uno dei “trucchi” di Farfallino: raccontare il fatto e farci una risata sopra. Anche su eventi paludati ci andava con poco riguardo. Neppure di sé stesso: “Anch’io finirò all’inferno per somarite cronica e non credo più a niente”, scrisse rispondendo alla disputa con don Benedetto Magi – al tempo suo interlocutore, spesso polemico, quale direttore del settimanale locale clericale La Voce – a proposito della installazione in Fortezza d’un ascensore. Per Farfallino troppo costoso (quattro milioni di lire) e utile solo a ciccioni che mai sarebbero saliti nel fortino, mentre per lui sarebbe stato utile ripararne parti pericolanti. Nella prosa chiara, libera, d’un realismo diretto, spesso ridanciano, in momenti e luoghi più disparati, mescolava il linguaggio colto col dialetto. Come ad esempio in: “Freddo e tempo perturbato lunedì 13 aprile. L’ucieglie han ringuatto i piea sotto l’èglie come de genèo. Le piante de biancospino e lillà nn fiurischeno ma manco” [Gli uccelli hanno nascosto i piedi sotto le ali come a gennaio. Neppure fioriscono biancospini e lillà]. A modo suo, anche poetico. E pure pettegolo, lui stesso diffusore di malignità, partecipava ad allegre combriccole citando (o inventando) salaci episodi della Cortona passata, burlando scriveva verità. Come una maschera. Anche questo fu Farfallino: la maschera di Cortona. Rappresentazione d’un umore perennemente critico, ma allegro, da cortonino medio. Però, a quel carattere, aggiungeva una volontà decisa a migliorare le cose che non andavano. Contrario a lagne inoperose, capace, in piena estate, di rinfrescare a colpi d’innaffiatoio le numerose pianticelle appena interrate al Parterre, sostituendosi alla poltroneria dei dipendenti comunali.
Cattolico (“né prete, né bizzoco”), rispettoso dei culti e delle tradizioni, fine politico, moderato, partigiano senza pregiudizi, riuscì a districarsi col “giornale” pure nelle tormente censorie fasciste (come rammentò in un necrologio: “Verso il 1930, quando un gruppetto di facinorosi fascisti dettero l’assalto a questo giornale per fascistizzarlo o sopprimerlo, il dottor Tito Ricci presso il Questore e il Prefetto si interpose validamente perché ciò non avvenisse”); allo stesso modo, nel turbolento secondo dopoguerra, si difese dalla critica di spalleggiare il sindaco comunista Gino Morelli: dimostrando ch’era un buon amministratore e stimato artista plastico e pittore. Non a caso, si trattava di due personaggi “popolari”, propensi al bene d’una malmessa Cortona: senza lavoro, spopolata, scarsa di acqua potabile, ecc., Farfallino – non rinunciando al suo punto di vista – sosteneva ogni azione, da chiunque ideata, tesa a migliorare le condizioni della gente e della Città.

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